L’Ucraina come Elena di Troia

Da otto anni l’Ucraina è in guerra, un conflitto fratricida che vede da un lato i filorussi e dall’altro i filoeuropei. Viktor Janucovyc, il presidente, non potendo vincere, lascia il Paese.

Putin non ci sta: le proteste sono state finanziate dagli Stati Uniti che vogliono circondare la Grande Russia di basi missilistiche occidentali quando la Nato, caduto il Muro di Berlino, non avrebbe più senso di esistere.

Invece esiste e attira a sé gli ex paesi del patto di Varsavia! I guerrafondai sono loro, pensa Putin, e non ha torto, agli Americani l’Ucraina interessa quanto ad Agamennone interessava Elena di Troia: non per le sue grazie il re dei re sacrificò la figlia Ifigenia!

Per gli Usa Ucraina significa Europa, significa mettere in scacco matto l’avversario di sempre, significa creare ansie e difficoltà alla Cina.

L’Ucraina, ahimè, non conta: la partita è un’altra. E in effetti Volodymyr Zelen’skyj viene interpellato pochissimo, il suo curriculum di comico e di sceneggiatore ce lo mostra nella fragilità di un Nerone che suona l’arpa tra le fiamme del suo Paese.

Non può far nulla ora Zelen’skyj, presidente odiato dal Donbass, simpatizzante dell’estrema destra e filonazista nonostante le sue origini ebraiche. Zelen’skyj è un mistero di cui sappiamo troppo poco per poter osare un qualsiasi giudizio ma possiamo comunque osservare un fatto inconfutabile: manipolato e manovrato dagli Stati Uniti, ha osato l’inosabile pensando che sarebbe stato aiutato dalla Nato in caso di guerra.

Invece Zelen’skyj e l’Ucraina erano l’esca perfetta per innescare una guerra senza sparare un colpo. Il fatto è che, perché un intervento sia giustificato, occorrono delle vittime sacrificali: Agamennone sacrificò la figlia Ifigenia, la Nato gli Ucraini (meglio ancora se donne o bambini).

L’aiuto della Nato è prudente: arrivano armi, non arrivano uomini. Quali costi avranno queste armi? Nulla è gratis.

In tutta questa vicenda colpisce la completa sudditanza dell’Europa, la sua assurda incoerenza.

Perché c’è un fatto. Un gasdotto, il Nord Stream 2, costruito già al 95%, è voluto da Russi ed UE. La Germania in particolare ne conosce l’importanza economica; gli Ucraini invece sono da sempre contrari a questa soluzione poiché guadagna dal passaggio del gas nel suo territorio mentre il Nord Stream 2 riuscirebbe ad aggirare il Paese.

Cambiato il Governo in Germania, cambiano gli interessi e, con un atto del tutto suicida, la Germania rinuncia a un gasdotto già costruito. Un gasdotto non voluto da Biden, presidente a cui sfuggono alcune pagine dei libri di storia ma che deve aver letto avidamente il primo Ken Follet: la guerra fredda è terminata e con questa la ragion d’essere della Nato.

La Nato però c’è ed è spaventosamente aggressiva, a Putin non resta altro che ricostituire, per difendersi, il Patto di Varsavia e non esclude (lo sappiamo chi è Putin) la forza.

In tutto questo i già poveri civili ucraini sono l’effetto collaterale da mettere in conto: una massa, e quindi un nulla, di gente sacrificabile per Putin, Biden, Zelen’skyj.

L’unica differenza rispetto alle Troiane di Euripide è che almeno molte donne ucraine sono in salvo in Italia.

Alessandra Giordano


Necessitas non habet legem, sed ipsa sibi facit legem: i motivi d’urgenza come semplificazione nella P.A.

La politica delle emergenze ha fatto scacco matto relegando la democrazia all’angolo.

La partita non è stata breve né veloce né improvvisa: le sedici pedine nere hanno cominciato l’avanzata in maniera silente ed attenta tanto che i sostenitori del re bianco non ci hanno neppure fatto caso. Del resto Simone Nardone ricorda che

Il vero politico va istruito con gli scacchi e con il poker poiché strategia e bluff concorrono alla vittoria.

Simone Nardone

La verità, ne parlavo con l’amica Chiara Fasce, attivista ben prima di me, è che all’inizio non ci siamo quasi accorte di nulla mentre adesso il passato è così leggibile, così evidente da ricordare l’ultimo capitolo de La Recherche di Marcel Proust (senza la lettura del quale non si comprende il significato del romanzo).

Il Concorso DS

La prima volta che ho letto in calce a un documento “per motivi di urgenza” mi trovavo in Emilia Romagna. Mia figlia Partecipava ai campionati nazionali di danza sportiva e noi alloggiavamo in una roulotte al Camping delle Rose. All’epoca di Coviddi non ce n’era davvero e neppure li si immaginava. Avevo una ferita quell’anno, ha ragione il poeta Gianni Priano, ma la leccavo come un gatto sornione al sole: avevo partecipato al concorso per DS, avevo superato la prima prova, non la seconda; per assurdo ero stata coinvolta dalla mia amica Giuliana Della Valle in un progetto senza precedenti: la stesura di un manuale per concorsi perché, a sua detta, scrivevo bene.

Il manuale, Mare Magnum, pubblicato due anni fa con tanta fatica e dedizione fu il più bel brainstorming a cui mi sia mai trovata a partecipare in un momento in cui il Ministero della Pubblica Istruzione voleva dividerci a tutti i costi in vincitori e ricorrenti nella logica del divide et impera.

Pur lavorando al progetto e non essendo in alcun modo negativa nei confronti dei colleghi vincitori, il risultato del Concorso non mi convinceva tanto più che coloro i quali non avevano superato la prima prova erano riusciti, tramite ricorso, ad essere ammessi alla terza prova.

E noi? Noi che avevamo superato la prima prova ma non la seconda?

Molti colleghi erano davvero preparati e risultava impossibile credere che non avessero superato la prova scritta; in breve, delusi dai sindacati, istituimmo il Comitato Trasparenza è Partecipazione e ci attivammo alla ricerca della verità.

Uno dei numerosi ricorsi al Tar ottenne la seguente sentenza:

Il ricorso va accolto a seguito della riconosciuta fondatezza della doglianza che ha contestato la legittimità dell’operato della commissione plenaria nella seduta in cui sono stati fissati i criteri di valutazione, con conseguente annullamento in toto della procedura concorsuale in questione.

Giudici del Tar del Lazio

La sentenza del Tar venne immediatamente sospesa dal Dicastero ; l’allora Miur depositò l’appello al Consiglio di Stato

con richiesta di sospensione dell’efficacia della sentenza per ragioni di necessità e urgenza.

Ebbene quindi il Tar si era interrogato sulla legittimità del concorsone ma il Ministero della Pubblica Istruzione ne annullava, di fatto, la sentenza per ” ragioni d’urgenza” .

Pensai che la politica fosse un magna magna e che questa ragione in calce al documento fosse un vulnus nel diritto ma poi passai ad altre questioni: la vita all’epoca andava avanti e, a dirla tutta, un anno dopo il Consiglio di Stato annullò la sentenza di annullamento del Tar dando ragione ai vincitori con buona pace di tutti.

Il problema non è capire chi avesse ragione ma comprendere se la ragion di Stato valga di più della Costituzione e dei passaggi giuridici necessari alla ricerca della giustizia in una democrazia.

Il mito dello snellimento della burocrazia

Perché di fatto è dagli anni Novanta che ci siamo assuefatti a questa comoda dicitura confermata da Bassanini.

L’utilizzo di provvedimenti extra ordinem era stato ritenuto importante per la competitività del nostro lento sistema burocratico che doveva rigorosamente allinearsi ai parametri di Maastricht.

E c’è stata una corsa alla semplificazione guidata dall’EIPA.

Un procedimento amministrativo va però motivato da un lato per consentire alla cittadinanza di controllare l’operato della pubblica amministrazione, dall’altro consente al privato, che si ritiene leso dall’attività amministrativa, di impugnare il provvedimento, contestando il merito delle motivazioni (oltre a poter contestare eventuali violazioni di legge, di forma o di competenza).

Per tali motivi ogni provvedimento amministrativo deve essere motivato. Le uniche eccezioni sono rappresentate dagli atti normativi e da quelli a contenuto generale, entrambi espressione di discrezionalità politica e non amministrativa (art 3 Legge sul procedimento amministrativo).

Ora, io non sono una giurista e cerco di barcamenarmi in questa materia complessa, temo tuttavia la discrezionalità politica e tutto ciò che da questa può derivare.

