Un minierasmus a Velva: la didattica dell’Aktive Schule

Velva è un paese particolare che ospita stranieri già dagli anni Ottanta.

Ricordo, all’epoca venivano i Francesi delle Vacances Vivantes, col loro pullman e i loro capelli biondi. Ci si innamorava e ci si lasciava nello spazio di quei venti giorni, pur senza capirsi pienamente che tanto non importava.

Negli anni Novanta cominciarono a venire i Tedeschi e gli Inglesi, ma delle incredibili relazioni con l’Inghilterra vi parlerò nel prossimo articolo.

Io all’epoca non parlavo inglese, neppure mio fratello e il mio amico che, però, attraverso la chitarra riuscirono a creare relazioni cantando testi di cui non comprendevano il significato.

Erano ancora gli anni in cui ci si ostinava a insegnare la grammatica delle lingue straniere esattamente come si insegna la grammatica latina: attraverso nozioni utili a tradurre ma non a parlare.

Poi è cambiato il modo di insegnare, dando maggiore importanza al lessico, e le persone hanno cominciato a capirsi.

E io ho cominciato a parlare anziché limitarmi a leggere e scrivere.

E’ curioso, nonostante le mie perplessità sugli insegnamenti che mi venivano forniti, sono diventata una docente.

-Chissà perché proprio tu;- mi disse una volta mio fratello- tu che volevi incendiare il liceo con tutti i professori dentro.

Quando ci ripenso mi rendo conto di ciò che ero: avevo lanciato un libro all’insegnante di filosofia accusandola di non capirne il contenuto, ero scappata dalla finestra della scuola per evitare un’interrogazione ma non ero pazza; ho continuato a seguire gli studi classici in università, laureandomi prima di terminare il quarto anno.

Erano quella scuola e quella didattica che mi esasperavano, mi parevano sterili e violente.

Credo di essere sopravvissuta solo perché riuscivo a tradurre il greco senza usare il vocabolario: avevo capito che il lessico era l’unica vera possibilità per vincere.

Prendevo anche dei nove ma mi chiedevo se quella del terrore fosse l’unica metodologia di insegnamento.

Forse per questo sono diventata una docente: per distruggere Alcatraz.

Seduta sui gradini della chiesa di Velva mi accorgo che i miei figli giocano con una bambina tedesca; tra giochi e liti determinati dalle barriere linguistiche e superati dal sorriso.

In quest’occasione conosco Irina, il cui nome-se lo riporto alla radice greca-significa pace; tra noi due si crea subito il desiderio di comunicare e, tra un caffé con ghiaccio e un’occhiata ai bimbi, scopriamo di essere entrambe docenti.

Irina però non insegna in una scuola tradizionale. insegna all’Aktive Schule Peters Hausen.

  • La Active School Petershausen è una scuola aperta tutto il giorno. Ai bambini viene offerta la colazione e il pranzo. I piatti sono preparati con ingredienti e cibi prevalentemente biologici e / o regionali.
  • I bambini imparano gli uni dagli altri in gruppi di anni misti.
  • I bambini imparano in un’atmosfera rilassata secondo le loro capacità e il loro ritmo senza dividere le lezioni in 45 minuti.
  • L’insegnante è il progettista dell’ambiente di apprendimento e assume il ruolo di aiutante e compagno nell’ulteriore sviluppo del processo di apprendimento del bambino. Un gruppo di apprendimento è supervisionato da due guide di apprendimento.
  • Sotto la stretta supervisione della guida all’apprendimento, i bambini sviluppano le loro conoscenze in modo indipendente, senza la pressione dei voti, attraverso un’auto-riflessione regolare.
  • Le lingue inglese e spagnolo sono coinvolgenti già dal 1 ° grado.
  • La “giornata all’aperto” settimanale risveglia nei bambini una consapevolezza duratura della nostra natura e dell’ambiente.

Si tratta di una scuola che potrebbe essere paragonata alla nostra “scuola parentale”, il sistema educativo si basa principalmente sul metodo Montessori senza escludere il metodo Steiner che, anche qui da noi, si sta diffondendo.

Irina mi spiega che è stato molto difficile lasciar approdare questo sistema in Baviera poiché la regione è estremamente conservatrice.

Per questo motivo gli allievi dell’Aktive Schule affrontano, ogni due anni, un esame nel quale vengono valutate competenze e conoscenze.

I bambini vengono divisi in base all’età in due gruppi e i più grandi aiutano i più piccoli.

Quando viene data una consegna, che gli insegnanti chiamano progetto, ogni gruppo lo sviluppa attraverso le proprie armi cognitive e le proprie competenze: si lavora nel tempo-scuola, il tempo-famiglia è sacro.

Accade così di lavorare sull’Impero Romano attraverso disegni, testi o Power Point e il lavoro si termina nei locali scolastici, poi c’è il tempo del gioco e della scoperta che ha lo stesso valore.

Nell’Aktive Schule i bambini studiano inglese e spagnolo con docenti madrelingua, le altre materie con insegnanti tedeschi.

Le chiedo come sia possibile insegnare matematica senza una lavagna e una disciplina ben stabilita.

“Ci sono diversi metodi per risolvere un problema, noi li descriviamo e poi ciascuno sceglie il suo. Certo, la lezione frontale c’è perché per alcune materie è necessaria, ma è molto breve rispetto a quella della scuola tradizionale e i bambini non ascoltano passivamente, si industriano per giungere a una soluzione.”

Irina ritiene questo metodo vincente:

“I nostri studenti non imparano solo un metodo di studio ma si costruiscono un metro per analizzare la realtà: si parte dalla conoscenza del sé, dal dare un nome alle proprie emozioni, magari cercando di descriverle.

Il docente non si fa chiamare professore, è piuttosto una guida che facilita l’apprendimento e osserva il ritmo del gruppo: un lernbegleiter.

Sono gli studenti, ad esempio, a decidere il nome della loro classe mentre il docente aiuta a risolvere ed analizzare gli eventuali conflitti.”

Irina ci tiene a precisare che gli studenti non sono tenuti nella bambagia e che è molto faticoso insegnare ad imparare, è più facile imporre la conoscenza.

Tuttavia la scuola tradizionale, da lei frequentata, le pareva aggressiva e assurda.

Per questo ha deciso di laurearsi in scienze pedagogiche e…Velva chiude il cerchio.

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