Pierino e il Green Pass

Il green pass a scuola non è discriminatorio… Non è discriminatorio perché agli studenti, per ora, non viene richiesto , e dunque non è lesivo del diritto allo studio. Nessun provvedimento impedisce, per ora, l’accesso degli studenti ai locali scolastici.
E’ “solo” lesivo del diritto al lavoro, ma, d’altra parte, tutto il personale scolastico ha adempiuto al dovere morale della vaccinazione ben prima che fosse imposta la tessera verde, ed è “giusto” , in quanto stabilito
dalla legge, che coloro che non lo hanno fatto si vedano precluso l’accesso al posto di lavoro, dal momento che la scuola è ancella del regime e come tale deve eliminare dal proprio corpo le singole cellule che possano costituire una minima espressione di dissenso.
Gli insegnanti non allineati, in quanto dissidenti, si possono dunque colpire, umiliare, affamare, discriminare, ricattare, mentre gli studenti sono tutelati per quanto riguarda la libertà di scelta e la privacy, e nulla impedisce loro di usufruire del diritto alla formazione, nessun provvedimento
discriminatorio viene posto in essere per sottolineare la differenza tra vaccinati e non vaccinati e sembra tramontata , dal momento che non se ne sente più parlare, l’assurda ipotesi relativa alla creazione della “super app” che avrebbe individuato in maniera anonima la classe “all vax” nella quale si potesse
finalmente tornare a sorridere togliendo la mascherina, balenata dal ministro Bianchi durante il suo discorso inaugurale dell’anno scolastico.
Tralasciando gli sfottò tra compagni, in ragione dei quali la minoranza non vaccinata è definita , per usare un riassuntivo eufemismo, “sfigata”, e tralasciando il fatto che, a un mese dall’inizio della scuola, i genitori caldeggino che si riprenda a svolgere gite e uscite didattiche “lasciando a casa chi non ha il green pass”, con relative faide che incendiano le chat delle mamme, con buona pace dei coordinatori di classe, vorrei raccontare quanto successo in questi giorni a un mio studente, che per convenzione chiamerò Pierino.


La storia di Pierino


Pierino frequenta la classe quarta, non è ancora maggiorenne. Pierino è un buon ragazzo, ha recentemente subito un lutto molto grave e ha bisogno di essere incentivato e motivato nello studio, abbiamo rischiato che abbandonasse gli studi e vederlo a scuola dopo il brutto momento che ha passato sembra a tutti noi un miracolo. E’ un ragazzo intelligente e sensibile, ma discontinuo nello studio e “opportunista”, nel senso che studia solo quello che gli piace, come tanti alti studenti, e riesce comunque a prendere la sufficienza anche in quello che non gli piace, perché è sveglio e intelligente.
La scuola decide di mandare alcuni ragazzi al Salone dell’Orientamento, della sua classe vengono scelti Pierino e Alvaro. Sarà un’occasione per i ragazzi per sentirsi gratificati e responsabilizzati per il fatto di rappresentare la scuola in un’occasione così importante. Alvaro si è candidato come rappresentante di
istituto, non è un secchione ma sa il fatto suo, è spigliato, parla bene, farà sicuramente fare bella figura alla scuola, Pierino è un animale ferito, un gatto che non sa se fare le fusa o soffiare, per lui può essere un’opportunità di crescita, una distrazione, un diversivo ai suoi pensieri e al dolore che si porta sigillato nel cuore.

Dunque, da questa esperienza, ne trarranno beneficio entrambi. Pierino e Alvaro vengono avvisati che in un determinato giorno saranno presenti al Salone dell’Orientamento invece che a scuola, i ragazzi annotano, consegnano la manleva firmata dalle famiglie e si parte per questa avventura. Viene
pubblicata una circolare il giorno stesso, ma i ragazzi, si sa, non leggono le circolari il giorno stesso.
Arrivati all’ingresso del Salone dell’Orientamento, viene chiesta la tessera verde. Alvaro ce l’ha , Pierino non ce l’ha. Alvaro entra, Pierino viene mandato via.
A Pierino viene detto “Tu non puoi entrare”. Pierino ha perso un genitore quest’estate, Pierino voleva mollare la scuola e stiamo cercando di fare di tutto per motivarlo. Pierino è stato mandato al Salone per dargli l’opportunità di vivere una realtà diversa per qualche giorno, per farlo sentire utile, importante,
gratificato, per fargli tornare un po’ di voglia di studiare. Invece Pierino non può entrare. Gli viene detto che non può entrare. Pierino ha 17 anni e viene lasciato fuori dalla porta come un cane fuori dal supermercato.