La Legge n 241/1990 impronta tutta l’azione della p.a. ai famosi criteri di economicità, efficienza ed efficacia che annullano qualsiasi pensiero critico.

Le norme giustificate dalla necessità però danneggiano in modo indelebile la democrazia: quali circostanze, non previste e non prevedibili, possono imporre l’ adozione di misure straordinarie atte a fronteggiare situazioni di emergenza?

L’utilizzo di continue deroghe agli articoli della nostra Carta va, per conto mio, ad oscurare quel principio di trasparenza e pubblicità che dovrebbe rendere il cittadino partecipe al dialogo con le istituzioni che lo rappresentano e colloca le istituzioni stesse in una torre d’avorio inaccessibile.

Presupposti pericolosi

I presupposti di questo modus operandi sono “i casi straordinari” e “la necessità e l’urgenza”, laddove per caso straordinario si debba intendere ogni fatto imprevedibile, naturale o sociale, che metta in pericolo la vita, l’incolumità o i beni della persona ( un terremoto, un’alluvione, una guerra); necessità ed urgenza offrono al governo la possibilità di non affrontare l’iter parlamentare; da qui deriva l’utilizzo di un linguaggio bellico e il ricorso alla figura di un grande generale in materia di sanità.

Lo Stato di guerra è il presupposto per il conferimento, da parte del parlamento deliberante, dei poteri necessari e straordinari al Governo. Questo era avvenuto con Conte, non ricordo sia avvenuto nella stessa maniera con Draghi ma forse mi sono distratta.

Per l’attuale governo dalle larghe intese l’utilizzo del decreto legge è manna dal cielo: come potrebbe un uomo abituato ad essere solo al comando, più generale del generale stesso, accettare la dialettica del Parlamento e delle quaestiones disputatae?

Disporre sospensioni al diritto ordinario è più semplice e chi non accetta l’ ipse dixit è condannato alla fame come mostra il comune destino di sanitari, poliziotti e docenti che non si sono piegati al Potere.

Speranza

Se al limite l’operato di Conte era giustificabile, considerato il panico in cui è precipitato il mondo in seguito alla Covid e la poca esperienza in materia di pandemie, l’esecutivo di Draghi non ha diritto di essere: l’uomo d’Europa ha ridotto l’Italia a un feudo in cui le stesse raccomandazioni europee sono disattese in nome di un delirio monarchico.

E l’emaciato Ministro della Salute? Sicuramente non era preparato alla vis di un potere che lo sta stritolando, tuttavia se vengono fatti degli errori vanno risarciti. Speranza è già stato giustificato per non aver aggiornato il piano pandemico in un momento di disattenzione in cui l’attuale disastro non era neppure immaginabile, momento a cui Ranieri Guerra ha cercato maldestramente di porre rimedio scomparendo dalla scena pubblica.

Nel caso del ministro Speranza non si tratta di 2500 dirigenti scolastici in concorso per un posto al sole, si tratta di un uomo che ha avuto e ha tuttora in mano il destino di un Paese e chi obiettasse che tutto sommato il nostro non è un medico e potrebbe esser stato mal consigliato, consideri che esiste la culpa in eligendo.

Ultimamente il Tar del Lazio, su ricorso di Erich Grimaldi per il Comitato Terapie Domiciliari, ha annullato la circolare ministeriale della “tachipirina e vigile attesa” in quanto avrebbe impedito ai medici di operare secondo coscienza e che avrebbe condannato a morte, perché di questo si tratta, parecchi Italiani.

Per le disposizioni in materia di Covid alcuni medici sono stati sospesi e altri vivono nel terrore di essere radiati per la semplice richiesta di una serie d’esami allergologici da prescrivere a pazienti che giustamente pretendono rassicurazioni sul proprio stato di salute.

Paradossalmente oggi l’Esecutivo spaventa più della Covid, paradossalmente oggi i sani pregano di ammalarsi per poter esercitare quei diritti costituzionali garantiti prima dello stato di emergenza.

Giorgia Meloni ha commentato con parole dure l’operato di Speranza:

La sentenza del Tar del Lazio mette una pietra tombale sull’operato del ministro Speranza, che ha la grande responsabilità di non aver mai voluto ascoltare le numerosissime esperienze cliniche portate dai medici di base: Speranza non deve restare un minuto di più.

Giorgia Meloni

Il presidente del Consiglio di Stato Franco Frattini però, uno dei papabili candidati al Quirinale, ha scelto di sospendere l’efficacia della sentenza, rimandando tutto all’udienza del 3 febbraio.

Il tutto è possibile perché da due anni si agisce in regime di necessità ed urgenza in nome di un’emergenza che avrebbe potuto essere gestita diversamente se, negli anni precedenti, si fosse investito nella sanità pubblica abbandonando la mission per giungere a una sanità privata.

Ma, questo è ormai chiaro, necessitas non habet legem, sed ipsa sibi facit legem e questo è molto comodo.

Alessandra Giordano


Oi àristoi: la kalokagathìa scolastica dei migliori

Lascio la parola, per quest’articolo, all’amica Cristina Tolmino poiché io mi sento, come chi abbia vomitato per lungo tempo, priva di energia.

Spazzata via dalla cattedra come me, lascio a lei ogni commento.

Rosa J. Pintus

Certo che in due anni ne abbiamo viste di tutti i colori, dalla Dad, portata avanti dai singoli docenti come uno sforzo individuale in preda all’emotività e all’ugenza, in  nome della causa e per il bene dei ragazzi, alla scuola sicura della ministra Azzolina, con i suoi banchi a rotelle che, rapportati al contesto odierno, fanno sorridere, alla scuola sicura del ministro Bianchi, con il suo certificato verde, dalla valenza meramente  divisiva e diversiva , il cui unico fine era distrarre l’opinione pubblica da tutte le inadempienze dei vari governi che si sono avvvicendati anche prima della pandemia, dai quali mai nulla è stato fatto per provare a risolvere i problemi storici del mondo della scuola che ormai vengono elencati come una litania: classi pollaio, mancanza di spazi, carenza di organico, mancanza di sistemi per il ricambio dell’aria , problema per il quale il ministro ha emanato disposizioni esilaranti, etc. 

Ora, come evoluzione del certificato verde, per ottenere la scuola sicura tanto agognata dal monistro Bianchi, si è imposta l’ennesima umiliazione a tutto il personale della scuola con l’obbligo vaccinale, da espletarsi fino alla terza dose. 

Fallimento del certificato verde

Dal monento che il certificato verde ha fallito fin dalle sua nascita come norma di prevenzione sanitaria poiché  il controllo e il monitoraggio delle possibili infezioni hanno coinvolto solamente i non vaccinati, essendo i vaccinati liberi di contagiarsi e contagiare senza sottoporsi a tampone, si è ben pensato di rendere la scuola più sicura facendo cadere l’illusione della prevenzione sanitaria per esibire un provvedimento di legge che istituzionalizzasse la persecuzione politica per coloro che ancora non si sono decisi a cedere al ricatto dell’inoculazione fozata dietro sottoscrizione dell’immancabile  consenso volontario estorto.   

La mancata sottomissione all’accettazione dell’obbligo comporta, per il docente ribelle, la sospensione dall’insegnamento fino al momento in cui non si sarà “redento”, o comunque per non meno di sei mesi. La sospensione, precisa il decreto, non ha carattere disciplinare (nel qual caso sarebbe prevista una sorta di indennità alimentare, che al docente ribelle non spetta, in palese contrasto con l’articolo 36 della Costituzione, ma ormai non ha neanche più senso evocare la Costituzione, che è stata violata e violentata con una barbarie inaudita) , prevede che al lavoratore sospeso non sia corrisposto emolumento alcuno, e prevede, almeno per ora, la conservazione del posto di lavoro. In pratica, non si percepisce lo stipendio per sei mesi, si perdono anzianità e contributi pensionistici, ma , per ora, non si rischia il licenziamento, ma, in assenza di stato di diritto, non è scontato neanche questo.

La “sospensione”

La procedura di sopensione è macchinosa e poco chiara nella sua esecuzione, ed è scaricata interamente sulle spalle dei Dirigenti Scolastici, molti dei quali avendo già applicato a malincuore il decreto sul Green pass, dovranno vestire obtorto collo i panni di novelli kapo del XXI secolo,  convocare i loro docenti, e dire loro uno per uno “Tu si”, “Tu no”, prendendosi la responsabilità di privare molte famiglie della loro fonte di sostentamento, oltre che della loro dignità. 

