La storia insegna ma l’uomo non impara: e di nuovo la prevenzione diviene punizione

di Cristina Tolmino

Ciò che non manca in questo momento storico è la sovrabbondanza di informazioni, poco importa che siano attendibili, verificate, provenienti da fonte certa o fake news, l’importante è che siano tutte accomunate da un unico fine: essere  gettate in pasto ai media solo per  seminare il panico.

In particolare, nell’ultima settimana, è particolarmente vivo il bombardamento mediatico relativo alla “sorte” dei docenti non in possesso del lasciapassare governativo.

Secondo la vulgata il marchio verde permette di poter accedere al luogo di lavoro, viceversa lo preclude se non esibito, sulla base della convinzione errata (smentita peraltro dallo stesso Fauci, oltre che dal “nostrano” Crisanti) che la persona che non è stata soggetta al trattamento dell’inoculazione con i vaccini OGM (questa è la loro corretta denominazione, secondo la dottoressa Bolgan), sia responsabile della diffusione del virus mentre colui che è stato sottoposto alla sacra procedura non lo sia.

Si dibatte molto, dunque, su questo tema, scatenando la fantasia di giornalai, giornalettisti, virostar e opinionisti innalzati a giudici e detentori della salute collettiva oltre che della pubblica moralità… chi propone inoculazione coatta, magari prevedendo anche una violazione del domicilio dei “ribelli” con conseguente siringata nel bagno di casa propria, chi proclama che il salasso economico a cui il docente andrebbe incontro sottoponendosi a tampone trisettimanale sia cosa buona e giusta, chi pregusta torme  di docenti con le narici sfondate ad affollare gli hub vaccinali dopo qualche settimana a causa dell’insostenibilità del protrarsi della pratica invasiva del tampone nel  tempo; insomma, chi più ne ha più ne metta, io personalmente, dopo avere visto sui social messaggi inneggianti all’odio e invocanti lo sterminio, se non addirittura le camere a gas, nei confronti dei non vaccinati, provenienti da personale infermieristico che si firma con tanto di nome e cognome, posso dire di non meravigliarmi più di nulla.

Uno scritto però, fra tutto questo mare magno di informazioni, intimazioni e intimidazioni mi ha stupita: la Nota 2842 del 6 agosto, a propostito di INPS  e quarantena. 

Esso recita: 

“… Chi fa (o ha fatto) la quarantena quest’anno non ha dirotto ad alcuna tutela. Resta a casa, senza retribuzione e senza contributi. Lo precisa l’INPS nel messaggio 2842/2021), spiegando che il blocco scaturisce dal mancato stanziamento di risorse per l’anno 2021. L’INPS, inoltre, avverte i datori di lavoro: eventuali periodi di quarantena che siano stati riconosciuti come “malattia” (come è stato possibile fino al 31 dicembre), sono considerati indebiti e le eventuali indennità erogate ai dipendenti, conguagliate sull’UniEmens (denuncia mensile contributiva) , richieste a rimborso…”

Nota Inps

A prescindere dalla facilità con cui si pensi di poter azzerare la retribuzione a dei lavoratori, come se la facoltà di erogare stipendio e contributi fossero equiparabili a accendere e spegnere un interruttore, desidero  riflettere  sul concetto stesso di “quarantena”, relativo alla dimensione della scuola. 

La classe andava in quarantena quando, genericamente, si riscontrava un caso “positivo”. Spesso il caso “positivo” si metteva in quarantena prima di sapere di essere positivo, perché dal momento della constatazione di aver avuto una situazione di rischio di contagio , o dalla comparsa dei sintomi al momento dell’esecuzione del tampone passavano alcuni giorni. Dunque solo l’ufficializzazione fornita dall’esito del tampone poteva permettere di avere gli strumenti affinché la classe entrasse in quarantena. Facendo i conti della serva, qualche altro caso “positivo” si sarebbe potuto riscontrare e a sua volta avrebbe potuto contagiare gli altri. 

Entrando la classe in quarantena, i ragazzi seguivano tutti le lezioni da casa.

Se  un ragazzo avesse avuto un familiare in quarantena, avrebbe comunque seguito  le lezioni da casa, sperando che non avesse contagiato nessuno nei giorni in cui fosse comunque venuto a scuola.

Questo è quanto è capitato nell’Istituto nel quale insegno. 

E i docenti?

Nessuno si è mai preoccupato di metterci in quarantena.

Il docente non è considerato un contatto a rischio, dal momento che i due metri di distanziamento fra la cattedra e il primo banco avrebbero garantito la sicurezza. Ci hanno ripetuto per un anno che LA SCUOLA E’ UN POSTO SICURO. Che il distanziamento garantisce la sicurezza, Che le mascherine e l’igiene delle mani garantiscono la sicurezza. Che l’apertura delle finestre al cambio d’ora garantisce sicurezza .

Che i banchi monoposto garantiscono la sicurezza (per fortuna la mia Dirigente, che è una persona illuminata, non ha fatto arrivare quelli a rotelle) . Che gli ingressi scaglionati garantiscono la sicurezza. Che le ricreazioni svolte a orari differenziati e gli accessi al bagno controllati garantiscono sicurezza. Che la sicurezza è responsabilità di tutti e se tutti contribuiamo siamo al sicuro.

Ci abbiamo creduto. Io, personalmente, ci ho creduto, e ho persuaso i miei  studenti a crederci.

Le mie classi terminali, che dal giorno in cui è stato possibile rientrare in presenza non hanno saltato un giorno di scuola, sempre grazie alla presenza di una Dirigenza illuminata, e che frequentavano nella loro “interezza” (nel senso che venivano tutti a scuola e non metà a casa metà a scuola secondo una specie di bi-zona che è stata oggetto di bonaria ironia  sui social)  non sono mai state messe in quarantena in tutto l’anno, qualcuno dei ragazzi si è accorto di essere e positivo per tempo, è stato assente, e nei  giorni in cui era a casa ha seguito in Dad, e  siamo arrivati in fondo, condividendo le responsabilità. 

Io, da non vaccinata, e potenzialmente scettica sul vaccino da subito, non mi sono ammalata, non ho fatto un giorno di malattia né di quarantena, lo stato non ha dovuto farsi carico di nessuna spesa per quanto riguarda il mio rapporto con la pandemia, sono andata in classe a testa alta, senza paura, guardando i ragazzi negli occhi e intercettandone i sorrisi sotto le mascherine, e ho continuato a nutrirmi di quei sorrisi celati,  benché additata come eretica dai colleghi vaccinisti che in più di un’occasione mi hanno cristianamente  augurato di ammalarmi e di far morire la mia famiglia tra atroci sofferenze e altre amenità.