A nessuno importa nulla di Pierino, delle sue emozioni, del suo mondo andato in frantumi e dell’ombra del lutto che grava su di lui con il peso di un macigno. Nessuno parla con Pierino, a nessuno interessa che Pierino sia stato lasciato fuori dalla porta, a nessuno interessa il suo mondo interiore, Pierino è semplicemente un numero, anzi, un numero senza qr-code, un vuoto a perdere, inutile e superfluo in questo nuovo mondo e in questa nuova normalità, sterilizzata, spersonalizzata, distanziata, greenpassata,
certificata…
Su quella circolare che Pierino non ha letto c’era scritto che per entrare sarebbe stato necessario il green pass, a Pierino non è neanche venuto in mente di controllare o chiedere, perché lui era convinto di svolgere un’attività equivalente alla scuola, dunque per lui andare al Salone era come andare a scuola.
E come Pierino è stato mandato via anche Ugo, di un’altra classe, per lo stesso motivo.
Pierino e Ugo, minorenni, non sono ammessi a svolgere un’attività che la scuola ha chiesto loro di svolgere, un impegno scolastico fuori sede del tutto equivalente a una mattinata a scuola.
Non so Ugo dove sia andato dopo essere stato cacciato, perché Ugo non è più un mio studente, ma Pierino, minorenne, quel giorno, non è tornato a scuola, e non è neanche andato a casa. Immagino sia rimasto in giro, da solo, a rimuginare con i suoi pensieri, immagino che sentirsi respinto non lo abbia
fatto stare bene , immagino che si sia sentito escluso, diverso dagli altri, discriminato, espulso da un mondo che non lo vuole, inadeguato, inadatto, non all’altezza degli altri.
Il giorno dopo, i professori “bravi” lo hanno rimproverato per non avere letto la circolare, e lo hanno ammonito per il fatto di non essersi ancora messo in condizione di avere il green pass, che senza di quello non potrà fare niente e dunque lo fanno sentire in difetto, rinforzando in lui la necessità di sottostare al
ricatto come conditio sine qua non per poter essere accettato dall’universo scuola.
Pierino è uno spirito libero, non accetterà mai una condizione imposta da quel mondo degli adulti che disprezza e che guarda come fossero alieni, forse comincerà a prendere in mano quella Costituzione che i ragazzi dicono di non avere tempo di leggere e comprenderà quanto quel pezzo di carta ferito, bistrattato e violentato sia necessario per continuare a vivere e sia un nostro dovere difenderla.
I professori “cattivi”, invece, hanno detto che , almeno per i ragazzi, dovrebbe essere la Scuola , o comunque lo Stato a pagare i tamponi agli studenti quando si preveda di far loro svolgere attività esterne ove sia richiesta l’infame tessera verde.
Ai professori “cattivi” è stato obiettato da quei professori “bravi” che considerano eroi i ragazzi che svengono sul banco o dormono perché hanno la febbre alta dopo aver fatto il vaccino il giorno stesso, che, “con tutti i problemi che ci sono, figuriamoci se la Scuola, o lo Stato, devono anche pagare i tamponi agli studenti, che vadano a vaccinarsi o smettano di venire a scuola che ci fanno un favore…”
Ma il green pass, a scuola, non è discriminatorio, soprattutto per gli studenti.

Cristina Tolmino

Come un funambolo su un filo

Rientrare a scuola o farsi sospendere? 

L’anno scolastico è iniziato, come molti altri docenti sono entrata in sevizio piegandomi al ricatto del tampone, grazie al quale, dietro corresponsione di una somma di denaro, si può acquistare, nella nostra Repubblica democratica fondata sul ricatto,  un diritto temporaneo al lavoro della durata di 48 ore. 

Una decisione sofferta. 

E’ stata una decisione sofferta. Durante l’estate, fatta di tensioni, dubbi, paure, lacerazioni interiori e rotture di rapporti di amicizia più o meno consolidati nel  tempo, avevo deciso di farmi sospendere dal servizio fino al 31 dicembre, data in cui dovrebbero (forse)  terminare lo stato di emergenza, e di conseguenza, l’imposizione della tessera verde,  per evitare discriminazioni, recriminazioni, battutine, offese più o meno esplicite, che sarebbero state la logica evoluzione dell’atmosfera che ha   caratterizzato l’ambiente lavorativo nel quale ho vissuto da quando è stata aperta la stagione del siero e  la maggioranza dei docenti, ubbidienti servitori delle istituzioni, si è precipitata in massa a offrirsi come cavia per mettersi al sicuro dalla pandemia, per  ottemperare a una richiesta dello stato,  per poter guadagnare una posizione di superiorità nella gerarchia sociale, trascinata in un rituale collettivo più simile a un pellegrinaggio verso un luogo santo con tanto di concessione dell’indulgenza plenaria che  ad una profilassi sanitaria. 

Alla fine, consapevole di rientrare in un ambiente ostile che si sarebbe fatto ancora più ostile con il trascorrere del tempo, sono rientrata al lavoro con il mio primo lasciapassare governativo, acquistato al prezzo di 15 euro, e stampato, per l’occasione, a colori. 

Difendere il diritto al lavoro e cercare il dialogo 

Sono rientrata a scuola fieramente convinta di dovere difendere il mio diritto al lavoro, convinta di avere il diritto di non essere chiusa in casa come un sorcio, come propagandato dalle viro star e dai politicanti impegnati come testimonial della  campagna di istigazione all’odio sociale che ci ha tenuto compagnia durante questi mesi e che non accenna a terminare.

Sono rientrata quasi contenta di poter esibire il mio tampone negativo, grazie al quale avrei potuto sostenere di non rappresentare un pericolo per nessuno, dal momento che nessuno avrebbe potuto pensare di essere contagiato da me, poiché il mio lasciapassare temporaneo è un certificato, emesso dallo Stato, che mi garantisce di essere “sana”, e dunque, con la mia presenza, avrei potuto spezzare l’equivalenza, sostenuta dai media e dalle persone che di questi si nutrono compulsivamente, che una persona non sottoposta al trattamento del siero sia per antonomasia malata e dunque contagiosa.

Essendo il mio accesso a scuola regolamentato da  ripetuti e reiterati tamponi negativi, nessuno avrebbe potuto offendermi o trattarmi come una lebbrosa, come accadeva questa primavera, e a chi mi avrebbe incalzata dicendomi che avrei potuto essere io a contagiarmi (in questo caso, da loro vaccinati, dal momento che tutti i non vaccinati entrano al lavoro con il tampone negativo, ma questo non si può dire…) avrei risposto che le cure domiciliari ci sono, che esistono, che ci sono medici scrupolosi che prescrivono queste cure e non lasciano morire le persone in compagnia di “tachipirina e vigile attesa”, secondo quanto prevede invece il protocollo governativo, e che comunque sarebbe un problema mio , e non loro, con tutte le considerazioni retoriche del caso.  

