La donna uccisa due volte

La donna uccisa due volte, un titolo da film ma non lo è; sono passati diversi mesi dalla stesura di quest’articolo: ho dovuto attendere il consenso della vittima, ho spedito questa narrazione a diversi giornali ma nessuno si è preso la briga di raccontare i fatti descritti in quanto spesso vi sono più modi di interpretare la verità, non per nulla il titolo di quest’articolo era, ab origine, “effetto Rashomon”.
Rashomon, come il film di Akira Kurosawa, perché la verità, in questo caso, è frutto di relazioni transferali.

Solo che una verità, con tanto di testimoni scriventi, è data per certa, l’altra non è neppure considerata se la persona in questione è una donna e, quindi, facilmente isterica se non pazza come Anne Sexton e Sylvia Plath di cui il marito Ted Hughes scrisse:

Lei pianse, implorando conferma, che avessi fiducia in lei.

Del resto, in nome della follia, erano già state diffamate le varie medee, cassandre, antigoni (queste ultime sono quelle che si spezzano ma non si piegano) delle varie epoche storiche; per cui quale scappatoia più semplice per un uomo rispettabilissimo e blasonato…

Quanto sto per narrare è scomodo, antipatico, assurdo e, forse, in alcuni passaggi addirittura pindarico; tuttavia non posso più tacere perché il tempo corre velocemente e raramente medica.

La vicenda, della quale prima non ero autorizzata a parlare, ve la racconto adesso, così per come mi è stata riportata; ed è per il profondo rispetto che nutro nei confronti di chi l’ha vissuta che ho mantenuto il segreto anche con il comitato di cui faccio parte e che ho reso partecipe degli eventi soltanto pochi giorni fa.

Vi sto dunque per descrivere una faccenda spinosa, accaduta in seno a uno dei più chiacchierati concorsi proposti dalla pubblica amministrazione, forse il più discusso degli ultimi tempi; un’amministrazione, quella attuale, che prova a operare secondo criteri di trasparenza, efficacia, efficienza ed economicità ma affida le operazioni a persone talvolta pigre talvolta svogliate talvolta senza scrupoli, la trasparenza viene così inficiata dalla discrezionalità più completa.

Pensate, voi che non siete avvezzi ai concorsoni, a quanto stabilisce la riforma della PA, a quante gride, di manzoniana memoria, sono rimaste inascoltate nell’agire! Per esempio, ai sensi dell’art. 22 della legge 241/90, la cosiddetta legge della trasparenza recita (nel duplice significato del verbo che comprende anche la finzione scenica): al fine di assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa e di favorirne lo svolgimento imparziale è riconosciuto a chiunque vi abbia interesse diretto, concreto e attuale per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti il diritto di accesso ai documenti amministrativi.

Ebbene, nonostante le numerose richieste, i famosi atti risultano momentaneamente inaccessibili.

Anche il famoso codice sorgente è inaccessibile così come inaccessibile è la verità su questo specifico impianto concorsuale, su quelli dell’università, su quelli della Sanità: la PA rende le procedure trasparenti ma le commissioni non lo sono affatto!

Per chiarire ai non addetti ai lavori: il concorso di cui stiamo parlando è stato annullato, con sentenza breve, dalle sentenze del TAR n.8655/2019 e n.8670/2019 del 2 luglio 2019.

Ciononostante il Consiglio di Stato ha sospeso l’efficacia della sentenza in nome della ragion di Stato ovvero ciò che può indurre il decisore politico a giustificare un’azione illecita sotto il profilo del diritto internazionale o del diritto interno.

La giustizia amministrativa farà il suo corso attraverso un iter tutt’altro che economico o veloce e prima o poi ci sarà giustizia; qui mi preme puntare il proiettore su un caso limite del suddetto concorso e, pur senza rivelare gli attori di tale vicenda né dirvi di quale concorso si tratti, ecco in breve quanto accaduto in un dato giorno in un determinato orale.

Il verbale che citerò durante il mio racconto è quello originale, desidero però riprendere la mia precedente riflessione:molto si è detto e molto si è taciuto sul concorso, le accuse rivolte alla PA hanno fatto male a tanti però io ritengo che i problemi in questo percorso non siano stati provocati tanto dalla responsabilità della PA quanto dall’assoluto arbitrio delle commissioni, quell’arbitrio che è stato più volte identificato come un semplice fattore di discrezionalità.

Quella che mi accingo a descrivere è la storia di un orale che è stato annullato.