Ora, questa notizia sulla quarantena senza retribuzione come misura punitiva, pare esercitare una forma di giustizia nei confronti di chi , contraendo eventualmente l’infezione, trasgredisce non si sa bene quale regola, consuetudine o precetto e mi irrita e mi addolora, perché, oltre che essere l’ennesima presa di posizione atta a gettare discredito su tutta la categoria,  confuta tutto  quanto di buono è stato costruito in questo ultimo anno scolastico. 

Lo stesso docente che nell’anno scolastico 2020-21 era considerato al sicuro, inserito in un contesto sicuro, che diventa sicuro nel momento in cui si osservano le buone pratiche per favorire la sicurezza, intesa come gestione collettiva di responsabilità , per l’anno scolastico 2021-22 viene presentato ai media come un soggetto ai cui è giusto togliere il lavoro se non si piega al ricatto vaccinale, e a cui non corrispondere lo stipendio durante eventuali periodi di quarantena, come se la quarantena fosse un divertimento, una pratica diffusa e abusata per truffare lo Stato. 

Sono dunque  testimone della mia trasformazione da super eroe a parassita, a cancro sociale da estirpare, eppure io sono sempre la stessa, ma la propaganda, secondo meccanismi consolidati che già sono stati usati nella storia,  mi cuce addosso un’etichetta con la quale mi presenta al mondo, e gli fornisce una motivazione plausibile per discriminarmi. 

Sono testimone della trasformazione del vaccino come opzione e come opportunità finalizzata alla prevenzione in un ricatto, grazie al quale potrei rientrare in possesso di alcuni miei diritti , fra cui quello del lavoro, i quali mi verrebbero  restituiti come “concessione”, dietro cessione allo Stato della sovranità sul mio corpo. 

Sono testimone della trasformazione della quarantena come strumento di prevenzione in uno strumento di punizione politica. 

A questo punto della storia, vorrei non essere testimone di altro, perché la Storia insegna, ma l’essere umano non impara!. 

Cristina Tolmino

CONSIDERAZIONI SULLA “CACCIA AL DOCENTE NO-VAX” E SULLE MODALITÀ DI SVOLGIMENTO DELLA STAGIONE VENATORIA

Proprio quando la speranza pare perduta, e forse per il principio stesso per cui ogni limite costituisce una risorsa, i docenti levano le armi concesse dalla Batracomiomachia e arriva lei, Cristina Tolmino, penna finissima e personalità segreta. Per un po’ scriverà qui, al momento giusto si paleserà.

Non abbiatene a male se ci tocca esser Carbonari.

Rosa J. Pintus

CONSIDERAZIONI SULLA  “CACCIA AL DOCENTE NO-VAX” E SULLE MODALITÀ DI SVOLGIMENTO DELLA STAGIONE VENATORIA 

In questo momento di infodemia, caccia alle streghe, istigazione all’odio sociale e esaltazione della discriminazione 

PREMESSO CHE

non esiste al momento un obbligo vaccinale diretto per quanto riguarda il Sars Cov 2 se non per le professioni afferenti alla sfera sanitaria, sul quale non è nostra intenzione entrare nel merito, perché già abominevole a prescindere da ogni commento;

la decisione di sottoporsi alla vaccinazione è strettamente individuale e afferente al proprio stato di salute, alla valutazione dei rischi e benefici per se stessi e in relazione al  contesto familiare in cui ciascun individuo  vive; 

– per molte persone  la decisione di sottoporsi al vaccino è  stata ed è finalizzata a ottenere il lasciapassare governativo per poter accedere a determinate attività, trasformando la profilassi sanitaria in uno scambio, con il quale si cede la sovranità sul proprio corpo per ricevere sotto forma di concessione i diritti civili sottratti dallo Stato e dallo stesso restituiti sotto forma di privilegio;

– che tale lasciapassare governativo viene richiesto al personale della scuola per accedere ai singoli istituti  e a docenti e discenti per quanto riguarda l’Università e che tali luoghi non sono certo luoghi di di svago (dei quali, eventualmente, si potrebbe fare a meno  seconda delle convinzioni personali di ognuno) ma luoghi di lavoro e di formazione che non possono essere evitati con la stessa leggerezza con la quale si può evitare, ad esempio, il bar;

saremo stoicamente costretti a sottoporci a tampone periodico per poter accedere ai  luoghi di lavoro;

– è ormai noto, e anche divulgato dalle più importanti televisioni e testate giornalistiche e riferito dagli importanti scienziati a cui il mainstream si affida che anche coloro che si sono sottoposti alla vaccinazione possono trasmettere il virus e le sue varianti al pari dei non vaccinati, e possono parimenti contrarre la malattia;  

– che lo stipendio degli insegnanti non è faraonico, molti  vivono in famiglie monoreddito, o hanno come congiunti persone che durante la fase acuta della pandemia non hanno lavorato e neppure hanno ricevuto sostegno economico adeguato

– che il tampone trisettimanale, inflitto solo ai non vaccinati, influirà in maniera inequivocabile sul numero dei contagi, facendo apparire fra questi comunque un certo  numero di “casi”, sintomatici e asintomatici, malati e non malati, che potrà fornire materiale a chiunque voglia strumentalizzare la scelta di non sottoporsi a vaccinazione sotto coercizione, mentre i vaccinati non saranno tamponati e dunque la situazione dei “contagi” fra costoro non sarà rilevata;

affinché lo scopo dei tamponi sui non vaccinati non sia meramente quello di crearci un disagio economico e di obbligarci a un fastidio fisico e organizzativo ripetuto, interpretabile come una sorta di “punizione” inflittaci  dallo Stato ma sia finalizzato a creare un corretto, funzionale e imparziale sistema di tracciamento, utile al reale contenimento del contagio e non a istituzionalizzare una ritorsione per non avere ceduto al ricatto vaccinale

 CHIEDIAMO 

di avere accesso a tamponi gratuiti, essendo il tampone lo strumento che fornirà il requisito per potere avere accesso al luogo di lavoro

–  di avere orari flessibili che permettano l’effettuazione del tampone al mattino prima di entrare in classe, o di effettuarlo in orario scolastico , essendo questo uno strumento dalla validità temporale effimera

di poterci assentare senza subire ritorsioni economiche o sanzioni qualora nessun laboratorio di analisi nelle vicinanze dell’abitazione o dell’istituzione scolastica sia disponibile a effettuare il tampone nei tempi previsti

di poter avere una tutela a livello di privacy, che ci permetta di svolgere comunque le nostre attività didattiche conciliandole con il monitoraggio sanitario costante , affinché nessuno, all’interno dei locali scolastici, possa divenire oggetto di discriminazione, di scherno, di stalking e offese comminate a vario titolo

di avere gratuitamente le mascherine FPP2 per poterci tutelare da un eventuale contagio che potrà essere portato anche dai vaccinati

Di evitare che nelle classi tra i discenti si crei una situazione di discriminazione se non addirittura di apartheid sanitario in caso di quarantena, a causa dell’utilizzo delle mascherine regolato dalla presenza di non vaccinati, con inequivocabile lesione della privacy di minori. 