Aggiungo che il certificato verde è stato un requisito essenziale per lo svolgimento, anzi, l’erogazione del servizio in presenza, un vero e proprio lasciapassare, il possesso del quale permetteva o non permetteva l’accesso al posto di lavoro; diverso è il caso del vaccino, perché esso è requisito essenziale per svolgere la professione di lavoratore della scuola, non riguarda, cioè, un eventuale contatto con un eventuale pubblico, ma riguada, invece, l’essenza stessa dell’esercizio di una professione, come fosse equivalente a un titolo di studio, o al  superamento di un concorso.

 Il certificato verde riguardava l’esercizio di una professione, il vaccino riguarda la persona in quanto lavoratore, viene a far parte integrante dell’essenza stessa della professione di chi lavora nella scuola. Sono sottigliezze, ma importanti. Rifiutare il green pass significava rifiutare l’ipocrisia della finta sicurezza con cui si imponevano condizioni per l’esercizio della professione. Rifiutare il vaccino significa rifiutare un requisito imposto per essercitare le professioni legate al mondo  della scuola. 

Appurato dunque che la pericolosità sanitaria del docente non vaccinato e sottoposto a tampone ogni 48 ore è stata in questi tre mesi di scuola nulla, poiché il docente sottoposto per obbligo a tampone è stato l’unico a controllarsi, è d’uopo cercare di capire in cosa possa risiedere la sua pericolosità, quali siano le motivazioni che permettano di giustificare un provvedimento come la sospensione e l’umiliazione della mancanza di sostentamento.  

Il docente non vaccinato non viene sospeso per motivi sanitari o disciplinari ma per motivi politici, poiché rappresenta un pericolo ideologico, perché rappresenta il dissenso, la resistenza, il pensiero critico , e questo, nella scuola dei migliori, voluta dal governo dei migliori, va abbattuto.

La scuola , in quanto feudo governativo per eccellenza, non può permettersi il dissenso, non può lasciare che chi manifesta un pensiero diverso e dissonante con quello del main stream possa essere lasciato libero di vivere con dignità, lavorare e avere una vita decorosa, la scuola deve castigare, reprimere, essere forte con i deboli e punire quei quattro “sfigati” che ancora non si sono andati a fare la puntura salvifica e mai lo faranno, nonostante tutto. 

Del resto, già nella circolare ministeriale del 27 luglio, che ha preceduto il famigerato decreto con il quale si introduceva l’obbligo del possesso e dell’esibizione della tessera verde  per accedere ai locali scolastici,  il ministro Bianchi aveva sottolineato l’importanza del ruolo del docente come promotore della campagna vaccinale, invitando gli insegnanti a farsi carico di essere  il tramite fra i giovani e il vaccino, e ognuno ha partecipato alla campagna pubblicitaria a suo modo.

Perciò saremo eliminati dalla scuola, perché non c’è posto per noi nella “scuola dei migliori”, perchè rappresentiamo un pericolo non sanitario ma ideologico, saremo ridotti alla fame per non avere accettato non una norma di precauzione sanitaria ma un ricatto politico e questo deve essere ben chiaro e manifesto, come è manifesto che la nostra “cacciata” avverrà giorno 15 dicembre, e giorno 16 dicembre si darà inizio alle vaccinazioni pediatriche, e allontanare  i docenti dissidenti è un ottimo modo per togliere un potenziale interlocutore alle famiglie che nutrano dubbi sulla necessità di sottoporre i loro bambini alla sperimentazione del siero. 

La scuola “dei migliori”

Nella nuova scuola “dei migliori”, riformattata all’insegna della censura non c’è spazio per il contraddittorio, per il confronto, per la creazione di pensiero che scaturisca dalla dialettica tesi-antitesi.

La scuola si è trasformata da luogo dell’inclusione a luogo della discriminazione, senza eclusione di colpi, nessuno è risparmiato, i primi a essere colpiti siamo stati noi adulti, poi piano piano si è giunti ai ragazzi, esclusi anche da molte attività facenti parte della vita scolastica se non in possesso di tessera verde, e si arriverà ai bambini.

La scuola, luogo in cui si realizzano la formazione e l’educazione, si è schierata scegliendo la repressione , che è antitetica all’educazione, e con la repressione pretende di insegnare l’ubbidienza, profondamente differente dal rispetto della legge, ma soprattutto, avvalla e difende un concetto di “libertà” come privilegio, di “diritti” come concessioni che si rinnovano a scadenza sotto la pressione di un ricatto, che dovrebbe fare rabbirividire chiunque abbia la responsabilità di sedere dietro una cattedra.

Cristina Tolmino


Fronte del porto

Non c’è Terry Malloy a Trieste, né a Genova, né ad Ancona: sarebbe stato comodo cedere al compromesso, alla corruzione, alla protezione di un Governo che avrebbe addirittura offerto tamponi gratis ai portuali pur di non fermare la produzione.

Forte e chiara la denuncia di Stefano Puzzer che suona, nella sostanza, in questo modo:

dentro si lavora senza alcun controllo, fanno finta di non vedere ma noi non ci accontentiamo dell’inganno.

Samer nega:

Dallo scorso 15 ottobre all’ingresso di tutti gli uffici – nelle sedi di piazza dell’Unità d’Italia, Interporto di Fernetti e Terminal Portuale di Riva Traiana – una guardia giurata controlla il green pass di dipendenti, fornitori e visitatori.

Samer

E chi tra i due possa aver ragione è per noi evidente ma lasciamo ai posteri l’ardua sentenza.

Ciò che conta è ben altro, i porti sono diventati i luoghi in cui si difende la Costituzione: una, sola e antifascista.

E i portuali, gli insegnanti, le madri, gli studenti per questo combattono: per evitare la deriva totalitaria.

La gente però non se ne accorge, ritiene fascisti coloro che dissentono e si ribellano perché

Tutti i fatti possono essere cambiati e tutte le menzogne rese vere in modo che la realtà sia solo un agglomerato di eventi in continuo mutamento e di slogan in cui una cosa può essere vera oggi e falsa domani. E ciò in cui ci si imbatte non è tanto l’indottrinamento quanto l’incapacità di vedere i fatti.

Hannah Arendt

Le parole della filosofa vittima del Nazismo sono un severo monito e, ormai, una conferma, di quanto sta accadendo in Italia, un’Italia-al pari della Grecia-ridotta a feudo di potentati economici e massoni senza scrupoli.

Il modus operandi del nostro Esecutivo lascia esterrefatti per la naturalezza con cui cambia le evidenze oggettive: da un lato la connivenza con forze chiaramente eversive, dall’altro la fredda indifferenza con cui il Ministro Lamorgese ordina alla Polizia di attaccare inermi manifestanti con gli idranti e i lacrimogeni.

Dura la condanna della Cub:

Si usa la minaccia fascista per colpire i diritti dei lavoratori. Che le cariche contro i picchetti dei lavoratori fossero già predeterminate lo si è visto quando gli agenti sono arrivati in tenuta antisommossa. Il Governo Draghi pensa di affrontare così le giuste richieste dei lavoratori?

M. Amendola, segretario nazionale della Cub

Alla violenza di questa notte cupa della democrazia gli studenti rispondono con la piazza, con i canti, con la danza.

Studentesse della secondaria di secondo grado danzano in risposta alle restrizioni a cui sono soggette.

“Danziamo perché la Piazza non è violenza, perché abbiamo subito troppo e perché la situazione sta peggiorando” affermano dopo la performance.

Non capiscono loro, studentesse del biennio, come sia possibile dover conoscere la Costituzione a scuola e vederla disattesa nella realtà. Tante le domande, tante le analogie con i periodi studiati e la risposta è agghiacciante:

Le origini del totalitarismo: cinque frasi dal libro di Hannah Arendt

il totalitarismo attinge proprio alla stupidità, alla convinzione cieca di agire per conto di uno Stato che ci ama e ci protegge.

Incredulo, Gianluigi Paragone di Italexit osserva:

“Hanno dovuto mettere insieme il Governo dei migliori con le larghe intese, per azionare gli idranti nei confronti dei lavoratori. Guardate dove siamo arrivati!”

Il senatore Gianluigi Paragone

Non tutti i cittadini ci stanno quindi, non quelli che si rifiutano di divenire sudditi di mostri finanziari che agiscono soltanto per il proprio Bene, mostri che, se pur non hanno un volto, hanno un nome:

Vanguard, Black Rock e State Street . Lo spiega bene Tiziana Alterio nel suo libro: queste forze sono l’arché del nuovo mondo green desiderato dai governi occidentali tutti e di cui Italia e Francia sono le apripista.