Riporto qui sia il verbale della commissione sia le dichiarazioni della candidata: si tratta di percezioni così distanti sui medesimi accadimenti da lasciare esterrefatti.

Questo caso è un unicum che da subito ha diviso gli animi e di cui nessuno ha ancora parlato ma poiché, in alcune dichiarazioni, ho colto giudizi non rispondenti a verità su questa candidata, è divenuto necessario rispondere, coram populo, a quanti mi hanno chiesto che cosa fosse avvenuto quel giorno a Linda (nome fittizio).

Non do interpretazioni, non è mio compito; semplicemente narro quanto appreso e confido che si possa fare chiarezza sul caso.

Alle ore 11.00 la candidata Linda, nata a e identificata con C.I. n. rilasciata dal Comune in data , o – dopo aver estratto rispettivamente da quattro terne un quesito, uno studio di caso, una prova pratica per la verifica delle conoscenze degli strumenti informatici e delle tecnologie della comunicazione, un testo nella lingua straniera prescelta e dopo essere stata invitata dalla Commissione a leggere il quesito estratto per dare avvio alla prova orale – si è rifiutata di rispondere al quesito estratto ed ha iniziato a parlare di contenuti del tutto difformi dalle materie d’esame di cui all’art. 10 del D.M, n, 138 del 03.08.2017.

Ho domandato a Linda perché si fosse rifiutata di rispondere e lei ha affermato che intanto non erano le ore 11.00, che l’avevano lasciata per ultima e non c’erano colleghi in aula che, in qualità di testimone, vi era solo un suo amico estraneo al concorso.  
Inoltre ha aggiunto: “non mi sono “rifiutata di rispondere al quesito”; in ogni momento ho chiesto loro di parlare; volendo dare una spiegazione etimologica iniziale ho fatto presente la mia formazione di filologa, appunto”.

E in effetti Linda, interrogata sull’alternanza scuola-lavoro, ha cominciato così:  la parola“scuola” deriva dal greco  σχολή che significa tempo libero.

Sarebbe andata avanti se non fosse stata fermata dalla commissione, urtata forse dal richiamo alle vere origini dello studio o, semplicemente, non istruita a gestire una risposta più ampia ed approfondita.

Di fatto le viene impedito di portare avanti la risposta e non sono passati che pochi minuti quando la commissione, senza altre domande, le chiede di andarsene.

Ci tengo a precisarlo: secondo Linda non sono le 11.00, ella insiste sul fatto che la commissione non ha rispettato l’ordine dei candidati e che, a parte il suo amico, non vi erano altri candidati in quell’aula come testimoni del corretto svolgimento del colloquio.

Sul verbale ancora si legge:

La candidata ha camminato avanti e indietro davanti alla Commissione nonostante i ripetuti inviti a sedersi e a iniziare la prova orale, si è inginocchiata per implorare di essere ascoltata sulle sue vicende personali, ha aperto una valigia che ha portato con sé per mostrarne il contenuto alla Commissione, ha raccontato di aver fatto un sogno in cui moriva dopo aver sostenuto la prova orale del concorso.

E anche su questo punto la versione di Linda è differente: Mi sono inginocchiata dopo la minaccia: “se non se ne va chiamiamo i carabinieri”. Ero inoffensiva, volevo solo sostenere il mio orale, non stavo minacciando nessuno ma il mio torto deve essere stato quello di far notare al presidente che non si rivolgeva a una scolaretta ma a una candidata che poteva pretendere una certa autonomia sulla risposta. Desideravo raccontare, dialogare, condividere anni di studio di fronte a volti che mi parevano umani ma il mio richiamo all’autonomia al presidente non è piaciuto e non me l’ha perdonato; allora sì, in quel momento l’ho detta quella frase che mi deve aver fatto considerare pazza: “Forse si sta realizzando il mio incubo: stanotte ho sognato che facevo l’orale e morivo”. E mi è venuto da ridere (non volevo piangere) perché mi pareva di vivere una situazione assurda, surreale, onirica.

Le chiedo quindi perché avesse sentito l’esigenza di aprire la valigia:
Il discorso della valigia era anteriore: essendomi stato chiesto se fossi lì a vendere vestiti ed essendomi stato detto che la mia persona ledeva il decoro del luogo, l’ho aperta rapidamente per mostrare come fosse piena solo di libri! Come faceva a ledere il “decoro di un’università” una valigia piena di libri?

Quindi il verbale non solo falsificherebbe l’orario ma anche l’ordine dei fatti!