– per le motivazioni espresse sopra, ma soprattutto per la sicurezza dei nostri figli, sui quali grava una scure assai più pesante di quella che è stata posta sul nostro capo, che siano sottoposti alla procedura del tampone tutto il personale della scuola, con le modalità sopra indicate, a prescindere dallo stato vaccinale, al fine di costruire un archivio serio e equilibrato con un sistema di tracciamento bilanciato.

Cristina Tolmino

docente e scrittrice 

Il ricatto, la minaccia e l’estorsione son le tre faville che hanno i cuori uccisi

Ricatto, minaccia ed estorsione sono gli ingredienti del Governo dei Migliori e le Leggi Fascistissime fanno un baffo a quanto accade ora: nel breve spazio di un anno abbiamo visto la defenestrazione di un presidente, reo di aver abusato del potere esecutivo, e ci siamo visti imporre i nuovi Castore e Polluce, Dioscuri non nati da Zeus e da Leda ma dal Panfilo Britannia e dall’Esercito.

Lor signori non parlano: agiscono.

Attraverso il ricatto, la minaccia, l’estorsione ci impongono di firmare un foglio di consenso informato per sottoporci a un vaccino che non è un vaccino ma un siero genico NON SPERIMENTATO che neppure protegge chi se lo inocula.

E il Green Pass, nato per facilitare i viaggi all’interno dell’area Schengen, diviene de facto, in Italia, un requisito per poter lavorare.

Un requisito.

Il giornale La Voce specifica che:

La certificazione verde non equivale alla vaccinazione. Viene infatti rilasciata a tre categorie di soggetti: chi si è vaccinato contro il Covid-19, chi ha ottenuto un risultato negativo al test molecolare/antigenico, chi è guarito dal Covid-19. Quello che cambia tra le categorie di soggetti è la validità della certificazione. 

La Voce

Ma il tampone costa e dura soltanto 48 ore!

E non illudetevi che valgano il tampone salivare o quello del supermercato: no!

No, perché devi essere inserito dal personale in una piattaforma digitale che ti rilasci il Green Pass e, tale inserimento, avverrà dopo qualche ora.

Il controllo completo è realizzato.

L’attuale Governo supera di gran lunga le fantasie di Mondo Nuovo di Aldous Huxley, pubblicato nel 1932, critica spietata del taylorismo identificato dal culto ossessivo di Henry Ford. Inquietante e drammatico già come distopia, il romanzo si rivela reale:

Ci sarà in una delle prossime generazioni un metodo farmacologico per far amare alle persone la loro condizione di servi e quindi produrre dittature, come dire, senza lacrime; una sorta di campo di concentramento indolore per intere società in cui le persone saranno private di fatto delle loro libertà, ma ne saranno piuttosto felici.

Mondo Nuovo, A. Huxley

E anche il mondo dell’informazione supera le previsioni più nere di George Orwell:

Se tutti i documenti raccontavano la stessa favola, ecco che la menzogna diventava un fatto storico, quindi vera

1984, George Orwell

Noi però abbiamo ancora memoria della Costituzione, in teoria la si insegna nelle nostre scuole e dovrebbe, in uno Stato laico, avere un valore maggiore del Vangelo…a proposito, che fine ha fatto il Papa?

A questo punto occorre decidere se mettersi dalla parte della Costituzione o dalla parte di chi la calpesta e sperare che la Giustizia europea sia più veloce di quella italiana.

Come docente di Storia, mi schiero dalla parte della Costituzione che, nella gerarchia delle fonti, ha un valore più alto dei decreti legge.

Sono certa che, come il Potere non si è fatto alcuno scrupolo a passare sul corpo di De Donno, meno ancora se ne farà a passare sul corpo di quattro docenti “sfigati” e invisi ai più poiché ritenuti rei di privilegi che non hanno.

Indipendentemente da ciò che farò o non farò o dovrò fare perché sarò costretta a farlo, mi pare evidente che si colpiscano gli insegnanti non allineati perché fanno paura a questo sistema economico.

Come madre, mi chiedo se non sia il caso di emigrare e portare i miei figli in un posto migliore ma ho davanti agli occhi tutti i giorni le difficoltà inerenti questa scelta e non so se avrò lo stesso coraggio degli alunni migranti che ho seguito in questi anni.

Rosa J.Pintus

Alea iacta est: il Rubicone dell’Esecutivo

Alea iacta est, ci capita oggi di essere considerati criminali pur essendo innocenti. In una situazione che non ha precedenti, solo evidenti analogie con il ventennio del secolo scorso, stiamo accettando imbelli l’apartheid sanitario.

Evidenze inquietanti se si va ad analizzare il nostro Esecutivo e il suo modo di operare.

Dopo un golpe bianco capitanato da Italia Viva, siamo stati gettati in un Governo autodefinitosi degli aristoi che ha reso il Parlamento un complemento accessorio della cabina di regia, in una sorta di democrazia guidata che non può essere legittimata in alcun modo.

L’altra analogia è l’utilizzo della propaganda in luogo della normale informazione.

Non lo dico io, lo afferma Santoro il 25 maggio in televisione ove lamenta la mancanza di studi propriamente nostri sul virus e la mancata evidenza di diffusione del virus in occasione d’assembramenti.

Allarmante è il continuo ricorso a metafore di guerra, la sostituzione di Arcuri con Figliuolo, la velata militarizzazione di uno Stato che fu una democrazia.

Per non parlare della manipolazione dei dati per cui a Foggia, in Puglia, il direttore della Asl ha stabilito quanto segue (lo trovate dal minuto 33 del video proposto): i pazienti Covid non vaccinati vengono trattati in reparti Covid, quelli vaccinati seguono un percorso No Covid e vengono messi in corsia con i non malati.

Perché? Per fare in modo che nei reparti Covid ci siano solo i non vaccinati.

Siamo alla follia.

Il cosiddetto Governo di unità nazionale sta portando il Paese sull’orlo della guerra civile e molte famiglie sul baratro del divorzio; mentre dà il via alla più grande discriminazione della storia, costringendo gli esercenti a divenire sceriffi, l’Italia si divide:

Metterò tutti i tavoli fuori, non ho intenzione di far lo sceriffo

un barista

Basta un giro su Facebook e gli amici si ritrovano: oggi sulla rete, domani in piazza.

Intanto nella prima metà di luglio si sono registrati 199 decessi, tutti accomunati da quell’unico fattore V che qui non si può manco scrivere altrimenti viene bloccato l’articolo.