Sono rientrata convinta di poter aprire un dialogo con le persone che si sono sottoposte al siero,  convinta di poter dimostrare loro che possiamo sederci l’uno accanto all’altro senza che abbiano paura di essere automaticamente infettati per il solo fatto di trovarci all’interno della stessa stanza, 

sono rientrata convinta di poter aprire un contraddittorio costruttivo con le persone che si sono trincerate dietro il pensiero unico senza porsi domande , pensando di poterle aiutare a riflettere sul fatto che la tessera verde è divisiva, distrattiva e illegittima, perché illegittimo è ledere il diritto allo studio e al lavoro,  riducendolo a una sorta di compravendita, per la quale lo si riacquista per un anno se si accetta di cedere la sovranità su proprio corpo allo Stato, oppure per 48 ore , pagando per poter esibire un certificato che dimostri di essere sani, in totale assenza di misure di reale prevenzione , che erano assenti già prima della pandemia. 

I problemi della scuola (to be continued) 

Per quanto riguarda la scuola, infatti, ci troviamo con gli storici problemi irrisolti, che sono rimasti tali, quali la carenza di organico, le classi pollaio, la mancanza di sistemi di ricambio dell’aria diversi dalla finestra aperta, la deroga al distanziamento se non ci sono le condizioni logistiche affinché questo possa essere mantenuto… ma ne scriverò in un’altra occasione, poiché l’argomento è “succulento” e merita di essere trattato in maniera monografica. 

Tessera verde e caccia alle streghe 

La tessera verde, dunque, si configura come un velo, una coperta, un travestimento, con il quale, in nome di una efficacia sanitaria che è stata negata persino dai più autorevoli virologi di regime, si occultano ben altre scottanti problematiche, dalle quali si distoglie l’attenzione con il miraggio della caccia all’untore, ufficialmente formalizzata , partecipando alla quale ognuno può sentirsi parte attiva in questo inarrestabile e progressivo imbarbarimento dei costumi che tutto travolge, triturando e distruggendo qualsiasi voce di dissenso, individuando di volta in volta un colpevole su cui riversare la colpa di ciò che non funziona, e che pertanto deve essere “bruciato”, al pari di quanto si faceva con le streghe durante il medioevo, offrendolo al popolo come capro espiatorio.

Rientrare e resistere 

Dunque la mia convinzione era quella di rientrare, rientrare è stata una dimostrazione di resistenza, e la resistenza l’avrei costruita giorno per giorno con il dialogo, con il contraddittorio costruttivo, con lo sconto e l’incontro, come fosse una missione. 

Siamo rientrati in tanti. Tanti si sono chiamati fuori e si sono fatti sospendere, rinunciando a lottare, e non li biasimo. A modo loro, combattono, denunciando, con la loro assenza, l’ingiustizia del sistema. Hanno creato un vuoto, materiale e emotivo, e hanno sigillato la loro scelta con il distacco, il silenzio, più eloquente di mille discorsi, ma le cattedre da loro lasciate vuote sono già state riempite da supplenti diligenti e vaccinati, e ai ragazzi sarà stato detto che i loro insegnanti non possono più insegnare perché sono “contro il sistema”, “contro la legge”, senza spiegare loro che rinunciare al posto di lavoro a causa di una legge ingiusta è stato un enorme  sacrificio e non un capriccio. 

Alcuni di noi che siamo rientrati combattono, giorno dopo giorno, fronteggiano i pregiudizi, sapendo di essere comunque giudicati negativamente nonostante l’impegno profuso nel lavoro sia lo stesso di sempre, ma la realtà con cui interagiamo non è disposta a perdonarci questa sorta di peccato originale, questa incomprensibile macchia nell’animo che spinge comunque gli altri alla diffidenza, in virtù del fatto che i docenti debbano comunque ubbidire all’autorità, non devono avere dubbi, non devono porsi domande, non devono avere pensiero critico, non devono documentarsi cercando fonti alternative alla televisione e alla stampa istituzionalizzata, dimostrando con questo atteggiamento di essersi conformati alla nuova figura del docente che si è delineata negli ultimi 10-15 anni , che non è più quella della guida alla formazione del pensiero critico attraverso lo studio e l’analisi delle fonti, ma quella del puro trasmettitore di contenuti, coniugata alla mera funzione di certificatore di competenze e, all’occorrenza, di impiegato di diplomificio. In questo senso la pandemia ha trovato la sua platea ideale, che  plaude ogni sviluppo della deriva liberticida che, in nome della presunta sicurezza sanitaria,  si è innescata.

Alcuni di noi che siamo rientrati hanno invece scelto di adottare un basso profilo, come se nulla fosse, entrando con il lasciapassare da tampone senza dare nell’occhio, sperando che le farmacie trasmettano al sistema i propri dati sempre nei tempi giusti, in modo da non rischiare di fare suonare allarmi in ingresso ed essere allontanati dalle collaboratrici scolastiche per l’occasione insignite del ruolo di kapo, in attesa che questa distopia possa terminare e sopportando in silenzio per evitare, appunto, discorsi, discussioni, intimidazioni, coinvolgimenti emotivi non necessari e inutile dispendio di energie. A modo loro, combattono, rinunciando a esporsi, e non li biasimo, perché, a modo loro, si difendono, si autotutelano, proteggendosi da ulteriore sofferenza. 

E i ragazzi?

A differenza degli adulti, i ragazzi non giudicano. Ai ragazzi ho detto subito di non essere vaccinata, perché me lo hanno chiesto, anche se non sarei stata tenuta a farlo, e ho spiegato loro che, entrando con il tampone negativo, non costituisco un pericolo per nessuno, ma che dobbiamo, comunque, rispettare le distanze, utilizzare le mascherine, aprire le finestre. 

