La scuola in fallo: istruzione, distruzione e paure

Ritratto di una media

Angosciati, scontenti, sdraiati ti osservano. Ti provocano, ti irritano, ti scuotono e disegnano falli: sulle tende ignifughe e giallognole (quando ci sono), sulla lavagna o sulla porta o

sul moncherino che ne è rimasto. O incisi sui vetri. Ne ho viste tante di scuole e di adolescenti tantissimi: cambiando il ceto l’atteggiamento di base permane e il fallo resta, apotropaico e catartico. La scuola media è così: un triennio di scazzo e di rabbia, di braccia troppo lunghe che non si sa dove metterle, di ormoni che esplodono e di lacrime che cadono.

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Il Genovese: storia di un uomo, atto secondo

Eva Peron e il Genovese

La storia è sempre quella dei vincitori, il Genovese lo sa ma sa anche questo: non esiste Bene e non esiste Male, non esiste il giusto in assoluto e non esiste chi sbaglia e basta.

Si tratta di una realtà triste, difficile da accettare e che spesso si scontra con gli -ismi del Novecento; in questo blog io voglio dare spazio all’uomo, non all’ideologia.

Il Genovese e io corriamo su binari diversi ma lui ha qualcosa in più di me: una storia vissuta in prima persona e che va raccontata. Lo ascolto al telefono e le parole divengono immagini, odori, sapore di Storia.

 

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Il Genovese: storia di un uomo, atto primo

Un incontro inatteso

 

Le persone si incontrano per caso,o per destino, a volte per strada e a volte in rete; a volte, e per assurdo, sono accomunate da obiettivi simili ma differente ideologia.Conosco il Genovese per caso, su FB; è uno di quelli che non si sofferma sul mio aspetto fisico ma sulle parole che scrivo.

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Incontri ravvicinati tra neri e periferia

Sono neri

Sono neri e tutti maschi; non è facile entrare in classe all’inizio, non perché sono bianca ma solo perché sono donna. Tuttavia entro perché ho scelto io il mio posto anche se il mio cuore è ancora in periferia; ho scelto gli adulti perché mio figlio è adolescente e insegnare ad altri adolescenti, con i loro cappucci e gli sguardi imberbi, sarebbe stato troppo. Il fatto però è che pure questi sono adolescenti, col cappuccio e con lo smartphone, perché ai CPIA ormai i minori sono tanti.

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