Ma la macchina del fango è già in azione: come si è cercato di colpire la Schilirò, ora si cerca di delegittimare Puzzer, accusato di essere un ex sindacalista (quasi fosse un reato)!

Stefano Puzzer è la testimonianza vivente che il popolo non combatte contro il vaccino ma contro l’assurda ingiustizia della tessera verde, la prova? Il portuale è vaccinato!

Tra i ribelli, quelli che forse un giorno ricorderemo come partigiani se tutto andrà bene o come nemici dello Stato se tutto andrà male, non c’è la Cgil che è passata nell’esercito dei padroni, non c’è Leu che dovrebbe difendere i lavoratori ma la Cub, Italexit, i comitati dei cittadini e un’ambigua Giorgia Meloni che, se da un lato dà speranza al popolo No Green Pass, dall’altro sorride a un Salvini ancora più ambiguo.

E che dicono i fascisti? Quelli veri e non violenti? Guardano attoniti la vittoria di un liberismo che nel ’45 aveva il volto sorridente dei soldati americani e il sapore di una cioccolata che ci avrebbe resi schiavi nel volgere di qualche decennio. Con pazienza, con fermezza il ragno neoliberista ha tessuto la sua tela.

La politica, quella vera, si fa in agorà: la piazza ateniese, luogo in cui la democrazia mosse i primi passi, è la zona di luce che preoccupa il governucolo del banchiere. Per questo la piazza va fermata e recisa, che spina nel fianco quegli intellettuali che producono pensiero, che svegliano dall’ipnosi, che raccontano la Storia!

Il professor Becchi

Che rabbia quelle professoresse che resistono!

La professoressa Alessandra Giordano

Quei sanitari sospesi che continuano a insinuare dubbi.

Silvia, la famosa farmacista dissidente invitata a parlare da Alessia, studentessa di Scienze Politiche che ha passato i primi due anni in Dad e che, senza Green Pass, non può accedere alle lezioni.

Ma soprattutto che rabbia questi portuali che non si piegano e che rischiano di sovvertire l’ordine costituito e che, da Trieste in giù, hanno intenzione di non mollare mai!

Blocco portuali | Trieste chiama e Genova risponde | Video

Rosa J.Pintus


Di tutta l’erba un Fascio? L’attacco alla Cgil come scusa per bloccare le piazze

Di una cosa certamente si è reso conto il nostro Esecutivo: i cittadini non sono sudditi.

E quindi?

Vanno fermati.

A vent’anni dagli scandali del G8 di Genova la Storia si ripete ma l’italico popolo dei “sì drags” non vede, non sente, non parla.

Le dinamiche dei Black Block di ieri sono le stesse dell’attacco alla Cgil di oggi .

E magari la Cgil neppure lo sa.

Del resto Hegel ci aveva avvertiti:

Ma ciò che insegnano l’ esperienza e la Storia è che i popoli e i governi non hanno mai imparato nulla dalla Storia.

G.W.F. Hegel

O forse i popoli non hanno imparato ma i governi han ben appreso ogni arte.

Per quanto riguarda la percezione, a Hegel mancava un tassello: la variante fondamentale (e non mi riferisco a quella del virus): ai tempi del G8 al Governo c’erano i cattivi, la Destra considerata Fascista, senza offesa per Berlusconi e per i Fascisti che non credo si riconoscano nello stesso schieramento.

L’ordinata manifestazione di Genova

Ora invece governano i bravi, i puri di cuore, coloro che pongono l’interesse collettivo al di sopra dell’individuo (o l’interesse economico di pochi conta più del popolo?).

Governa la Sinistra e tutti sono liberi e uguali, non vi siete accorti delle verdi aureole che distinguono i bravi cittadini dai reietti?

La Sinistra, brava e magnanima, rende liberi e uguali tutti: donne, diversamente abili, omosessuali, transessuali, eterosessuali con tendenze omosessuali, omosessuali con tendenze eterosessuali, neri, bianchi, gialli e robot.

Tutti uguali se in possesso di green pass.

Le donne, i diversamente abili, gli omosessuali, i transessuali, gli eterosessuali con tendenze omosessuali, gli omosessuali con tendenze eterosessuali, i neri, i bianchi, i gialli e i robot privi di green pass stanno peggio di prima perché oltre alle discriminazioni patiscono la fame.

La Sinistra però lo fa per il nostro bene, ci mancherebbe! E in piazza ci vanno i bimbi capricciosi che non vogliono la medicina amara. Il fatto è che, tra questi bimbi capricciosi, molti appartengono al Partito Comunista, a Potere al Popolo, ai Centri Sociali.

Com’è possibile? Una nuova Scissione di Livorno?

No. Semplicemente la sinistra governativa, stregata dall’immanenza di un Draghi-Dar Fener e dall’imminenza di una consacrazione al potere priva di elezioni, ha abbracciato pienamente il pensiero di Kissinger:

L’illegale lo facciamo subito. Per l’anticostituzionale ci vuole un pochino di più.

H. Kissinger

Idea questa che piace e compiace il Governo dei Migliori.

Le piazze però irritano: sono tante, troppe e disciplinate.

In più la polizia è divisa e tra un po’ ci fa un 1917! Allora ecco riesumato l’antico grido: “In piazza ci sono i fascisti!”.

E quali sono questi fascisti?

Molti giornalisti, che non si possono sporcare le mani a intervistare il vero Fascio, quello repubblichino, dichiarano che i fascisti sono in un unico modo e che pure Gianluigi Paragone è fascista.

Ma non lo è, è sovranista nei confronti dei fasci finanziari europei ( ma pur sempre meno sovranista dell’attuale esecutivo che ritiene il Paese un feudo).

Paragone è risorgimentale, non fascista.

Allora sono fascistiforzanuovacasapound!

Già, loro lo sono e ne vanno orgogliosi ma anche tra loro ci sono delle differenze e Casa Pound a Roma, per esempio, non c’era.

Lo so perché io conosco Casa Pound, conosco Pessot, conosco Plinio. Li conosco perché sono una delle poche compagne che ha accettato di presentare i loro libri come controparte socialista.

Anche se il socialismo l’ho abbandonato lapidata dagli insulti dei compagni e raccolta da terra da Italexit .

Tra Casa Pound e Forza Nuova ci sono delle differenze, una delle prime è evidente: alle adunanze di Casa Pound c’è sempre la Digos, quella stessa Digos che mette infiltrati tra le file di Forza Nuova!

Inoltre, pochi lo sanno, Forza Nuova è un movimento di ispirazione cattolico-tradizionalista, Casa Pound prende invece energia dai Figli del Sole, è quindi un movimento più vicino all’anarchia fiumana che al neonazismo.

Sempre ammesso che l’attacco sia di FN, i video su telegram narrano una regia differente.

Esattamente come i video del G8.

Esattamente come il poliziotto che mi dava della puttana comunistra mentre gli infiltrati bruciavano auto e bidoni a Genova.

Ma forse sono vecchia e ricordo poco: ricordavo persino dei no global ma forse li ho sognati.

L’impressione è che quanto accaduto a Roma sia da inserirsi non solo nella delegittimazione dei no green pass ma anche nella lotta agli ultimi voti della capitale: Fdl e Lega, che da sempre hanno rapporti con le destre extraparlamentari, verranno additati come amanti dei fascisti e Gualtieri trionferà sotto la benedizione dell’Esecutivo.

Il quarto stato

E che la Cgil fosse la preda più facile: lo stesso Giuseppe Pellizza da Volpedo, si sta ribaltando nella tomba nel vedersi appeso nelle sue sedi.

Rosa Johanna Pintus


Le piccole gocce che fanno tremare il mare di menzogne e propaganda

Un mare di menzogne e propaganda rischia di cancellare sotto le sue onde cupe l’Italia; pare assurdo, il 1847 è lontano ma l’Italia è tornata ad essere un’espressione geografica e niente altro. A renderla tale non è stato l’austriaco Klemens von Metternich ma l’ italianissimo Mario Draghi.

Tutto è perduto. Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e la nostra infamia.

Le ultime lettere di Jacopo Ortis, Ugo Foscolo

In un periodo così tragico la Sinistra italiana, nonostante le disgustate e dimenticate dimissioni di Zingaretti, sceglie di incollarsi alle poltrone e di essere complice di una deriva neoliberista che non ha precedenti.

Un atteggiamento non dissimile, camaleontico e iniziato ben prima del Covid è quello dei Cinque Stelle per i quali, a seconda di chi li rappresenta, può essere chiamata in causa la celeberrima classificazione di Leonardo Sciascia:

Quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre.

