La malattia come limite e risorsa presso In Velva Litterae

Tiziana Graziano e Angelo Poggio presentano, presso la rassegna In Velva Litterae, due romanzi accomunati dal tema della malattia come risorsa per superare un limite.

Drammatici e indagatori, i romanzi “costringono” il lettore a mettersi in discussione e ad analizzare la vita da un altro punto di vista.

Viola e i tempi del verbo essere

Tiziana Graziano, impiegata e blogger, racconta la vicenda di Viola; ormai impossibilitata ad amare il padre, la ragazza si getta in un rapporto con un uomo ben diverso da questo ma il matrimonio non funziona.

Viola accetta dunque un rapporto con un uomo particolare e, dal frutto di quest’amore, nasce un bambino con gravi malformazioni.

Tosta ma fragile, la protagonista-che non corrisponde all’io narrante- trova le risorse per affrontare le difficoltà del figlio.

Il titolo, Viola e i tempi del verbo essere, allude alla presenza di più piani narrativi evidenziati dall’utilizzo di un diverso tempo verbale: presente, passato prossimo e passato remoto. L’attenzione alla morfologia diviene lo strumento di un’indagine psicologica che, sotto certi aspetti, ricorda “Una matrioska di anime” di Margherita Firpo: è infatti il tempo più lontano, che piano piano si decensura, a rivelare l’io più profondo di Viola. Il padre -una figura dura, livida, ostile-, è colui che segna il limite che Viola non deve superare ma, nel contempo, offre la risorsa per la liberazione.

Infatti, proprio perché ha già superato ciò che è terribile, Viola affronta con fierezza quella che percepisce come un’intollerabile ingiustizia: avendo già combattuto, la ragazza reagisce e diviene donatrice di vita di chi sembra condannato a morire.

Una strana vacanza

Angelo Poggio, già citato in questo blog, presenta Una strana vacanza; il romanzo racconta la storia di Emanuele, adolescente che risulta affetto da tubercolosi.

 

Lo stile è secco, arrabbiato, incredulo come l’animo del protagonista che si ribella ai limiti imposti dalla situazione; Emanuele è davvero malato o si sta semplicemente trasformando in “altro da sé”? La periferia urbana e la semplicità preoccupata dei genitori non lo aiutano a capire; ben presto però Emanuele prende in mano la propria vita e, nel sanatorio, trova le risorse per comprendere il mondo e se stesso.

Testimonianza di questo processo è la scelta di cambiare l’io narrante: nella prima parte la storia di Emanuele è raccontata, quasi il protagonista la subisse; nella seconda parte l’io narrante coincide con il protagonista, consapevole autore delle proprie scelte.

Vi invito ad ascoltare gli autori alla rassegna “In Velva Litterae” il 17 agosto.

Rosa Johanna Pintus

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