Cantiamo guerre più atroci di quelle civili, combattute sui campi

d’Emazia, e il delitto divenuto legalità e un popolo potente che si è

rivolto contro le sue stesse viscere con la destra vittoriosa e i

contrapposti eserciti appartenenti allo stesso sangue e – infranto il

patto della tirannia – tutte le energie del mondo sconvolto che lottano

per un comune misfatto e le insegne che vanno contro quelle avversarie e

le aquile contrarie alle aquile e i giavellotti minacciosi contro i

giavellotti.

Lucano

Versi di Lucano che descrivono una Roma in cui la guerra civile è divenuta regola ma che ben presto andranno bene anche per l’attuale Italia.

Oggi non abbiamo Cesare e Pompeo, non abbiamo Catilina né i Gracchi.

Abbiamo un solo assioma: Draghi è ragion pura.

Si sta costruendo intorno a quest’uomo una mitizzazione, una divinizzazione che non prevede contraddittorio: ciò che dice è giusto e non prevede discussione.

E dove siamo arrivati?

No piscine, no palestre, no sport di squadra: tutto questo colpisce e limita i minori.

Il resto colpisce gli adulti: adulti colpevoli di attuare una scelta libera, ponderata, studiata.

Perché non c’è alcun obbligo vaccinale, c’è solo un’arbitraria attuazione di divieti che porterà gli uni inevitabilmente contro gli altri.

Se noi adulti possiamo reggere, che dire dei bambini? A ottobre la sperimentazione sarà diretta alla fascia 0-12.

In un momento in cui si discute il DDL ZAN, a mezzo del decreto legge 105 si attua la più grande discriminazione della nostra storia repubblicana che non risparmia neppure gli adolescenti.

Come possiamo reagire a tutto questo?

Le vie sono tre: manifestazioni, ricorsi, disobbedienza civile.

Perché, ricordiamocelo, questo farmaco ha ancora un’autorizzazione condizionata e Aifa aggiorna il bugiardino giorno per giorno; è grazie a questo meccanismo di trasparenza che noi conosciamo alcuni degli effetti avversi di questi sieri:

  • trombosi per Astrazeneca;
  • miocardite per Pfizer.

Se gli effetti sono sui bugiardini, non si sono riscontrati in poche persone ed è per questo che lo Stato preferisce legiferare a favore di un apartheid sanitario piuttosto che di un obbligo vaccinale.

Apartheid che colpirà anche i vaccinati se, allo scadere dei nove mesi di vita normale concessa, non si sottoporranno alla terza dose di vaccino.

E’ incredibile che la lotta contro la discriminazione sia condotta dall’estrema destra mentre la sinistra sorride al ricatto ma questi sono i tempi.

Giorgia Meloni e Matteo Salvini sono stati palesemente costretti a vaccinarsi, tanto che la prima ha dichiarato al Messaggero:

Non sono no vax. Ma se chiedono di farlo a mia figlia neanche in catene.

Giorgia Meloni

Qualcuno può onestamente affermare che questo modo di procedere sia diverso dalle Leggi Fascistissime?

Vi ricordate la tessera del pane?

La tessera fu uno dei metodi più efficaci per controllare, inquadrare ed assoggettare le masseLa tessera del PNF venne soprannominata “Tessera del Pane” per l’importanza che assunse in uno degli aspetti più importanti della vita sociale del Paese: il lavoro.

Le tessere del fascismo-storie di pianura

Spero vi rendiate conto di quanto stia accadendo e che siate consapevoli del fatto che, le condizioni per cui giunsero al potere le dittature, non sono dissimili da queste.

Sappiate che nessuno è innocente se decide di voltarsi dall’altra parte e proseguire la sua comoda vita allineata.

E’ il momento di scegliere tra un regime che nasconde le sue imposizioni nei cavilli della legge e la difesa di una democrazia sull’orlo del baratro.

Alea iacta est, il dado è tratto, è giunto il tempo di fermare questa barbarie che paragona i liberi cittadini a sorci, parallelo fatto dal Colonnello Landa in “Bastardi senza gloria” di Quentin Tarantino prima ancora di Burioni.

Rosa J. Pintus

Il ragazzo che cavalca la tigre: saggio filosofico di un under 17

Due occhi attenti alla ricerca della verità, una verità assoluta e propria di chi è giovane e la pretende, di chi si ritiene messo all’angolo dalle generazioni più anziane e dispotiche, la pretesa di una risposta alle ragioni dell’ipocrisia, della prepotenza, dell’economia. Alberto non ci narra in queste righe il suo pensiero riguardo la pandemia, punta dritto alla shock economy, cuore dell’attuale situazione e sembra affermare, senza mai dichiararlo, che le crisi sono indotte e che c’è una tigre terribile, invincibile adesso ma che, cavalcata nel modo giusto, verrà sconfitta.

A voi il saggio di un giovanissimo amante della filosofia che ha ottenuto il suo podio.

R.J.Pintus

Saggio a cura di Alberto Giannattasio

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorgono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere “superato”. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle Nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita. Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo, invece, lavoriamo duro. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lieve brezze.

Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.

(A. Einstein, Il mondo come lo vedo io)

In questa dichiarazione Einstein elogia la crisi in quanto darebbe la possibilità di migliorarsi, se si riesce ad affrontarla correttamente. Mi trovo in buona parte d’accordo con questa affermazione, poiché ritengo anch’io che la crisi, se affrontata con giuste scelte, può dare un beneficio. La parola crisi deriva dal greco κρίσις ( krisis) ovvero scelta; questa può essere o positiva, e portare dunque a un miglioramento, o negativa, e portare dunque a un peggioramento.

Far vivere una persona, o un gruppo di persone, continuamente in crisi però è disumano poiché questo a lungo andare non farà altro che portare a un logoramento e degrado; l’essere umano non è fatto per vivere continuamente in uno stato di crisi, tensione, lotta con sé stesso contro gli altri e contro il mondo circostante, altrimenti si estinguerebbe. Bisogna anche precisare che non esiste un solo tipo di crisi, ma molti tipi di crisi; esempi sono le crisi politiche, economiche, sociali, spirituali. Crisi che sono prima di tutto individuali, e poi possono essere collettive.

Per crisi individuale si intende una crisi che riguarda il singolo individuo, che lo obbliga a mettere in discussione molte delle sue certezze e che lo obbliga a prendere un altro percorso nella sua vita.

Per crisi collettiva si intende una crisi che riguarda una moltitudine di individui che fanno parte di una stessa società, comunità, Nazione o che può riguardare anche tutti gli abitanti di uno stesso pianeta. 

Come già detto le crisi sono diverso tipo e alcune possono portare a un miglioramento tecnologico e scientifico. Questo si è potuto osservare per esempio durante le guerre, in particolar modo durante la prima e seconda guerra mondiale; basti pensare che nei primi anni del ‘900 gli aerei erano scarsamente usati ed erano ancora biplani o triplani, mentre con le due guerre mondiali si è passati ai monoplani, o si pensi al fatto che verso la fine della seconda guerra mondiale sono stati usati per la prima volta dei missili, i razzi V2.

