Vittorio Zucconi, à toute a l’heure-PoliticaCultura

Cosa potrei dire per ricordare Vittorio Zucconi? Forse in certi casi, essendo il defunto uno scrittore, è meglio lasciar parlare lui:


Il suo corpo è diventato erba della Prateria e solo il suo spirito vive. Io voglio essere con il suo spirito, non con le sue ossa.

E a quale libro appartiene questa citazione, ve lo dico dopo.

Mi sono innamorata della voce cartavetro di Vittorio Zucconi un pomeriggio, a Velva.

Ero solo una ragazza che leggeva libri, non perché mi piacesse realmente leggere ma perché ero troppo timida per giocare ai corteggiamenti. Il sesso lo imparavo da Ken Follet: era un sesso proibito che nascondevo nelle copertine di libri più tiepidi e, del resto, se si ha un maschio vivace come fratello, l’attenzione dei genitori non è sulle letture della figlia modello.

Sia Ken Follet sia Zucconi scrivevano di guerra fredda e libertà e mi parevano, in qualche modo, legati da una pari curiosità verso l’URSS e verso gli Usa.

Curioso, alla voce di Vittorio non collegavo alcun volto così come al viso di Ken Follet non riuscivo a dare alcuna voce.

Ciò che constatavo, estate dopo estate, era la mia personale maturazione intellettuale, non quella fisica, nonostante le foto che mio fratello mi faceva per darmi fiducia e per dimostrarmi che non ero l’ultima delle rane.

Ma in tempi in cui non esisteva instagram questa cosa, e cioè che non ero una rana, non poteva neppure essere testimoniata dai social!

Così restavo lì a consolarmi di voci e parole lontane mentre le altre ragazze si baciavano e vivevano d’amore.

Vittorio Zucconi era uno che aveva avuto coraggio: il coraggio di imparare profondamente una lingua diversa dalla sua, il coraggio di andarsene da uno Stato troppo stretto e molto vicino a deteriorarsi.

Fu, a suo modo, immigrato senza passare per Ellis Island e divenne naturalizzato americano.

Riuscì a vivere di scrittura, a essere giornalista a tempo pieno.

Scrisse romanzi dal linguaggio diretto, semplice, essenziale, preso forse dalla scrittura anglosassone: paratattica come una sceneggiatura.

Forse perché amava usare gli articoli di giornale per comunicare con gli adulti e i romanzi per parlare ai ragazzi.

Acuto, già in ““>Gli spiriti non dimenticano” racconta l’epopea dei Sioux e il destino di un popolo costretto a rinunciare alle proprie tradizioni:

Fratelli della Grande Prateria, ora voi dovete ricominciare la vostra vita e dimenticare gli insegnamenti dei vostri padri. Per diventare come l’Uomo Bianco e per imparare a vivere nel suo mondo, dovrete imparare ad accumulare cibo e ricchezza solo per voi stessi, e dimenticare i poveri e gli altri uomini, che non sono fratelli ma selvaggina da cacciare. Dovrete costruirvi una casa di legno e di pietra, e, quando la vostra casa sarà costruita, dovrete guardarvi intorno e cercare quale altra casa e quali ricchezza potrete portare via al vostro vicino. Perché questa è la maniera dei bianchi e questo è il mondo nel quale il nostro popolo ora dovrà imparare a vivere e sopravvivere.

Non è un caso che Vittorio si sia spento in questo momento d’italica barbarie,

à tout à l’heure…ora cavalcherai nelle praterie dei Sioux.

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