Il giorno della civetta, L. Sciascia

Tra gli uomini annovero Giuseppe Conte, il senatore Mattia Crucioli, il senatore Gianluigi Paragone.

Si deve pagare per lavorare. Il Green Pass è una vigliaccata
Gianluigi Paragone, leader di Italexit e la sua battaglia contro il Green Pass

Il primo, pur delegittimato da un colpo di Stato, è rimasto nel Movimento e sembra ancora credere in un post Draghi a trazione PD-Cinque Stelle; è uno dei migliori oratori che il Paese ha conosciuto di recente, l’uomo giusto per poter tenere l’Italia intera bloccata in casa.

Scrive Circolo 20 News:

Un Giuseppe Conte d’area gesuita, appoggiato dal medesimo potere decisionale che pilotava Giulio Andreotti. La curiosità vien leggendo e l’accenno alla stessa parola “potere” come potenza concentrata in poche mani, rende tutto credibile, poiché ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che la parola “governo” non è fatta per il bene del popolo, ma per servitù al potere. La prova è che ogni governo, una volta insediato, puntualmente non mette in atto il programma prefissato, ma segue una strada già segnata dai governi precedenti.

Carlo Mariano Sartoris

Eppure quest’uomo è stato fermato da Renzi, su cui è inutile qualsiasi commento, e da Di Maio, perché? Ci risponde Stefano Villa, responsabile organizzativo della provincia di Genova di Italexit, un partito che nel Nord Italia sta raccogliendo importanti consensi:

Di Maio è l’uomo che ha tradito i Cinque Stelle, l’archetipo di colui che lavora nell’ombra e che è disposto ad allearsi con chiunque pur di rimanere al potere. Conte non è di certo un innocente ma è stato sostituito dall’uomo dei poteri forti.

Stefano Villa
Il primo tradimento dei Cinque Stelle

Dei poteri forti, attenzione, e non dai poteri forti come vorrebbe la maggioranza. E infatti Draghi non è che il burattino perfetto di chi esige la totale resa dell’Italia con buona pace del povero Goffredo Mameli morto a soli 21 anni nel 1849 a seguito di una ferita dovuta alla strenua difesa della Repubblica Romana.

E mira al Colle il nostro Draghi? Non sarebbe meglio se diventasse presidente della repubblica nella non malvagia ottica del promoveatur ut amoveatur?

No. Assolutamente no. Il Presidente della Repubblica deve essere il garante della Costituzione e, soprattutto, ha il compito di essere il rappresentante di tutti gli Italiani. Mattarella si deve essere sentito costretto a dare il Paese in mano a Draghi e poi…lo ha seguito in tutto.Già così ci troviamo nei guai: Sandro Pertini non avrebbe mai permesso l’applicazione di norme illiberali e anticostituzionali. Draghi al Colle sarebbe garanzia di tragedia poiché firmerebbe qualsiasi cosa gli venisse ordinata nel silenzio del dibattito pubblico.

Stefano Villa

Guardo Stefano attraverso lo schermo:

Perché hai scelto di militare nel partito di Paragone? Non è un uomo discusso? Si vocifera molto sul suo conto.

Si vociferava sui bonifici che non avrebbe versato ma si sosteneva il falso. Gianluigi Paragone ha versato i bonifici che, in origine, i Cinque Stelle avevano previsto per finanziare le imprese italiane. Una volta assaggiato il Potere però, il Movimento ha disatteso scientemente le politiche economiche per cui era stato votato dai cittadini evitando di tassare a dovere i grandi colossi e le multinazionali.

Stefano Villa
Stefano Villa intervista la sedia vuota del virologo Bassetti che non ha accettato l’invito a un confronto lontano dai set televisivi

Anche tu quindi sei uno dei delusi dal Movimento Cinque Stelle?

Nonostante io sia figlio della generazione Erasmus e abbia profondamente creduto nella possibilità di un’Europa dei popoli, benché io sia vissuto per un periodo a Berlino e anzi, forse, proprio per questo, mi sono reso conto che un’Europa così concepita avrebbe continuato ad arricchire le aristocrazie finanziarie. Aristocrazie…direi oligarchie. Per cui sì, dei Cinque Stelle mi piaceva l’idea dell’uscita da una moneta unica che, di fatto, indebita i Paesi membri più deboli; ero inoltre certo che il Movimento non si sarebbe mai corrotto con la Destra neoliberista…che dire! I pugni in faccia fanno crescere.

In Italexit vedi una speranza?

Mi fido di Gianluigi Paragone, Italexit può sembrare una goccia tra tante ma siamo determinati a portare avanti la battaglia per riprenderci la sovranità del nostro territorio e per fermare l’abominio di questo regime che si regge sul divide et impera, sulla propaganda e la disinformazione, sull’attuazione di decreti liberticidi che tradiscono il patto politico tra i cittadini e lo Stato. E anche oggi, alle 18.30, in Piazza della Vittoria a Genova, manifesteremo il nostro dissenso.

Alessandra Giordano


Dalla classe pollaio alla classe apartheid: considerazioni senza peli sulla lingua

di Cristina Tolmino

Marchio a scuola: vergognoso il trattamento che è stato riservato ai docenti, rei di aver scelto di non sottoporsi al ricatto vaccinale finalizzato all’inoculazione del vaccino OGM , 

“vaccino non approvato che può prevenire il Covid soggetto a  autorizzazione all’uso di emergenza (EUA), da parte della FDA, vaccino che “potrebbe impedire di contrarre il Covid 19 e “potrebbe non proteggere tutti” . 

da.gov, scheda informativa per riceventi e assistiti

ma in questa occasione non voglio dilungarmi su questo.

Voglio invece sottolineare la gravità di un altro punto del decreto legge  che ha esteso l’obbligo del lasciapassare governativo  all’interno degli istituti scolastici e che riguarda la comunità degli studenti. 

Al punto 3 dell’articolo 1 del suddetto DL viene infatti stabilito che 

…I protocolli e le linee guida possono disciplinare ogni altro aspetto concernente le condizioni di sicurezza relative allo svolgimento delle attività scolastiche ivi inclusa la deroga alle disposizioni di cui al comma 2) lettera a ),  per le classi composte da studenti che abbiano tutti completato il ciclo vaccinale o abbiano un certificato di guarigione in corso di validità”.

Cerco di capire il significato di quanto enunciato.

Le disposizioni a cui si fa riferimento sono i dispositivi di protezione delle vie respiratorie, cioè le mascherine . Gli allievi della classe composta da soli studenti che abbiano completato il ciclo vaccinale o abbiano ottenuto un certificato di guarigione può essere esentata in blocco dall’uso dei dispositivi di protezione, a differenza della classe nella quale anche un solo ragazzino non sia stato sottoposto al trattamento, e nella quale, e a causa dello stesso, saranno tutti costretti a indossarli. 

A prescindere dal mio personale, poco autorevole e poco significativo  parere, ricordo le parole con le quali il premio Nobel Montagnier si è espresso riguardo alla possibilità di sottoporre a questo vaccino la popolazione dei giovani:

“Non possiamo accettare il rischio per i bambini, i ragazzi e le generazioni attuali. .. il vaccino è una soluzione, ma non la sola, ci sono trattamenti e terapie che possono avere effetti contro questa infezione…”  e ancora “… Rischiamo di avere effetti assolutamente imprevedibili, ad esempio i tumori…”

L.Montagnier

Ma accantoniamo l’illustre  Montagnier e la dibattuta questione se sia opportuno o no vaccinare in massa gli over 12; alcuni adolescenti  saranno  stati sottoposti al trattamento, altri no. 

Apartheid de lege et de facto


Immagino di rientrare in classe. Posso solo immaginare, perché io  quest’anno scolastico in classe non potrò entrare, come i cani fuori dal supermercato, e sarò privata dello stipendio a causa della mancanza del green pass.

Immagino di entrare in classe. Difficilmente entrerei in una classe modello, con tutti gli studenti vaccinati, data la reticenza di tante famiglie, che hanno abbracciato la politica del vaccino limitatamente ai soli componenti adulti, per necessità di salute, per convincimento personale o per pressioni sociali,  ma sono dubbiose e perplesse per quanto riguarda i figli. 

Immagino che tra i ragazzi si saprebbe subito chi è vaccinato e chi no, dal momento che adesso pare sia diventato di moda tra alcuni giovani anche tatuarsi il qr code del marchio sul braccio, pratica che a me personalmente fa orrore perché mi suggerisce cose brutte della storia che sarebbe meglio non evocare ma ricordare con consapevolezza e cognizione di causa, ma mi fa peraltro orrore anche la faccia di Topolino tatuata sulle natiche. 