I ragazzi non giudicano. Mi hanno detto che dal momento che io sono “vecchia” (e hanno ragione), per me è più facile rinunciare agli amici, al gruppo, al divertimento, al cinema, al teatro, alla pizza, al Mac Donald, al parco tematico, alla vacanza, allo sport… e che per loro, invece, sarebbe stato impossibile continuare a rinunciare, perché da giovani non si può rinunciare a tutto e non avevano alta scelta.

I ragazzi hanno introiettato un sistema di regole scolastiche  secondo il quale non esistono punizioni o conseguenze negative del loro agire, perché vengono comunque “mandati avanti”, magari con il “peccato” del “debito” da sanare, che è un fastidio, un male necessario per procedere nell’avanzamento degli anni scolastici, un compromesso, una piccola cessione di tempo ed energie in virtù della quale si accetta di frequentare un corso di recupero e di sostenere una prova che ne attesti l’esito positivo in cambio dell’ammissione all’anno scolastico successivo.

Nulla che assomigli a una lotta, a una sfida, a uno stimolo forte per “andare avanti” invece di “essere mandati avanti”.

Nulla che spinga a “rimboccarsi le maniche” e a conquistarsi l’accesso alla classe successiva, ma piuttosto un  piccolo ricatto, spacciato come sistema per progredire negli studi.  

E’ stato un ricatto anche l’estensione del vaccino ai ragazzi, i quali, per la forma mentis che il sistema ha sapientemente inculcato loro negli anni, lo hanno accettato come se fosse normale, e non hanno neanche  percepito fosse un ricatto.

Non hanno chiesto nulla, non hanno letto nulla , non si sono documentati, non hanno approfondito.

Per loro il “green pass” è una tessera per entrare nei locali, la maggior parte di loro ignora l’esistenza della Costituzione, anche se l’anno scorso hanno avuto la sufficienza nella valutazione di educazione civica, anzi, qualcuno mi ha anche confidato che “la Costituzione non gli interessa perché è roba da vecchi” e che loro “non hanno tempo per leggerla”, e non posso fare a meno di pensare che questo è il normale risultato della decadenza del sistema scolastico a cui accennavo prima, dal quale è stato bandita la formazione del pensiero critico, per cui abbiamo, magari, ragazzi bravissimi a ripetere la lezione o a fare calcoli, ma carenti nella formulazione di connessioni tra vari contenuti e incapaci di svolgere, ad esempio, una ricerca e una comparazione  di fonti documentarie. 

Qualcuno, anche tra loro, ha resistito. Lo so, perché lo leggo dagli sguardi tristi e profondi che emergono da quei visi nascosti dalle mascherine, perché per loro fronteggiare il biasimo del gregge è assai peggio di quanto lo sia per noi, e immagino si sentano in pericolo, in balia della precarietà assoluta, colpevoli di non avere il marchio di omologazione esattamente come noi adulti.

Con la differenza che loro sono piccoli, e dovrebbero essere “protetti”, e non violentati  dai media, dalla campagna di istigazione all’odio, dalle minacce che fa il  regime, dalle accuse di colpevolezza di generare contagi, 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. 

Il concetto di “libertà”

 In quest’ottica mi sforzo di comprendere chi ha confessato di avere scelto la via del siero “per essere liberi”, perché la “libertà” non è la libertà dal contagio ma piuttosto dalle misure repressive che lo Stato mette in atto per tutti i cittadini sani che rifiutino di cedergli la sovranità sul proprio corpo e vogliano  disporre della libertà di scelta, tutelata dalla Costituzione, ormai ridotta a carta straccia anche se formalmente ancora in uso,  di poter rifiutare un trattamento sanitario la cui imposizione va a ledere la dignità del singolo, implicando il rischio di effetti avversi dei quali non è questa la sede opportuna  per parlare.

Umanità celata e umanità occulta

Abito vicino alla scuola in cui presto servizio, e mi reco abitualmente al lavoro facendo una passeggiata. Sono fortunata, lo so, non devo servirmi dei mezzi pubblici, a differenza di come ho fatto per molti anni. Passeggio in mezzo agli alberi, osservo i colori intorno a me e respiro. Sorrido. Respiro e cerco di non pensare a nulla. In prossimità del portone dell’istituto scolastico indosso la mascherina, mi imbavaglio, per tutta la mattina rinuncio a respirare e a sorridere, ma poco importa, ormai ho imparato a spiegare in apnea, quando faccio tante ore al pomeriggio ho sempre mal di testa e un po’ di tachicardia  ma magari è un caso,  il rossetto non lo mettevo neanche prima ma mi sento mutilata senza il mio e l’altrui sorriso, mi sembra che sia una pena suppletiva, una riduzione delle emozioni e dei coinvolgimenti emotivi;  dei miei studenti nuovi conosco mezza faccia , fuori dalla scuola non li riconoscerei e probabilmente non avemmo nulla da dirci e neppure motivi per salutarci, visto che il contatto umano è forzatamente limitato e si parla poco oltre il necessario. Fa soffrire, ma si sopporta. 

Prima di varcare la soglia del portone estraggo dalla borsa il mio “green pass” cartaceo, in modo da non doverlo cercare una volta dentro, anche se fuori piove e mi bagno voglio entrare con la tessera verde in mano, in modo da espletare velocemente il riconoscimento presso il totem e andare in classe. Se impiego qualche manciata di secondi in più a cercarlo dopo aver varcato la soglia, inevitabilmente qualcuno mi deriderà dicendomi “l’hai dimenticato in farmacia oggi?”… “eh certo, noi vaccinati abbiamo una marcia in più perché ce l’abbiamo sul telefonino”…. “beh, però il naso ancora ce l’hai intero, non si vede che fai i tamponi” e altre amenità del genere, a volte ho voglia di rispondere con il sorriso e iniziare un discorso, a volte no, dopo un mese e mezzo di scuola ne ho sempre meno voglia perché mi sembra di essere un disco rotto, che suona per un pubblico con i tappi di cera nelle orecchie, che non si accorge di averli.  

