La trilogia della luna

Tre romanzi a tutto tondo

La trilogia della luna” di Vauro non contiene storie-simbolo a scopo didascalico ma i tratti spessi di personaggi vivi. Il panorama umano su cui si affaccia l’autore è apocalittico: chi comanda è ottuso e rende ottusi, la speranza è negli ultimi.

Ultimi dipinti come paria rassegnati: la vita è come è, ogni tanto un piccolo miracolo fa stare meglio.

La quotidianità, coi suoi riti, dà sicurezza mentre la fuga porta alla disillusione in un mondo occidentale in cui l’unica consolazione possibile è quella di sfogarsi su chi sta peggio: solidarietà e frustrazione vengono messe a confronto.

KualidDettagli prodotto

Vauro abbandona la vignetta ironica per sondare una realtà fatta di poesia e dolore ove il deserto afghano si tinge delle tinte di un calligrafo che sogna libertà. Proprio lui, Babrak, insegna a Kualid regole differenti da quelle della scuola coranica e mi piace pensare che lo salvi dal vuoto in cui è destinato a precipitare.

Semplicemente un bozzetto all’inizio, il bambino prende vita e si fa uomo in un paesaggio devastato ma bellissimo in cui imperversa un’atmosfera da Guernica.

Il linguaggio duro di Picasso è sostituito dalla dolcezza del titolo, a colori scuri e agghiaccianti Vauro preferisce il tratteggio di consonanti liquide e nasali che sciolgono il cuore.

Un Afghanistan privo di pace e un Iraq che non sta meglio:

I camion trasportano lamenti, sono pieni di lamenti.

Fahid

Fahid non sa che il fischio di un lamento si impadronirà anche del suo destino e che lo spazio tra la gioia e l’abisso dura meno di un secondo: si può sopportare la guerra ma non il silenzio forzato:

Sono diventato un peso, un ingombro.

Menomato, il ragazzo, non riesce a rassegnarsi: legge la sua condanna nei volti degli amici e dei genitori.

Sopraffatto dall’ira, spossato dalla situazione, Fahid combatte una sua guerra personale per non finire ai margini.

Anche in questo caso l’autore offre una speranza che proviene da chi è più saggio: imparare ad ascoltare è l’unica via possibile.

Madut

La coltre di tristezza cala invece pesante sulla testa disabitata, disabitata di ricordi, dei migranti. Il dramma in questo caso è recente e vicino: Madut conta meno del cane Fofo, Madut non conta proprio in uno Stato che non lo vuole.

Per Vauro la carità diviene sfruttamento, lo sfruttamento diritto di chi è leggermente più forte.

Nella Roma dei papi dov’è Dio?

Se Dio è buono può fare solo il bene: e che bisogno c’è di pregarlo? Meglio rivolgersi ai giok maligni perché non facciano il male.

Una condanna forte nei confronti di un’ Italia che non sa guardare.

Un grido poetico estremo che arriva solo a chi sa leggere, chi non vuole leggere è condannato a non sapere.

Rosa Johanna Pintus

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