Altre crisi possono portare a un rinnovamento spirituale, come per esempio accadde all’impero Romano; il non riconoscersi più nelle antiche divinità pagane portò le autorità imperiali ad abbracciare il credo cristiano, facendolo diventare religione di stato.

Ulteriori crisi possono essere politiche e possono portare a un cambio di regime, che può essere migliore o peggiore del precedente, ma che comunque cerca di portare “innovazione” all’interno dello stato; esempi molto conosciuti, per diversi motivi, sono comunismo, fascismo, nazional-socialismo, regimi che si sono contrapposti durante il ‘900, in diversa maniera, alle democrazie rappresentative occidentali, diventando delle alternative politiche. Infine, crisi gravi, sul piano collettivo, sono le crisi economiche, che possono portare ad adottare nuove formule economico-sociali a vantaggio della popolazione aumentando per esempio i salari, i livelli di occupazione, la ricchezza media, oppure ad adottare soluzioni a danno della popolazione, impoverendola. Le crisi appena citate sono prima di tutto su un piano individuale, devono riguardare il singolo individuo, e possono essere risolte esclusivamente da soli; sarebbe assurdo pensare che un individuo, senza essere riuscito a risolvere i propri problemi, possa pensare di aiutare gli altri a risolvere i loro. Dunque le crisi devono essere prima risolte a livello individuale, e poi, se possibile e necessario, il singolo individuo può cercare di risolverle a livello collettivo.

Come dice Einstein la crisi è una rottura degli schemi quotidiani, che ci permette di affrontare continue sfide, e questo, se fatto per il tempo giusto e in modo corretto può portare a un rafforzamento dell’individuo e della collettività; in natura gli animali sono costantemente sottoposti al pericolo di morte e devono in continuazione competere per sopravvivere. L’uomo, tuttavia, come dice Aristotele, è un animale politico, ovvero per natura tende a stare, collaborare e organizzarsi spontaneamente con i propri simili, e per fare ciò ha bisogno naturalmente di stabilità e calma e non di un ambiente caotico, pericoloso e disordinato, a differenza delle bestie. La dimostrazione è che l’uomo ha creato una propria civiltà, mentre gli animali no, nonostante siano su questo pianeta da più tempo di noi, secondo la storia ufficiale. La cosa migliore sarebbe dunque insegnare ai membri di una società come affrontare periodi di crisi e grave crisi e sottoporli sporadicamente a periodi di prova, cercando di trovare gli individui migliori per metterli al comando della Nazione, in modo che si possano ridurre le possibilità di decadenza tramite individui non idonei.  

Si potrebbe controbattere che certi tipi di crisi possono essere indotte, per poter poi controllarne la reazione per ottenere lo scopo voluto in partenza, usando la formula hegeliana “problema, reazione, soluzione”. Questo è innegabile. Si prendano per esempio in considerazione le crisi economiche; queste, come sostenne lo stesso Milton Friedman con la sua “shock economy”, possono essere indotte e sfruttate per poter poi introdurre riforme, altrimenti prima troppo impopolari, presentandole come indispensabili. Altri esempi possono essere le crisi sociali; anche queste possono essere indotte, come fecero per esempio i colonizzatori in Africa, aizzando lotte interne tra gruppi etnici che abitavano uno stesso Stato. In ogni caso, per quanto certe situazioni possano essere indotte volontariamente da una certa persona o un certo gruppo di persone, non si può comunque affermare che le reazioni possano essere sempre quelle volute; per esempio le stragi compiute contro la popolazione civile, di un paese occupato, dagli eserciti occupanti, allo scopo di indurre a una minore resistenza, spesso producono l’effetto opposto. Si potrebbe anche obiettare che l’uomo non è fatto per vivere in stati di crisi ma è fatto per vivere in un ambiente che renda tutto facile e non crei alcun tipo di ostacolo. Per rispondere a questa obiezione si può usare questo aforisma: tempi avversi creano uomini forti, uomini forti creano tempi tranquilli, tempi tranquilli creano uomini deboli, uomini deboli creano tempi avversi. Questo vuol dire che c’è un ciclo continuo dove gli uomini devono necessariamente, nel momento del bisogno essere in grado di saper fronteggiare le crisi e le avversità del tempo, mentre al contempo non dovrebbero lasciarsi andare nella mollezza e debolezza se non vogliono in futuro trovarsi in situazione di grave difficoltà. Su questo concetto esistono molti esempi di diverso tipo, da quelli storici a quelli politici. Un esempio storico può essere l’antica Repubblica di Roma, dove la debolezza della classe dirigente, composta da individui poco degni, ha generato corruzione, la conseguente decadenza temporanea dello Stato e la guerra civile, mentre esempi politici possono essere “scandali” di corruzione di vari partiti e uomini politici, creando indubbiamente un degrado e impoverimento a livello nazionale. 

Concludendo, le crisi possono generare, per diverse ragioni, risultati positivi o negativi. Il singolo individuo e la collettività di uomini non possono vivere costantemente in uno stato di lotta perenne, in quanto questo sarebbe distruttivo, ma non possono neppure vivere o ambire di vivere in uno stato di rilassamento totale e mollezza, in quanto anche questo sarebbe distruttivo; devono pertanto trovare una forma di equilibrio, ovvero una stabilità che consenta comunque di prepararsi ed essere pronti ad eventuali trasformazioni, senza permettere periodi di debolezza. In caso di crisi bisogna inoltre sapere come indirizzarla altrimenti da occasione proficua per un miglioramento potrebbe diventare un’esperienza distruttiva. A questo scopo si può usare la formula orientale “cavalcare la tigre”, ovvero non opporsi a un periodo di crisi ma sapere come attraversarlo senza subirne gli effetti negativi e sfruttandolo per un miglioramento, così come è impossibile opporsi direttamente alla tigre e per evitare di essere una sua vittima bisogna cavalcarla, ottenendo anche dei vantaggi, fino a quando questa non sarà stanca e allora potrà essere uccisa senza rischiare danni. 

Alberto Giannattasio

La banalità dell’intolleranza

Il reale problema del nostro tempo è la banalità, l’assenza di pensiero critico. E l’assenza di pensiero critico, come sempre, nella storia, porta all’intolleranza.

Poco importa se le vittime siano gli ugonotti del 1572, gli Armeni del 1915, i kulaki del 1924, gli Ebrei del 1935, i runner del 2020, i no vax del 2021: importa poco perché il meccanismo è il medesimo: individuazione del Sommo Bene, possibilità di essere riconosciuti come cittadini perfetti, individuazione del Nemico.

Il Nemico: parola soave che ci riappacifica col mondo! Se c’è un nemico, io sono bravo.