Il totem mi riconosce. Lo schermo si illumina. Appaiono il mio nome e cognome e la vocina metallica mi dice “Buongiorno”. 

E io sono grata al totem perché l’unico barlume di “umanità”, in un contesto di spettri “mascherinati” e per i quali il green pass acquisisce valore di  titolo superiore a laurea e abilitazioni, mi viene dato da una macchina, alla quale nulla importa se sono vaccinata o tamponata, lei fa ciò per cui è stata programmata , democraticamente e senza cattiveria o pregiudizi, e, in questo, la macchina è preferibile agli umani. 

Cristina Tolmino

Fronte del porto

Non c’è Terry Malloy a Trieste, né a Genova, né ad Ancona: sarebbe stato comodo cedere al compromesso, alla corruzione, alla protezione di un Governo che avrebbe addirittura offerto tamponi gratis ai portuali pur di non fermare la produzione.

Forte e chiara la denuncia di Stefano Puzzer che suona, nella sostanza, in questo modo:

dentro si lavora senza alcun controllo, fanno finta di non vedere ma noi non ci accontentiamo dell’inganno.

Samer nega:

Dallo scorso 15 ottobre all’ingresso di tutti gli uffici – nelle sedi di piazza dell’Unità d’Italia, Interporto di Fernetti e Terminal Portuale di Riva Traiana – una guardia giurata controlla il green pass di dipendenti, fornitori e visitatori.

Samer

E chi tra i due possa aver ragione è per noi evidente ma lasciamo ai posteri l’ardua sentenza.

Ciò che conta è ben altro, i porti sono diventati i luoghi in cui si difende la Costituzione: una, sola e antifascista.

E i portuali, gli insegnanti, le madri, gli studenti per questo combattono: per evitare la deriva totalitaria.

La gente però non se ne accorge, ritiene fascisti coloro che dissentono e si ribellano perché

Tutti i fatti possono essere cambiati e tutte le menzogne rese vere in modo che la realtà sia solo un agglomerato di eventi in continuo mutamento e di slogan in cui una cosa può essere vera oggi e falsa domani. E ciò in cui ci si imbatte non è tanto l’indottrinamento quanto l’incapacità di vedere i fatti.

Hannah Arendt

Le parole della filosofa vittima del Nazismo sono un severo monito e, ormai, una conferma, di quanto sta accadendo in Italia, un’Italia-al pari della Grecia-ridotta a feudo di potentati economici e massoni senza scrupoli.

Il modus operandi del nostro Esecutivo lascia esterrefatti per la naturalezza con cui cambia le evidenze oggettive: da un lato la connivenza con forze chiaramente eversive, dall’altro la fredda indifferenza con cui il Ministro Lamorgese ordina alla Polizia di attaccare inermi manifestanti con gli idranti e i lacrimogeni.

Dura la condanna della Cub:

Si usa la minaccia fascista per colpire i diritti dei lavoratori. Che le cariche contro i picchetti dei lavoratori fossero già predeterminate lo si è visto quando gli agenti sono arrivati in tenuta antisommossa. Il Governo Draghi pensa di affrontare così le giuste richieste dei lavoratori?

M. Amendola, segretario nazionale della Cub

Alla violenza di questa notte cupa della democrazia gli studenti rispondono con la piazza, con i canti, con la danza.

Studentesse della secondaria di secondo grado danzano in risposta alle restrizioni a cui sono soggette.

“Danziamo perché la Piazza non è violenza, perché abbiamo subito troppo e perché la situazione sta peggiorando” affermano dopo la performance.

Non capiscono loro, studentesse del biennio, come sia possibile dover conoscere la Costituzione a scuola e vederla disattesa nella realtà. Tante le domande, tante le analogie con i periodi studiati e la risposta è agghiacciante:

Le origini del totalitarismo: cinque frasi dal libro di Hannah Arendt

il totalitarismo attinge proprio alla stupidità, alla convinzione cieca di agire per conto di uno Stato che ci ama e ci protegge.

Incredulo, Gianluigi Paragone di Italexit osserva:

“Hanno dovuto mettere insieme il Governo dei migliori con le larghe intese, per azionare gli idranti nei confronti dei lavoratori. Guardate dove siamo arrivati!”

Il senatore Gianluigi Paragone

Non tutti i cittadini ci stanno quindi, non quelli che si rifiutano di divenire sudditi di mostri finanziari che agiscono soltanto per il proprio Bene, mostri che, se pur non hanno un volto, hanno un nome:

Vanguard, Black Rock e State Street . Lo spiega bene Tiziana Alterio nel suo libro: queste forze sono l’arché del nuovo mondo green desiderato dai governi occidentali tutti e di cui Italia e Francia sono le apripista.

Ma la macchina del fango è già in azione: come si è cercato di colpire la Schilirò, ora si cerca di delegittimare Puzzer, accusato di essere un ex sindacalista (quasi fosse un reato)!

Stefano Puzzer è la testimonianza vivente che il popolo non combatte contro il vaccino ma contro l’assurda ingiustizia della tessera verde, la prova? Il portuale è vaccinato!

Tra i ribelli, quelli che forse un giorno ricorderemo come partigiani se tutto andrà bene o come nemici dello Stato se tutto andrà male, non c’è la Cgil che è passata nell’esercito dei padroni, non c’è Leu che dovrebbe difendere i lavoratori ma la Cub, Italexit, i comitati dei cittadini e un’ambigua Giorgia Meloni che, se da un lato dà speranza al popolo No Green Pass, dall’altro sorride a un Salvini ancora più ambiguo.