Io sono vecchia e non ho gli strumenti per comprendere il significato profondo di certi rituali della modernità diffusi tra i giovani e si creerebbe una situazione di inevitabile conflittualità. 

Il vaccino, come suggerito dalle star dello spettacolo e della canzone, diventerà uno status symbol da esibire, chi non ha il vaccino è “sfigato”, chi ha il vaccino è “figo”. Il passaggio successivo è che chi ha il vaccino si sentirà discriminato perché, a causa dei compagni non vaccinati, dovrà comunque indossare la mascherina, e chi non ha il vaccino sarebbe continuamente oggetto di attacchi, più o meno scherzosi, da parte  dei compagni “fighi”, e avrebbe ben poche armi per difendersi, perché a 12 anni non è proprio immediato controbattere citando Montagnier o recitare a memoria le righe più “critiche” del bugiardino dei singoli farmaci che vengono inoculati. 

 Aggiungiamo che i ragazzi non hanno filtri, e, se io che sono vecchia vengo già adesso schernita da adulti che godono del fatto che dal 1 settembre non avrò più lo stipendio e lo considerano una giusta vendetta per la mia resistenza  al ricatto governativo, dopo avere già passato un inverno e una primavera fra colleghi che, cristianamente, auguravano di morire di Covid a me alla mia famiglia, immagino che anche tra i ragazzi non sarà facile, eppure è ciò che è lecito aspettarsi, avendo di fatto istituzionalizzato una sorta di legittimo bullismo all’interno della classe. 

Una silente discriminazione

Ulteriore punto a sfavore dei ragazzini non vaccinati è il fatto che essi si trovano già in una condizione di sofferenza per avere dovuto rinunciare alle normali attività di socializzazione tipiche della loro età, la palestra, la piscina, gli allenamenti, il concerto, il teatro, il cinema, il parco tematico, e per i più grandi, viaggi e viaggetti con gli amici. Questi ragazzi sono inevitabilmente molto provati psicologicamente, abbruttiti da un anno di Dad e un anno di bi-zona (cit. Lino Banfi, L’allenatore del pallone)  a suon di gel e mascherine, distanziamento coatto e accessi al bagno controllati, situazione che si ripresenterà per tutti, vaccinati e non, ma della quale i vaccinati incolperanno i non vaccinati

Nella stessa classe, peraltro, abbiamo fino all’anno scorso insegnato educazione civica come materia trasversale, con interventi mirati alla conoscenza e al rispetto dei più importanti articoli  della Costituzione, alla comprensione del valore di studio e lavoro e alla loro esaltazione come strumento di realizzazione della persona, alla condanna della discriminazione in ogni suo aspetto e sotto ogni forma, all’educazione alla tolleranza , alla prevenzione del bullismo, materiale e cibernetico. 

Chat delle mamme e altre amenità

Immagino poi le mamme, che saranno ovviamente anche loro schierate tra favorevoli e contrarie al vaccino, ci saranno le mamme vaccinate con figli vaccinati, le mamme non vaccinate con figli non vaccinati, e le mamme vaccinate con figli non vaccinati, e si apriranno dibattiti e scontri tra le varie fazioni. Nasceranno chat e sottochat, verranno inviati screen shot in piena notte al coordinatore di classe, alla faccia della privacy e del diritto alla disconnessione, i Dirigenti dovranno mettere il filo spinato per proteggere la porta del loro ufficio, e la gestione dei colloqui con le famiglie diventerà una faida al limite della guerra civile.

Forse, davvero, almeno, non potere avere accesso ai locali scolastici mi manleverà da questo strazio, e dovrò ricordarmene per trovare qualcosa per il quale sorridere quando dovrò andare a prendere il pacco alimenti alla Caritas (ammesso che non sia necessario il marchio) perché, essendo senza reddito,  alla lunga non potrò più comprarmi da mangiare.

Altra problematica su cui mi interrogo anche se, ripeto, non sarò a scuola a poter vedere cosa accadrà, è la gestione delle quarantene per i ragazzi. Gli studenti vaccinati avranno un numero minore di giorni da trascorrere in quarantena rispetto ai loro compagni non vaccinati? Se saliranno i contagi e le regioni diventeranno di nuovo colorate, ai ragazzi non vaccinati sarà comunque permesso andare a scuola o verrà proposta loro nuovamente la Didattica on Line, realizzando per magia e per incanto la metamorfosi,  pandemicamente corretta, della usuale e consolidata classe pollaio di over 28 (laddove per over 28 non si intende una classe di super ripetenti ma 28 è il numero degli allievi) , mai ritenuta fonte di problemi dal Ministero della pubblica Istruzione neanche prima del Covid, in “classe apartheid” in nome della prevenzione/punizione sanitaria, con i vaccinati a scuola e i non vaccinati in Dad? 

Mentre mi appresto a concludere, chiudo un po’ di quaderni di appunti e mi cade l’occhio sulla 

Nota Miur  del 22 luglio 2021, contenente le indicazioni fornite dal CTS in relazione all’apertura dell’anno scolastico 2021-22, nella quale si recita che  è

”… necessario che la comunità scolastica, continuando a promuovere la conoscenza ed il rispetto delle regole anti – covid, nel quadro dei propri compiti istituzionali, operi per far comprendere il valore della vaccinazione, sia ai fini della prevenzione del contagio e della tutela della salute (soprattutto dei soggetti più fragili) , sia quale misura per la ripresa  della normale vita scolastica e con essa della vita sociale del Paese…” 

e improvvisamente mi è chiaro il motivo per cui io, quest’anno, a scuola non posso entrare, come il cane fuori dal supermercato. 

E come il cane fuori dal supermercato aspetterò, non il mio padrone come fa il cane, ma la mia comunità, il mio mondo, il mio spirito, i miei nervi, le mie vene, la mia pancia, le mie budella… in poche parole i miei studenti, a cui appartengo, verso i quali  ho dei doveri che prescindono da conoscenze, competenze, verifiche,  valutazioni, burocrazia e bizantinismi,  perché sono legata a loro da un dovere morale che è un misto di sentimento e rigore intellettuale, perché loro hanno bisogno di essere aiutati a scoprire come esercitare il loro spirito critico, e devono essere liberi di esercitarlo, al di là di un biglietto per lo stadio, di un gelato, di una promessa fittizia di libertà celata dietro uno scambio di merci e di favori, perché hanno bisogno di leggere e comprendere quelle fonti che permettano loro di guardare la storia super partes in autonomia, e io ci DEVO essere e DEVO aspettare,  anche fuori dalla scuola, come il cane fuori dal supermercato. 

Cristina Tolmino


Il ricatto, la minaccia e l’estorsione son le tre faville che hanno i cuori uccisi

Ricatto, minaccia ed estorsione sono gli ingredienti del Governo dei Migliori e le Leggi Fascistissime fanno un baffo a quanto accade ora: nel breve spazio di un anno abbiamo visto la defenestrazione di un presidente, reo di aver abusato del potere esecutivo, e ci siamo visti imporre i nuovi Castore e Polluce, Dioscuri non nati da Zeus e da Leda ma dal Panfilo Britannia e dall’Esercito.

Lor signori non parlano: agiscono.

Attraverso il ricatto, la minaccia, l’estorsione ci impongono di firmare un foglio di consenso informato per sottoporci a un vaccino che non è un vaccino ma un siero genico NON SPERIMENTATO che neppure protegge chi se lo inocula.

E il Green Pass, nato per facilitare i viaggi all’interno dell’area Schengen, diviene de facto, in Italia, un requisito per poter lavorare.

Un requisito.

Il giornale La Voce specifica che:

La certificazione verde non equivale alla vaccinazione. Viene infatti rilasciata a tre categorie di soggetti: chi si è vaccinato contro il Covid-19, chi ha ottenuto un risultato negativo al test molecolare/antigenico, chi è guarito dal Covid-19. Quello che cambia tra le categorie di soggetti è la validità della certificazione. 

La Voce

Ma il tampone costa e dura soltanto 48 ore!

E non illudetevi che valgano il tampone salivare o quello del supermercato: no!

No, perché devi essere inserito dal personale in una piattaforma digitale che ti rilasci il Green Pass e, tale inserimento, avverrà dopo qualche ora.

Il controllo completo è realizzato.