Che caratteristica deve avere il nemico? Un nemico che si rispetti deve essere terribile, deve mettere in crisi un sistema.

Ciò che sta accadendo in questo periodo storico è decisamente allarmante perché ricorda, nei modi e nei tempi, un passato conosciuto ma non interiorizzato.

Gli autori della propaganda nazista dipinsero gli Ebrei come un “corpo estraneo” che viveva a spese della nazione che li ospitava, avvelenando la sua cultura. I responsabili nazisti della propaganda contribuirono alle politiche del regime in primo luogo identificando pubblicamente i gruppi destinati all’esclusione, poi incitando all’odio o all’indifferenza nei loro confronti e, infine, trovando i modi per giustificare agli occhi della popolazione l’emarginazione di quelle categorie. La propaganda nazista giocò un ruolo fondamentale nella legittimazione del mito di una “comunità nazionale”

Enciclopedia dell’Olocausto

Non avrei scritto nulla ma un’amica ha portato alla mia attenzione un articolo del Corriere della Sera, un giornale che-in epoca ante Covid- aveva una sua dignità:

Questa è la verità: sono tra noi. Non amano Donald Trump, non affermano che la Terra è piatta, non sono aggressivi o rimbecilliti. Sono attori, musicisti, commercianti, gente che viene alle presentazioni dei libri, gente che incontri a cena. Con il no vax classico, condividono solo un sordo rancore per il sapere scientifico.  Il modello culturale virtuoso, in cui i cittadini si riprendono tra loro in una nobile gara di comportamenti, lo trovo odioso. A mio parere è sempre meglio che arrivi il vigile urbano a ricordare a tutti cosa bisogna fare prima che la questione si faccia personale. Forse sbagliamo quando attribuiamo un eccessivo valore al dialogo e alle arti della dialettica e della persuasione. Non facciamo che entrare anche noi nella cattiva infinità delle opinioni, del turpe «uno vale uno».

Emanuele Trevi

Ci tengo a lasciare le parti in neretto, sono come gli applausi nelle serie comico-demenziali degli anni Ottanta e recano un chiaro messaggio: <<Siccome non sai pensare da solo, ti guido io.>>

Il riferimento a <<coloro che vanno alle presentazioni di libri>> sa di Cambogia 1975.

Non solo Hitler ma anche Pol Pot, non solo cristiani ma anche musulmani: negli esempi che vi ho riportato banalità e intolleranza sono trasversali e non hanno colore politico.

La banalità dell’intolleranza, qualunque sia il suo credo, agisce i seguenti atteggiamenti:

Con la questione green pass noi siamo già al terzo passo e molti di noi non sanno se a Settembre potranno lavorare.

Poco male, Pol Pot insegna:

Tenervi non comporta alcun beneficio, eliminarvi non comporta alcuna perdita

Pol Pot

L’obbligo vaccinale a cui il nostro Governo, se potesse, ci sottoporrebbe è stato criticato anche dal quieto Berrino in epoca precedente:

Il rapporto AIFA ripete laconicamente, per ogni potenziale complicazione segnalata, che non è possibile stabilirne la connessione causale. E allora cosa serve? Come può un ministro imporre un nuovo trattamento sanitario obbligatorio senza disporre di un sistema di monitoraggio efficace dei possibili danni?

Franco Berrino (2017-epoca ante Covid)

Certi che Figliuolo non arriverà a tanto, noi seguaci di Luc Montagner e Franco Berrino ci auguriamo che l’articolo 32 della nostra Costituzione non venga abrogato dato che l’articolo 21 è già morto e sepolto.

Rosa Johanna Pintus

Λάθε βιώσας:vivi nascosto

Λάθε βιώσας diceva Epicuro; foneticamente suona “lathe biosas”, con un th misto tra quello inglese e quello siculo.

Epicuro riteneva che una vita nascosta e lontana da distrattori e distrazioni consentisse di ascoltare la propria voce interiore ma Epicuro lo poteva fare: il popolo greco era sveglio e colto, Atene era una democrazia.

Che dire però se i partigiani avessero deciso di vivere nascosti?

No, non nascosti tra i monti! I partigiani non si nascondevano per paura ma per combattere, avrebbero ritenuto infamante e vigliacca la logica del Λάθε βιώσας.

Eppure alzare la testa è difficile, sconveniente, scomodo e conviene credere, obbedire, non combattere: guai se pensi, figurati se combatti!

Forse però è giunto il momento di scendere in piazza, di ferire l’economia delle città bloccando autostrade, porti, ferrovie.

Ho scritto questo su FB stasera, postato un articolo di Affari Italiani e sono stata letteralmente messa in castigo per due ore.

Come a dire: attenta, se non parli come si conviene ti impediamo di parlare.

Decide FB, decidono altri per noi: non è democrazia questa.

Ormai il Governo è un involucro privo di sostanza: il palazzo è vuoto e la persone sono solo comparse e, per quanto riguarda il CTS, alcuni membri sono persino ex attori.

L’Italia stessa è, ora, una semplice “espressione geografica”: l’aveva definita bene Klemens Von Metternich pur senza sapere d’essere Tiresia.

C’è qualcosa, ormai lo sappiamo tutti, che è oltre il concetto di Governo: una sorta di metagoverno che muove i fili di diversi Paesi e, in particolare, del nostro.

Stiamo perdendo sovranità e i nostri bisnonni sono morti per ottenerla.

Stiamo perdendo diritti nel mondo del lavoro e i nostri nonni sono morti per ottenerli.

Stiamo dissolvendo i diritti delle donne, le nostre nonne nel 1946 hanno votato per la prima volta: erano forza-lavoro, per questo contava la loro opinione.

Stiamo negando la tutela dei minori: una sperimentazione senza precedenti si sta per abbattere sui loro corpi.

Noi però muti continuiamo con l’ottica del Λάθε βιώσας e non è più il momento.

Non so se vi rendiate conto di quanto ci stiano rendendo ricattabili, eccoli qui i loro passi:

  • piano scuola: far frequentare le scuole da casa, togliere ore di laboratorio, appiattire i programmi, RENDERE I DIPLOMATI PRIVI DI PROFESSIONALITA’: sarà facile sostituirli con qualcuno che si accontenta di uno stipendio più basso;
  • recovery fund: un’Italia costretta a un debito perenne e infinito quando si sarebbe potuto dare il denaro in un altro modo;
  • discriminazione dei non vaccinati siano essi adulti o ragazzi; cito Bassetti:

E’ giusto creare dei lockdown per i non vaccinati.

Bassetti

La Regione Emilia Romagna già valuta l’ipotesi di mandare a scuola soltanto gli studenti vaccinati, gli altri in Dad.

Siamo sicuri che l’unica possibilità sia il Λάθε βιώσας ? Che sia ancora il caso di continuare a non vedere?