E che dicono i fascisti? Quelli veri e non violenti? Guardano attoniti la vittoria di un liberismo che nel ’45 aveva il volto sorridente dei soldati americani e il sapore di una cioccolata che ci avrebbe resi schiavi nel volgere di qualche decennio. Con pazienza, con fermezza il ragno neoliberista ha tessuto la sua tela.

La politica, quella vera, si fa in agorà: la piazza ateniese, luogo in cui la democrazia mosse i primi passi, è la zona di luce che preoccupa il governucolo del banchiere. Per questo la piazza va fermata e recisa, che spina nel fianco quegli intellettuali che producono pensiero, che svegliano dall’ipnosi, che raccontano la Storia!

Il professor Becchi

Che rabbia quelle professoresse che resistono!

La professoressa Alessandra Giordano

Quei sanitari sospesi che continuano a insinuare dubbi.

Silvia, la famosa farmacista dissidente invitata a parlare da Alessia, studentessa di Scienze Politiche che ha passato i primi due anni in Dad e che, senza Green Pass, non può accedere alle lezioni.

Ma soprattutto che rabbia questi portuali che non si piegano e che rischiano di sovvertire l’ordine costituito e che, da Trieste in giù, hanno intenzione di non mollare mai!

Blocco portuali | Trieste chiama e Genova risponde | Video

Rosa J.Pintus

Di tutta l’erba un Fascio? L’attacco alla Cgil come scusa per bloccare le piazze

Di una cosa certamente si è reso conto il nostro Esecutivo: i cittadini non sono sudditi.

E quindi?

Vanno fermati.

A vent’anni dagli scandali del G8 di Genova la Storia si ripete ma l’italico popolo dei “sì drags” non vede, non sente, non parla.

Le dinamiche dei Black Block di ieri sono le stesse dell’attacco alla Cgil di oggi .

E magari la Cgil neppure lo sa.

Del resto Hegel ci aveva avvertiti:

Ma ciò che insegnano l’ esperienza e la Storia è che i popoli e i governi non hanno mai imparato nulla dalla Storia.

G.W.F. Hegel

O forse i popoli non hanno imparato ma i governi han ben appreso ogni arte.

Per quanto riguarda la percezione, a Hegel mancava un tassello: la variante fondamentale (e non mi riferisco a quella del virus): ai tempi del G8 al Governo c’erano i cattivi, la Destra considerata Fascista, senza offesa per Berlusconi e per i Fascisti che non credo si riconoscano nello stesso schieramento.

L’ordinata manifestazione di Genova

Ora invece governano i bravi, i puri di cuore, coloro che pongono l’interesse collettivo al di sopra dell’individuo (o l’interesse economico di pochi conta più del popolo?).

Governa la Sinistra e tutti sono liberi e uguali, non vi siete accorti delle verdi aureole che distinguono i bravi cittadini dai reietti?

La Sinistra, brava e magnanima, rende liberi e uguali tutti: donne, diversamente abili, omosessuali, transessuali, eterosessuali con tendenze omosessuali, omosessuali con tendenze eterosessuali, neri, bianchi, gialli e robot.

Tutti uguali se in possesso di green pass.

Le donne, i diversamente abili, gli omosessuali, i transessuali, gli eterosessuali con tendenze omosessuali, gli omosessuali con tendenze eterosessuali, i neri, i bianchi, i gialli e i robot privi di green pass stanno peggio di prima perché oltre alle discriminazioni patiscono la fame.

La Sinistra però lo fa per il nostro bene, ci mancherebbe! E in piazza ci vanno i bimbi capricciosi che non vogliono la medicina amara. Il fatto è che, tra questi bimbi capricciosi, molti appartengono al Partito Comunista, a Potere al Popolo, ai Centri Sociali.

Com’è possibile? Una nuova Scissione di Livorno?

No. Semplicemente la sinistra governativa, stregata dall’immanenza di un Draghi-Dar Fener e dall’imminenza di una consacrazione al potere priva di elezioni, ha abbracciato pienamente il pensiero di Kissinger:

L’illegale lo facciamo subito. Per l’anticostituzionale ci vuole un pochino di più.

H. Kissinger

Idea questa che piace e compiace il Governo dei Migliori.

Le piazze però irritano: sono tante, troppe e disciplinate.

In più la polizia è divisa e tra un po’ ci fa un 1917! Allora ecco riesumato l’antico grido: “In piazza ci sono i fascisti!”.

E quali sono questi fascisti?

Molti giornalisti, che non si possono sporcare le mani a intervistare il vero Fascio, quello repubblichino, dichiarano che i fascisti sono in un unico modo e che pure Gianluigi Paragone è fascista.

Ma non lo è, è sovranista nei confronti dei fasci finanziari europei ( ma pur sempre meno sovranista dell’attuale esecutivo che ritiene il Paese un feudo).

Paragone è risorgimentale, non fascista.

Allora sono fascistiforzanuovacasapound!

Già, loro lo sono e ne vanno orgogliosi ma anche tra loro ci sono delle differenze e Casa Pound a Roma, per esempio, non c’era.

Lo so perché io conosco Casa Pound, conosco Pessot, conosco Plinio. Li conosco perché sono una delle poche compagne che ha accettato di presentare i loro libri come controparte socialista.

Anche se il socialismo l’ho abbandonato lapidata dagli insulti dei compagni e raccolta da terra da Italexit .

Tra Casa Pound e Forza Nuova ci sono delle differenze, una delle prime è evidente: alle adunanze di Casa Pound c’è sempre la Digos, quella stessa Digos che mette infiltrati tra le file di Forza Nuova!