L’attuale Governo supera di gran lunga le fantasie di Mondo Nuovo di Aldous Huxley, pubblicato nel 1932, critica spietata del taylorismo identificato dal culto ossessivo di Henry Ford. Inquietante e drammatico già come distopia, il romanzo si rivela reale:

Ci sarà in una delle prossime generazioni un metodo farmacologico per far amare alle persone la loro condizione di servi e quindi produrre dittature, come dire, senza lacrime; una sorta di campo di concentramento indolore per intere società in cui le persone saranno private di fatto delle loro libertà, ma ne saranno piuttosto felici.

Mondo Nuovo, A. Huxley

E anche il mondo dell’informazione supera le previsioni più nere di George Orwell:

Se tutti i documenti raccontavano la stessa favola, ecco che la menzogna diventava un fatto storico, quindi vera

1984, George Orwell

Noi però abbiamo ancora memoria della Costituzione, in teoria la si insegna nelle nostre scuole e dovrebbe, in uno Stato laico, avere un valore maggiore del Vangelo…a proposito, che fine ha fatto il Papa?

A questo punto occorre decidere se mettersi dalla parte della Costituzione o dalla parte di chi la calpesta e sperare che la Giustizia europea sia più veloce di quella italiana.

Come docente di Storia, mi schiero dalla parte della Costituzione che, nella gerarchia delle fonti, ha un valore più alto dei decreti legge.

Sono certa che, come il Potere non si è fatto alcuno scrupolo a passare sul corpo di De Donno, meno ancora se ne farà a passare sul corpo di quattro docenti “sfigati” e invisi ai più poiché ritenuti rei di privilegi che non hanno.

Indipendentemente da ciò che farò o non farò o dovrò fare perché sarò costretta a farlo, mi pare evidente che si colpiscano gli insegnanti non allineati perché fanno paura a questo sistema economico.

Come madre, mi chiedo se non sia il caso di emigrare e portare i miei figli in un posto migliore ma ho davanti agli occhi tutti i giorni le difficoltà inerenti questa scelta e non so se avrò lo stesso coraggio degli alunni migranti che ho seguito in questi anni.

Rosa J.Pintus


Alea iacta est: il Rubicone dell’Esecutivo

Alea iacta est, ci capita oggi di essere considerati criminali pur essendo innocenti. In una situazione che non ha precedenti, solo evidenti analogie con il ventennio del secolo scorso, stiamo accettando imbelli l’apartheid sanitario.

Evidenze inquietanti se si va ad analizzare il nostro Esecutivo e il suo modo di operare.

Dopo un golpe bianco capitanato da Italia Viva, siamo stati gettati in un Governo autodefinitosi degli aristoi che ha reso il Parlamento un complemento accessorio della cabina di regia, in una sorta di democrazia guidata che non può essere legittimata in alcun modo.

L’altra analogia è l’utilizzo della propaganda in luogo della normale informazione.

Non lo dico io, lo afferma Santoro il 25 maggio in televisione ove lamenta la mancanza di studi propriamente nostri sul virus e la mancata evidenza di diffusione del virus in occasione d’assembramenti.

Allarmante è il continuo ricorso a metafore di guerra, la sostituzione di Arcuri con Figliuolo, la velata militarizzazione di uno Stato che fu una democrazia.

Per non parlare della manipolazione dei dati per cui a Foggia, in Puglia, il direttore della Asl ha stabilito quanto segue (lo trovate dal minuto 33 del video proposto): i pazienti Covid non vaccinati vengono trattati in reparti Covid, quelli vaccinati seguono un percorso No Covid e vengono messi in corsia con i non malati.

Perché? Per fare in modo che nei reparti Covid ci siano solo i non vaccinati.

Siamo alla follia.

Il cosiddetto Governo di unità nazionale sta portando il Paese sull’orlo della guerra civile e molte famiglie sul baratro del divorzio; mentre dà il via alla più grande discriminazione della storia, costringendo gli esercenti a divenire sceriffi, l’Italia si divide:

Metterò tutti i tavoli fuori, non ho intenzione di far lo sceriffo

un barista

Basta un giro su Facebook e gli amici si ritrovano: oggi sulla rete, domani in piazza.

Intanto nella prima metà di luglio si sono registrati 199 decessi, tutti accomunati da quell’unico fattore V che qui non si può manco scrivere altrimenti viene bloccato l’articolo.

Cantiamo guerre più atroci di quelle civili, combattute sui campi

d’Emazia, e il delitto divenuto legalità e un popolo potente che si è

rivolto contro le sue stesse viscere con la destra vittoriosa e i

contrapposti eserciti appartenenti allo stesso sangue e – infranto il

patto della tirannia – tutte le energie del mondo sconvolto che lottano

per un comune misfatto e le insegne che vanno contro quelle avversarie e

le aquile contrarie alle aquile e i giavellotti minacciosi contro i

giavellotti.

Lucano

Versi di Lucano che descrivono una Roma in cui la guerra civile è divenuta regola ma che ben presto andranno bene anche per l’attuale Italia.

Oggi non abbiamo Cesare e Pompeo, non abbiamo Catilina né i Gracchi.

Abbiamo un solo assioma: Draghi è ragion pura.

Si sta costruendo intorno a quest’uomo una mitizzazione, una divinizzazione che non prevede contraddittorio: ciò che dice è giusto e non prevede discussione.

E dove siamo arrivati?

No piscine, no palestre, no sport di squadra: tutto questo colpisce e limita i minori.

Il resto colpisce gli adulti: adulti colpevoli di attuare una scelta libera, ponderata, studiata.

Perché non c’è alcun obbligo vaccinale, c’è solo un’arbitraria attuazione di divieti che porterà gli uni inevitabilmente contro gli altri.

Se noi adulti possiamo reggere, che dire dei bambini? A ottobre la sperimentazione sarà diretta alla fascia 0-12.

In un momento in cui si discute il DDL ZAN, a mezzo del decreto legge 105 si attua la più grande discriminazione della nostra storia repubblicana che non risparmia neppure gli adolescenti.

Come possiamo reagire a tutto questo?

Le vie sono tre: manifestazioni, ricorsi, disobbedienza civile.

Perché, ricordiamocelo, questo farmaco ha ancora un’autorizzazione condizionata e Aifa aggiorna il bugiardino giorno per giorno; è grazie a questo meccanismo di trasparenza che noi conosciamo alcuni degli effetti avversi di questi sieri:

  • trombosi per Astrazeneca;
  • miocardite per Pfizer.

Se gli effetti sono sui bugiardini, non si sono riscontrati in poche persone ed è per questo che lo Stato preferisce legiferare a favore di un apartheid sanitario piuttosto che di un obbligo vaccinale.

Apartheid che colpirà anche i vaccinati se, allo scadere dei nove mesi di vita normale concessa, non si sottoporranno alla terza dose di vaccino.

E’ incredibile che la lotta contro la discriminazione sia condotta dall’estrema destra mentre la sinistra sorride al ricatto ma questi sono i tempi.

Giorgia Meloni e Matteo Salvini sono stati palesemente costretti a vaccinarsi, tanto che la prima ha dichiarato al Messaggero:

Non sono no vax. Ma se chiedono di farlo a mia figlia neanche in catene.

Giorgia Meloni

Qualcuno può onestamente affermare che questo modo di procedere sia diverso dalle Leggi Fascistissime?

Vi ricordate la tessera del pane?

La tessera fu uno dei metodi più efficaci per controllare, inquadrare ed assoggettare le masseLa tessera del PNF venne soprannominata “Tessera del Pane” per l’importanza che assunse in uno degli aspetti più importanti della vita sociale del Paese: il lavoro.

Le tessere del fascismo-storie di pianura

Spero vi rendiate conto di quanto stia accadendo e che siate consapevoli del fatto che, le condizioni per cui giunsero al potere le dittature, non sono dissimili da queste.

Sappiate che nessuno è innocente se decide di voltarsi dall’altra parte e proseguire la sua comoda vita allineata.

E’ il momento di scegliere tra un regime che nasconde le sue imposizioni nei cavilli della legge e la difesa di una democrazia sull’orlo del baratro.

Alea iacta est, il dado è tratto, è giunto il tempo di fermare questa barbarie che paragona i liberi cittadini a sorci, parallelo fatto dal Colonnello Landa in “Bastardi senza gloria” di Quentin Tarantino prima ancora di Burioni.

Rosa J. Pintus


Il ragazzo che cavalca la tigre: saggio filosofico di un under 17

Due occhi attenti alla ricerca della verità, una verità assoluta e propria di chi è giovane e la pretende, di chi si ritiene messo all’angolo dalle generazioni più anziane e dispotiche, la pretesa di una risposta alle ragioni dell’ipocrisia, della prepotenza, dell’economia. Alberto non ci narra in queste righe il suo pensiero riguardo la pandemia, punta dritto alla shock economy, cuore dell’attuale situazione e sembra affermare, senza mai dichiararlo, che le crisi sono indotte e che c’è una tigre terribile, invincibile adesso ma che, cavalcata nel modo giusto, verrà sconfitta.