A proposito: in una società in cui tutto è selfie, quanti selfie hanno fatto i politici durante il vaccino?

Rosa Johanna Pintus

25 aprile 2021: i partigiani divengono banchieri

E’ un 25 aprile molto amaro questo: sono in scena la disuguaglianza sociale e la paura mentre i partigiani gridano in plurionorate tombe.

Si è arrivati all’incredibile, all’impensabile, all’assurdo ma se ne accorgono in pochi. Lo vedete fuori il regime? Lo sentite? E’ sabato sera: nessuna voce in Via Sapello. Se qualcuno passa, stretto mano nella mano con una ragazza, striscia contro il muro come un gatto colpevole.

Pra’ è terra partigiana: se lo aspettava un nuovo coprifuoco? Davanti a casa mia, a Villa Ratto, i fantasmi degli eroi piangono e la pizzeria Il Gufo, che fu Ristorante Piemontese, tace avvilita: quei locali in cui i partigiani si riunivano, nonostante il coprifuoco, e organizzavano la guerriglia contro l’invasore tedesco dormono in una sorta di immobile Spoon River.

Dove sono i partigiani? Dopo aver tradito Conte in una congiura preparata da Italia Viva in piena emergenza pandemica, il PD ha preferito bandire Zingaretti piuttosto che difendere il popolo (che illo tempore lo aveva pure votato) e ha seguito i dettami di uno stanco presidente di una repubblica ormai morta.

Così la reincarnazione di re Vittorio Emanuele III ha consegnato l’Italia al banchiere e al galletto con la piuma in testa spazzando via ogni residuo di libertà.

Cosa fanno i partigiani? Muoiono per la seconda volta traditi dai partiti per i quali sono morti a sedici anni, a venti, a trenta: vite recise per il nulla.

La gente ha fame e l’unico motivo per cui è imposto un coprifuoco è il timore di disordini notturni.

O pensiamo davvero che il virus, così come un ladro qualunque, colpisca di notte?

Gli assembramenti nel bus del mattino sono evidenti, li vede anche un cieco! Non si vuole evitare l’assembramento, si vuol punire la libertà di associarsi perché non sia mai che tra una birra e un caffè ci scappi un pensiero.

Noi non dobbiamo pensare: dobbiamo aver paura ed essere poveri. Ci stanno abituando a sussidi una tantum altro che reddito di cittadinanza: ci stanno privando del lavoro.

Il curriculum

Ci vogliamo davvero abituare ad essere come cani in cattività che scodinzolano per un osso? Perché, secondo voi, gli adolescenti non sono andati a scuola per lungo tempo?

Perché gli insegnanti son sovversivi ed educano a non allinearsi.

In questo fantastico 25 aprile 2021 i genitori fanno collette per esposti in Tribunale contro la Dad e i danni psicologici che questa produce. Si battono per il diritto allo studio di figli che sono così demotivati da non aprire più un libro: sono loro i nuovi partigiani.

Il diritto allo studio. Guardatela la porcata ultima di questo Governo dei Migliori, chiamateli pure “oi aristoi” ma io vedo solo ariste di maiali! Eccola, l’ha denunciata Tomaso Montanari, l’ha denunciata Maurizio Puppo: il curriculum!

La scuola, come tutta la società, è solo una funzione dell’economia e del mercato agli occhi del governo dei migliori. Lo dimostra benissimo il sito del Ministero dell’Istruzione, che da qualche giorno comunica che è aperta «la piattaforma per la compilazione del Curriculum dello Studente: il nuovo documento debutta quest’anno all’Esame di Stato del secondo ciclo di istruzione»

Tomaso Montanari

Cosa ci deve essere in questo curriculum? Una marea di certificazioni e di attività extrascolastiche a pagamento: la valutazione del diploma perde valore, la certificazione delle competenze pure. Conta, per esempio, se hai fatto un anno all’estero: un anno all’estero costa dai 15 mila ai 50 mila euro.

Si tratta di una delle decisioni che chiariscono meglio la natura di questo governo: un gabinetto paleoliberista di destra, guidato dalle idee di Giavazzi e dell’Istituto Bruno Leoni. Il curriculum mette tra parentesi il diploma cui è allegato: perché al mercato non basta il valore legale del titolo di studio, e nemmeno il voto. Il mercato vuole sapere cosa sta comprando.

Tomaso Montanari

La piazza

In questo 25 aprile ribaltato gli ideali del socialismo sono incarnati dall’estrema destra. Casa Pound va in piazza a fianco dei ristoratori, Giorgia Meloni parla di democrazia sospesa e ha ragione:

Lunedì, il Presidente Draghi illustrerà al Parlamento il Recovery Plan, un piano che impegnerà economicamente le prossime generazioni e che segnerà i prossimi decenni. Dopo l’illustrazione, il documento sarà inviato direttamente alla Commissione Europea, senza che le assemblee parlamentari possano entrare nel merito. Mancano meno di 48 ore dalle sedute parlamentari e il Recovery Plan non è stato ancora nemmeno pubblicato”. 

Giorgia Meloni

E ancora:

In Italia, ormai, la democrazia è sospesa anche grazie all’ampia maggioranza che sostiene il Governo, che su un tema così importante ha deciso di rinunciare ad esercitare il suo ruolo. Fratelli d’Italia chiede ufficialmente il rinvio del dibattito parlamentare ai Presidenti delle Camere: tutto ciò è letteralmente inaudito e mi auguro che gli altri partiti facciano sentire la loro voce. Anche l’indecenza ha un limite.

Giorgia Meloni

Questa volta non basterà che una sinistra dalle mani sporche di inciucio accusi la destra di populismo e demagogia. Quando l’unica opposizione a un’oligarchia de facto è la demagogia, ben venga: forse è ciò che resta di una democrazia uccisa dai potentati massonici, forse è il tempo di una nuova rivoluzione condotta da una donna che è di destra, sì, ma di quella destra massimalista che proviene dal socialismo ed è molto meglio di una sinistra da consommé.

Rosa Johanna Pintus

Che fine ha fatto Jessica Hyde? L’ombra della paura per una serie no vax

Che fine ha fatto Jessica Hyde, l’eroina della distopica Utopia? Le notizie in rete non sono tranquillizzanti ed è la seconda volta che il progetto Utopia naufraga.

Un portavoce dello streamer ha purtroppo dato la notizia che nessuno avrebbe voluto. Il thriller di cospirazione apocalittico di Gillian Flynn, lanciato nel periodo di Halloween, non tornerà per una seconda stagione

Playblog.it

Un miracolo: le ragioni di opportunità hanno, per una volta, la meglio sulle ragioni economiche o è una pia illusione? Playblog.it prova a cercare gli impedimenti tecnici per la mancata trasmissione, da parte di Amazon Prime, della seconda serie: forse è stata poco apprezzata, forse Amazon ritiene di non investire su questo progetto.