Il verbale prosegue:

Preso atto del venir meno delle condizioni per lo svolgimento della prova orale da parte della candidata, il Presidente ha sospeso i lavori della Commissione ed ha chiesto l’intervento del servizio di gestione delle emergenze dell’Università …, affinché venissero poste in essere adeguate misure per invitare la candidata ad allontanarsi e consentire la regolare prosecuzione dei lavori della Commissione per lo svolgimento delle prove orali dei candidati rimanenti, mantenendo sempre un clima sereno ed accogliente.

Il presdente ( scritto proprio così)

Secondo il verbale gli altri candidati avrebbero assistito al colloquio di Linda ma ella sottolinea nuovamente che in aula era presente soltanto un amico poiché era stata interrogata per ultima mentre avrebbe dovuto sostenere l’orale alle undici e alcuni candidati -per motivi non noti- sarebbero stati chiamati prima.

Ho cercato a lungo qualcuno che fosse presente a quell’orale, anche nella pagina facebook dedicata al concorso ma pare che nessuno abbia assistito all’orale di Linda .

Venissero poste in essere adeguate misure per invitare la candidata ad allontanarsi è una frase che, scritta così, dice tutto e niente ma sicuramente lascia percepire un clima diverso da quello descritto dalla commissione.

Linda si sfoga così:

Arrivata in fondo ad un concorso a cui ho immolato gli ultimi nove anni della mia vita, non mi è stato dato modo di rispondere alla domanda dell’orale.

Annullato. Finito, così, PUFF.

All’improvviso sento di non avere più la terra sotto i piedi. 

Ho cominciato a studiare per il concorso nel 2011.

Otto anni, sette ministri e tre figli fa.

Molte sono le domande prive di risposta ma una mi tormenta: è giusto condannare la PA? Per cosa?

Non sarebbe invece meglio ricorrere contro certe commissioni?

Perché, come dicevo all’inizio, ci si ostina a parlare di discrezionalità e non di totale arbitrio?

Linda non è una candidata qualsiasi: è riuscita, dopo la prova scritta e nella piena incertezza del risultato, a direzionare le nostre energie nella realizzazione di un progetto, un esperimento di studio attivo, portato avanti da noi candidati, su quanto avevamo appreso, macinato, digerito, rielaborato; anche in occasione dell’esito della prova scritta, ha cercato di placare gli animi e ha inventato un progetto di sintesi visiva delle nove aree coordinando i sopravvissuti.

E ancora adesso, con lei e molti altri, siamo riusciti a costruire una zona franca in cui non litigare tra promossi e bocciati ma nella quale stiamo collaborando per rendere la normativa accessibile anche agli stakeholders.

La sua capacità di gestione delle organizzazioni complesse, la sua progettualità vulcanica e nel contempo razionale non le sono bastate per superare l’orale: ha impostato l’interrogazione come non avrebbe dovuto osare, ha avuto l’audacia di pretendere di essere ascoltata mentre la commissione non ha avuto neppure il coraggio di bocciarla, le ha annullato la prova per segnalare la diversità, la divergenza di questo strano soggetto.

Dice Linda:

Non ho fatto in tempo a dire una frase che sono stata buttata fuori dall’aula. Mi sono rifiutata di muovermi quando il presidente mi ha detto che mi aveva annullato l’orale. Mi sono rifiutata di muovermi perché sapevo la risposta e volevo solo parlare. Gli addetti alla sicurezza mi hanno trascinata via attraverso il corridoio pieno di croci dell’università privata che ospitava il concorso”.

Come ho anticipato, o in una sorta di effetto Rashomon ci troviamo di fronte a due verità o qualcuno ha mentito e ha danneggiato un altro.

Io non c’ero e non posso dare testimonianza diretta di quanto accaduto ma qualcosa di strano, per giungere all’annullamento e non alla bocciatura, è senz’altro accaduto.

Varrebbe la pena di indagare, guardando negli occhi le persone, e di chiedere seriamente alle varie commissioni se ritengano di aver operato secondo coscienza durante la correzione degli scritti e durante lo svolgimento degli orali.

Varrebbe anche la pena di denunciare per diffamazione coloro che hanno alimentato la voce di una Linda instabile.

Varrebbe la pena! Spero che i candidati abbiano il coraggio di raccontare la propria storia, che qualcuno “dei media importanti” legga quest’articolo e decida di aprire un’inchiesta e su questo caso e sul concorso tutto.

Questa donna, uccisa due volte in quanto diffamata, in questo momento sta combattendo una battaglia più importante ma mi ha consegnato le sue parole e io sono in dovere di dirvele.

Rosa Johanna Pintus

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