Inoltre, pochi lo sanno, Forza Nuova è un movimento di ispirazione cattolico-tradizionalista, Casa Pound prende invece energia dai Figli del Sole, è quindi un movimento più vicino all’anarchia fiumana che al neonazismo.

Sempre ammesso che l’attacco sia di FN, i video su telegram narrano una regia differente.

Esattamente come i video del G8.

Esattamente come il poliziotto che mi dava della puttana comunistra mentre gli infiltrati bruciavano auto e bidoni a Genova.

Ma forse sono vecchia e ricordo poco: ricordavo persino dei no global ma forse li ho sognati.

L’impressione è che quanto accaduto a Roma sia da inserirsi non solo nella delegittimazione dei no green pass ma anche nella lotta agli ultimi voti della capitale: Fdl e Lega, che da sempre hanno rapporti con le destre extraparlamentari, verranno additati come amanti dei fascisti e Gualtieri trionferà sotto la benedizione dell’Esecutivo.

Il quarto stato

E che la Cgil fosse la preda più facile: lo stesso Giuseppe Pellizza da Volpedo, si sta ribaltando nella tomba nel vedersi appeso nelle sue sedi.

Rosa Johanna Pintus

CHI NON SI VACCINA MUORE DI FAME

Pubblico qui le considerazioni della nostra Cristina Tolmino riguardo il primo giorni di scuola.

Da quel giorno la situazione è solo peggiorata.

15 settembre 2021

Oggi… primo giorno di scuola.

Ho scioperato.

Nei giorni scorsi ho ricevuto un florilegio di messaggi, inneggianti al “buon inizio di anno scolastico”, cosa che detesto a prescindere, e in quest’occasione mi è risultata ancora più indigesta. 

Ho risposto a tutti coloro che me li hanno inviati, uno per uno, a seconda degli umori del momento. “Quest’anno non credo inizierò”. “Quest’anno inizierò accettando l’estorsione del tampone perché ho bisogno dello stipendio”. “Quest’anno inizierò con i tamponi, poi si vedrà”, che è la posizione che attualmente mi convince di più.

Ho suscitato reazioni di stupore, di biasimo, di disapprovazione.

Chi mi conosce bene sa che mai avrei ceduto al ricatto vaccinale, e che mai sarei disposta a cambiare idea su questo argomento.

Chi mi conosce bene non mi ha inviato gli auguri di “buon inizio anno scolastico”, e neppure si stupisce per la mia determinazione.

Chi non mi conosce bene si aspettava di vedermi crollare sotto la  minaccia del ricatto lavorativo, si aspettava che io “mi convertissi” e andassi a ingrandire le fila dei neofiti che hanno abbracciato la nuova religione del siero miracoloso.

Frasi come “Che peccato, eppure ti reputavo una persona intelligente”, “Che delusione che hai dato alla scuola”, “Non capisco come una persona che non crede nella scienza possa insegnare a dei ragazzi” si sono sprecate, in gran parte si trattava di persone con cui avevo già allentato i rapporti quando è partita la campagna vaccinale, e che si sono rifatte vive giusto per sincerarsi se mi fossi adeguata al loro credo o se fossi incorsa nella procedura discriminatoria alla quale sono condannati coloro che, avendo scelto di non vaccinarsi, non hanno infranto la legge ma dalla legge sono costretti a complicarsi la vita per poter continuare a avere il diritto al lavoro, con tanto di palesi esternazioni di sadismo da parte delle nostre istituzioni. 

Chi mi conosce bene, pur in alcuni casi non condividendo la mia scelta scomoda, mi rispetta per la mia determinazione. Qualcuno mi chiama per avere notizie su come procedono le proteste, perché paventa che il ricatto vada ben oltre il prefissato termine del 31 dicembre e gli venga richiesta una non troppo improbabile  terza dose per poter continuare a esercitare i propri diritti costituzionali. Qualche amico/a, vaccinato /a con due dosi,  mi chiede la condivisione di qualsiasi tipo di iniziativa contro la tessera verde perché, pur avendo creduto nella validità della vaccinazione,  reputa la coercizione realizzata tramite il lasciapassare una misura discriminatoria lungi dall’essere una misura sanitaria ma una forma istituzionalizzata di controllo attraverso la quale poter porre delle limitazioni “di stato” a movimenti, pensieri, parole, azioni, opinioni. 

Promessa di “libertà” o riscatto da versare? 

Per comprendere la complessità del messaggio veicolato dall’accettazione del lasciapassare verde, infatti, è necessario realizzare che la promessa di “libertà” millantata dalle istituzioni e dall’informazione ufficiale si svolge in realtà come una compravendita, o meglio, come il pagamento di un riscatto, che tutti devono “versare” , se vogliono poter mantenere il diritto al lavoro, e, dunque, sopravvivere. 

Piemonte, gelato a 12-19 vaccinati la vigilia di Ferragosto - Piemonte -  ANSA.it

In questi termini, mi è anche chiaro il senso delle parole “Chi non si vaccina muore”, pronunciate tempo fa  dal Presidente del Consiglio come affermazione perentoria, lapidaria, intimidatoria, non supportata, per fortuna da alcuna evidenza scientifica in virtù della quale si potesse dimostrare il rapporto di causa ed effetto tra la mancata vaccinazione e la morte del soggetto che avesse scelto , volontariamente, di non concedere, dietro coercizione,  il proprio corpo e il proprio consenso volontario estorto con il ricatto, allo Stato. 