Descriviamo brevemente la trama per i non appassionati del genere:

Jessica Hyde ( Sasha Lane) non è soltanto il personaggio di un fumetto ma una ragazza utilizzata come cavia per sperimentare alcuni virus.

Il padre della ragazza nasconde informazioni sugli esperimenti all’interno di un comic soon.

L’antagonista di Jessica e dei suoi amici Nerd è il Dottor Christie, l’ideatore di una carne vegetale che potrebbe fermare lo sfruttamento delle risorse della terra.

Un personaggio poco chiaro, estremamente ricco, eccentrico e determinato nella realizzazione di un piano diabolico: orchestrare una finta pandemia per far precipitare la popolazione nel panico; l’azienda del dottor Christie finge a quel punto di trovare il vaccino ma qual è l’inquietante effetto collaterale del vaccino venduto a caro prezzo ai governanti? Il composto chimico sterilizza i vaccinati ponendo fine al sovraffollamento del pianeta.

Va detto, per gli appassionati, che Utopia nasce come serie inglese. Le differenze, rispetto all’originale, sono molte, tuttavia Amazon, col suo remake, ha avuto il merito di divulgare una trama geniale già in epoca Covid: la serie è uscita ufficialmente, in un Amazon ancora libero, il 30 0ttobre 2020.

Perché allora ci sono state delle remore per quanto riguarda la seconda serie? Sconvenienza? Pressioni? Censura? I temi in effetti sono forti e davvero troppo vicini a ciò che stiamo vivendo.

A tvserial.it la sceneggiatrice Gillian Flynn ha affermato che si sarebbe detta disposta a superare il tema della pandemia se Amazon si fosse dichiarata interessata alla serie.

La Flynn non è una che si lascia intimidire ma sa che è molto difficile portare avanti la trama originaria adesso:

Me lo aspettavo! Mi piace scrivere cose che suscitano reazioni forti e aprono dibattiti; so però che parlare di pandemia dentro una reale situazione pandemica può creare apprensioni.

Gillian Flynn

Scrive Ben Travers in IndieWire:

Gillian Flynn - Wikipedia

“Utopia’s” heroes set out to destroy dangerous vaccinations — an idea that, on its own, sounds far more disturbing right now than it did in 2013.

Di fatto la seconda serie di Utopia sta incontrando notevoli perplessità perché i punti di contatto con l’attualità sono troppi e una parte dell’opinione pubblica, quella maggiormente indipendente, rifiuta la campagna unidirezionale di informazione a cui è quotidianamente sottoposta.

Ci troviamo nella condizione politico-psicologica per cui una serie ha la capacità di far tremare la costruzione delle grandi case farmaceutiche?

Il timore, di questo passo, è che anche il celebre Cassandra Crossing, film di fantapolitica prodotto nel lontano 1977 che accusa l’OMS di coltivare virus pandemici, possa essere considerato un’opera d’arte deviata.

Le immagini del rogo dei libri voluto da Hitler durante la nazificazione delle menti tedesche sono già così lontane?

Buon vaccino a tutti.

Rosa Johanna Pintus

Foto tratte da utopiafandomtv.com e da recensioni Amazon

Hippie Hip-pie, un corto si interroga: esiste libertà nella ribellione?

Hippie Hip-pie è un cortometraggio diretto dal regista Marco Bracco; difficile, dissidente all’estremo, il film comincia come un sogno ambientato nei luoghi più intimi del paesaggio ligure, un omaggio a uno dei momenti più poetici e colorati della storia: la vita dei figli dei fiori narrata attraverso la voce “extradiegetica” di Giovanni Funiati che si contrappone e si fonde con una musica completamente diegetica nella quale fluttuano i personaggi. Il  codice espressivo, nella coraggiosa scelta di Marco Bracco, è quello del linguaggio non verbale e non è un caso che i personaggi siano privi di nome. 

L’impressione è quella di una visione sublime, di una bellezza panica in cui esseri umani e natura convivono pacificamente senza prevalere gli uni sull’altra in una sorta di antica e contemporanea utopia che accosta la Beat Generation a Greta Thunberg raccontata dalle sapienti inquadrature di Marco Mastino, operatore e direttore della fotografia, e dalle immagini statiche di Alessandro Calza e Andrea Sclafani

Hippie Hip-pie

Al centro della vicenda vi è un gruppo di giovani idealisti, convinti che il culto della bellezza, la sua etica sia sufficiente, di per sé,a giustificare una scelta di libertà svincolata da regole borghesi. Con vesti colorate che, grazie al lavoro della costumista Sofia Minetti (ex modella per la prima volta sullo schermo) si fondono con le scenografie naturali, l’amicizia incondizionata, la solidarietà e la libertà sessuale i giovani vivono sulla strada, sotto il sole, leggeri come i loro abiti. 

Una macchina da presa priva di tabù fa cadere però, scena dopo scena, i veli di Maya che illudono la piccola comunità. Al sogno di una comunità agreste e autosufficiente che ha come fine una consapevole libertà individuale segue un risveglio drammatico, duro, doloroso di cui è emblema il personaggio interpretato da Simone Pastorino, un giovane marinaio che abbandona la vita militare per abbracciare il sogno hippy. Accompagnato dalle suggestive note e dalle parole di Scott McKenzie, Bob Dylan, Joan Baez, i Pink Floyd, i Beatles, i Rolling Stone, i Queen, Michel Delpech, David Bowie, The Kinks, Lou Reed e Patty Pravo, confuso tra le braccia di Asia Marcenaro e la violenta passione omosessuale il marinaio comincia ad affondare.

La marijuana e il sogno psichedelico, vissuto come espansione della personalità, vanno ben presto a sostituirsi alla spiritualità, ai momenti mistici,all’amore universale e il corpo e l’amore del giovane vengono mercificati per ottenere i soldi necessari alla sopravvivenza della comunità e al reperimento della droga.

Dunque, nel breve spazio di 28′ 43”, la narrazione cambia in modo brusco poiché quella libertà, cantata attraverso gli arrangiamenti musicali di Giovanni Arichetta con la partecipazione di Andrea Sclafani o danzata grazie alle coreografie di Mauro Graniti, diviene essa stessa una terribile prigione in grado di condurre i più deboli alla degradazione e alla progressiva perdita di sé.

Amara è quindi la constatazione del regista: in un mondo capitalista la scelta della libertà è soltanto un’illusione eppure, osservando la realtà odierna, drammatica e distopica, quello spirito libero entro ci rugge.

In effetti la vera trasgressione non è il percorrere la strada opposta a quella indicata dalla società o dal genitore ma il riuscire ad essere se stessi al di là della ribellione.

P. Tramonte

Il film sarà presentato nell’ambito di eventi diversificati non appena verranno meno le restrizioni relative al Covid 19

Rosa J. Pintus