La Befana di Pascoli, un racconto poco conosciuto

Un racconto poco edito

La Befana e altri racconti” è un libro poco conosciuto di Giovanni Pascoli; malinconico, struggente, di forte componente autobiografica, il testo ha il pregio di conservare e diffondere

temi della cultura contadina.

I befanotti circolano in festa per le strade del borgo e cantano filastrocche che precedono l’arrivo della Befana; l’atmosfera è quella della cultura contadina, delle noci, delle castagne e delle nocelle. L’inverno è freddo, pungente, ma chi è di buona famiglia sa che sarà accolto da un letto caldo.

Tuttavia, a breve distanza, il gruppo è seguito da una figura diversa: una bimbina povera, vestita di stracci e senza scarpe, vorrebbe esser parte di quel gruppo spensierato ma non può; ella  si ritrova sotto una neve pungente a osservare, a distanza, l’allegria degli altri, a decidere quale strada imboccare.

Andersen, Pascoli, la fiaba

Topos questo che ricorda La piccola Fiammiferaia di Andersen:

Una povera bambina camminava a piedi nudi per le strade della città.
La mamma le aveva dato un paio di pantofole, ma

 erano troppo grandi e la povera piccola le aveva perdute attraversando la strada.
Un monello si era precipitato e aveva rubato una delle pantofole perdute.
Egli voleva farne una culla per la bambol

a della sorella.
La piccola portava nel suo vecchio grembiule una gran quantità di fiammiferi che doveva vendere.
Sfortunatamente c’era in giro poca gente: infatti quasi tutti erano a casa impegnati nei preparativi della festa e la poverina non aveva guadagnato neanche un soldo.
Tremante di freddo e spossata, la bambina si sedette nella neve: non osava tornare a casa, poiché sapeva che il padre l’avrebbe picchiata vedendola tornare con tutti i fiammiferi e senza la più piccola moneta.
Le mani della bambina erano quasi gelate.

E poi:

Un pochino di calore avrebbe fatto loro bene! La piccola prese un fiammifero e lo sfregò contro il muro.
Una fiammella si accese e nella dolce luce alla bambina parve di essere seduta davanti a una grande stufa!
Le mani e i piedi cominciavano a riscaldarsi, ma la fiamma durò poco e la stufa scomparve.
La piccola sfregò il secondo fiammifero e, attraverso il muro di una casa, vide una tavola riccamente preparata.
In un piatto fumava un’oca arrosto…. All’improvviso, il piatto con l’oca si mise a volare sopra la tavola e la bambina stupefatta, pensò che l’attendeva un delizioso pranzetto.
Anche questa volta, il fiammifero si spense e non restò che il muro bianco e freddo.

Maria non è la piccola fiammiferaia e all’estro fantastico dello scrittore danese si sostituisce il dolore del lutto.

Non si tratta di fiaba quindi, ma di racconto intimo che a tratti fa rabbrividire, a tratti turba:

Cammi

na, cammina

ritorna da me!

Ma sai tu, mammina,

la strada che c’è?

E i piedi, ancor essi,

io non ce li ho più.

I vermi, sapessi,

che sono quaggiù!

Il racconto diviene poesia, la poesia ritualità, la ritualità soluzione.

Ida e Maria

Forse Virginia, la maestrina del paese, incarna il poeta stesso; forse Mariuccina è Ida, che ha tradito il fratello scegliendo le nozze.

Ma l’animo degli artisti è insondabile e non è giusto analizzarli o psicoanalizzarli come cavie da laboratorio, è giusto leggerli e goderne.

La rielaborazione

Domani, in Salita del Prione, il racconto sarà rielaborato e reinterpretato presso lo spazio di Librida.

Rosa Johanna Pintus

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