A voi il saggio di un giovanissimo amante della filosofia che ha ottenuto il suo podio.

R.J.Pintus

Saggio a cura di Alberto Giannattasio

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorgono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere “superato”. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle Nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita. Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo, invece, lavoriamo duro. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lieve brezze.

Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.

(A. Einstein, Il mondo come lo vedo io)

In questa dichiarazione Einstein elogia la crisi in quanto darebbe la possibilità di migliorarsi, se si riesce ad affrontarla correttamente. Mi trovo in buona parte d’accordo con questa affermazione, poiché ritengo anch’io che la crisi, se affrontata con giuste scelte, può dare un beneficio. La parola crisi deriva dal greco κρίσις ( krisis) ovvero scelta; questa può essere o positiva, e portare dunque a un miglioramento, o negativa, e portare dunque a un peggioramento.

Far vivere una persona, o un gruppo di persone, continuamente in crisi però è disumano poiché questo a lungo andare non farà altro che portare a un logoramento e degrado; l’essere umano non è fatto per vivere continuamente in uno stato di crisi, tensione, lotta con sé stesso contro gli altri e contro il mondo circostante, altrimenti si estinguerebbe. Bisogna anche precisare che non esiste un solo tipo di crisi, ma molti tipi di crisi; esempi sono le crisi politiche, economiche, sociali, spirituali. Crisi che sono prima di tutto individuali, e poi possono essere collettive.

Per crisi individuale si intende una crisi che riguarda il singolo individuo, che lo obbliga a mettere in discussione molte delle sue certezze e che lo obbliga a prendere un altro percorso nella sua vita.

Per crisi collettiva si intende una crisi che riguarda una moltitudine di individui che fanno parte di una stessa società, comunità, Nazione o che può riguardare anche tutti gli abitanti di uno stesso pianeta. 

Come già detto le crisi sono diverso tipo e alcune possono portare a un miglioramento tecnologico e scientifico. Questo si è potuto osservare per esempio durante le guerre, in particolar modo durante la prima e seconda guerra mondiale; basti pensare che nei primi anni del ‘900 gli aerei erano scarsamente usati ed erano ancora biplani o triplani, mentre con le due guerre mondiali si è passati ai monoplani, o si pensi al fatto che verso la fine della seconda guerra mondiale sono stati usati per la prima volta dei missili, i razzi V2.

Altre crisi possono portare a un rinnovamento spirituale, come per esempio accadde all’impero Romano; il non riconoscersi più nelle antiche divinità pagane portò le autorità imperiali ad abbracciare il credo cristiano, facendolo diventare religione di stato.

Ulteriori crisi possono essere politiche e possono portare a un cambio di regime, che può essere migliore o peggiore del precedente, ma che comunque cerca di portare “innovazione” all’interno dello stato; esempi molto conosciuti, per diversi motivi, sono comunismo, fascismo, nazional-socialismo, regimi che si sono contrapposti durante il ‘900, in diversa maniera, alle democrazie rappresentative occidentali, diventando delle alternative politiche. Infine, crisi gravi, sul piano collettivo, sono le crisi economiche, che possono portare ad adottare nuove formule economico-sociali a vantaggio della popolazione aumentando per esempio i salari, i livelli di occupazione, la ricchezza media, oppure ad adottare soluzioni a danno della popolazione, impoverendola. Le crisi appena citate sono prima di tutto su un piano individuale, devono riguardare il singolo individuo, e possono essere risolte esclusivamente da soli; sarebbe assurdo pensare che un individuo, senza essere riuscito a risolvere i propri problemi, possa pensare di aiutare gli altri a risolvere i loro. Dunque le crisi devono essere prima risolte a livello individuale, e poi, se possibile e necessario, il singolo individuo può cercare di risolverle a livello collettivo.

Come dice Einstein la crisi è una rottura degli schemi quotidiani, che ci permette di affrontare continue sfide, e questo, se fatto per il tempo giusto e in modo corretto può portare a un rafforzamento dell’individuo e della collettività; in natura gli animali sono costantemente sottoposti al pericolo di morte e devono in continuazione competere per sopravvivere. L’uomo, tuttavia, come dice Aristotele, è un animale politico, ovvero per natura tende a stare, collaborare e organizzarsi spontaneamente con i propri simili, e per fare ciò ha bisogno naturalmente di stabilità e calma e non di un ambiente caotico, pericoloso e disordinato, a differenza delle bestie. La dimostrazione è che l’uomo ha creato una propria civiltà, mentre gli animali no, nonostante siano su questo pianeta da più tempo di noi, secondo la storia ufficiale. La cosa migliore sarebbe dunque insegnare ai membri di una società come affrontare periodi di crisi e grave crisi e sottoporli sporadicamente a periodi di prova, cercando di trovare gli individui migliori per metterli al comando della Nazione, in modo che si possano ridurre le possibilità di decadenza tramite individui non idonei.  

Si potrebbe controbattere che certi tipi di crisi possono essere indotte, per poter poi controllarne la reazione per ottenere lo scopo voluto in partenza, usando la formula hegeliana “problema, reazione, soluzione”. Questo è innegabile. Si prendano per esempio in considerazione le crisi economiche; queste, come sostenne lo stesso Milton Friedman con la sua “shock economy”, possono essere indotte e sfruttate per poter poi introdurre riforme, altrimenti prima troppo impopolari, presentandole come indispensabili. Altri esempi possono essere le crisi sociali; anche queste possono essere indotte, come fecero per esempio i colonizzatori in Africa, aizzando lotte interne tra gruppi etnici che abitavano uno stesso Stato. In ogni caso, per quanto certe situazioni possano essere indotte volontariamente da una certa persona o un certo gruppo di persone, non si può comunque affermare che le reazioni possano essere sempre quelle volute; per esempio le stragi compiute contro la popolazione civile, di un paese occupato, dagli eserciti occupanti, allo scopo di indurre a una minore resistenza, spesso producono l’effetto opposto. Si potrebbe anche obiettare che l’uomo non è fatto per vivere in stati di crisi ma è fatto per vivere in un ambiente che renda tutto facile e non crei alcun tipo di ostacolo. Per rispondere a questa obiezione si può usare questo aforisma: tempi avversi creano uomini forti, uomini forti creano tempi tranquilli, tempi tranquilli creano uomini deboli, uomini deboli creano tempi avversi. Questo vuol dire che c’è un ciclo continuo dove gli uomini devono necessariamente, nel momento del bisogno essere in grado di saper fronteggiare le crisi e le avversità del tempo, mentre al contempo non dovrebbero lasciarsi andare nella mollezza e debolezza se non vogliono in futuro trovarsi in situazione di grave difficoltà. Su questo concetto esistono molti esempi di diverso tipo, da quelli storici a quelli politici. Un esempio storico può essere l’antica Repubblica di Roma, dove la debolezza della classe dirigente, composta da individui poco degni, ha generato corruzione, la conseguente decadenza temporanea dello Stato e la guerra civile, mentre esempi politici possono essere “scandali” di corruzione di vari partiti e uomini politici, creando indubbiamente un degrado e impoverimento a livello nazionale. 

Concludendo, le crisi possono generare, per diverse ragioni, risultati positivi o negativi. Il singolo individuo e la collettività di uomini non possono vivere costantemente in uno stato di lotta perenne, in quanto questo sarebbe distruttivo, ma non possono neppure vivere o ambire di vivere in uno stato di rilassamento totale e mollezza, in quanto anche questo sarebbe distruttivo; devono pertanto trovare una forma di equilibrio, ovvero una stabilità che consenta comunque di prepararsi ed essere pronti ad eventuali trasformazioni, senza permettere periodi di debolezza. In caso di crisi bisogna inoltre sapere come indirizzarla altrimenti da occasione proficua per un miglioramento potrebbe diventare un’esperienza distruttiva. A questo scopo si può usare la formula orientale “cavalcare la tigre”, ovvero non opporsi a un periodo di crisi ma sapere come attraversarlo senza subirne gli effetti negativi e sfruttandolo per un miglioramento, così come è impossibile opporsi direttamente alla tigre e per evitare di essere una sua vittima bisogna cavalcarla, ottenendo anche dei vantaggi, fino a quando questa non sarà stanca e allora potrà essere uccisa senza rischiare danni. 

Alberto Giannattasio