Biografia di Mario Draghi

A distanza di alcune settimane da questa affermazione, e alla luce degli sviluppi liberticidi introdotti dal DL 111 del 06.08.2011 recentemente convertito in legge,  e da tutte le degenerazioni che ad esso seguiranno, comprendo che il messaggio del Presidente del Consiglio era profetico, in quanto ammoniva i cittadini che  chi non avesse accettato la vaccinazione sarebbe morto di fame, perché gli sarebbe stato proibito, per legge, di avere accesso al posto di lavoro e , di conseguenza, di mantenersi e di portare sostentamento alla famiglia. 

Significato della Scuola come luogo principe della repressione 

La repressione  è iniziata dalla Scuola , feudo governativo per eccellenza all’interno del quale la resistenza ai soprusi dello stato è da sempre esigua, per poi estendersi a tutto il mondo del lavoro, colpendo il cittadino non solo nella sua dimensione sociale, culturale e relazionale, ma nella nuda materialità del portafoglio, dopo aver evidentemente calcolato che ,se ci si può privare del divertimento, dello sport, del cinema, del teatro, del museo, del viaggio, del ristorante, nessuno può accettare di essere privato del lavoro, che è fonte di sussistenza per le famiglie, e dunque, il mancato asservimento al ricatto vaccinale è stato profeticamente dipinto come una causa di morte perché avrebbe certamente portato le persone a morire, ma di fame. 

3 maggio 1808 di Goya: analisi

Cosa fare domani tra i suggerimenti degli avvocati e la spersonalizzazione tecnologica

E dunque oggi ho scioperato, ma con sfiducia, probabilmente sono stata l’unica della mia scuola a farlo nonostante io non sia l’unica “dissidente”, probabilmente sono anche l’unica che si sta ancora interrogando su cosa farò domani… se accederò ai locali ma non entrerò in classe perché priva di  lasciapassare e mi farò sospendere subito, senza neanche avere il tempo di iniziare, il che potrebbe proteggermi da discriminazioni, battutine, risatine e attacchi più o meno pesanti alla mia persona… se entrerò con un lasciapassare da tampone nascondendomi come se avessi commesso chissà quale delitto… se entrerò con un lasciapassare da tampone e non ne farò mistero difendendo la mia posizione e la mia scelta, pronta a controbattere tutti gli attacchi che mi arriveranno, sia sul piano professionale che su quello personale. E’ in ogni caso una scelta difficile, e a nulla è servito impiegare tutta l’estate a pensarci… 

Durante questa estate ci sono state molte iniziative promosse da alcuni avvocati, che hanno suggerito ogni sorta di modulistica da impiegare qualora ci venisse richiesto di esibire il lasciapassare… autocertificazioni rivendicanti il pieno godimento dei diritti costituzionali, verbalini da presentare in ingresso , sia che si sia provvisti del lasciapassare sia che non se ne sia provvisti, lettere ai Dirigenti con le quali si richiede la disapplicazione del DL 111 in virtù della sua palese incostituzionalità, insomma, ogni sorta di documento  che potesse rallentare o inceppare la procedura, ma nessuna soluzione risolutiva che permettesse di aggirare la situazione distopica all’interno della quale tutti siamo impotenti. 

A ciò si aggiunge il fatto che, domani, a controllarmi all’ingresso, non troverò una persona, ma un totem, con cui non potrò interagire, e che, se dovrà sancire la mia espulsione da scuola, lo farà in maniera fredda, impersonale, senza alcun coinvolgimento emotivo e senza che nessuno debba prendersi la responsabilità di ratificare il provvedimento, perché verrò punita dal “sistema”, che  trasmette dati a una piattaforma di controllo superiore, spersonalizzando le nostre azioni, il nostro agire, il nostro vivere, in nome della nuova società tecnologica che limita il contatto tra le persone, tra le menti, tra i sentimenti, e annulla le possibilità di dialogo e confronto, e ci può allontanare dal posto di lavoro come se fossimo un ingranaggio difettoso, o una chiave che non entra nella serratura. 

Vincitori e vinti: da cittadini a sudditi

In questa situazione non ci sono vincitori e vinti, o  buoni e cattivi, come l’informazione ufficiale vorrebbe farci credere. In questa situazione siamo  tutti vinti, alcuni ne hanno contezza, altri no.

Un popolo che accetta che lo Stato gli sottragga il diritto al lavoro e glielo restituisca dietro corresponsione di “qualcosa”, sotto forma di privilegio, di concessione, di beneficio, è un popolo vinto, sconfitto e sottomesso senza che ci sia stata una guerra.

Che quel “qualcosa” da corrispondere sia la sovranità sul corpo, o l’estorsione del costo dei tamponi, poco cambia, in ogni caso  si è perso lo “status” di cittadini per acquisire quello di sudditi, senza neanche dover ufficializzare un colpo di stato. La Costituzione c’è, ma molte persone non la conoscono. Non è necessario doverla abolire, è sufficiente calpestarla, e anche senza dover fare troppo rumore o incontrare particolare resistenza. La disinformazione permette alle persone di non sapere di avere dei diritti, e se non si sa di avere dei diritti, non si può non solo  pretendere di esercitarli, ma non ci si accorge di aver subito un torto quando questi diritti vengono compressi o cancellati. 

Molte persone con cui mi sono confrontata durante questo periodo sostengono che la Costituzione non interessa loro perché non le riguarda, i media sovente si sono fatti promotori della “vecchiaia” della Costituzione , che non è più adatta alle esigenze della “nuova”società, tecnologica, globalizzata e destinata a un futuro caratterizzato da un susseguirsi ininterrotto di emergenze e pandemie fino alla fine dei tempi. In questo contesto, sempre secondo l’informazione ufficiale, la nostra povera Costituzione, desueta e obsoleta, dovrebbe lasciare il posto alla modernità  dei  lasciapassare governativi , che, di emergenza in emergenza, garantirebbero un ritorno alla libertà e alla “vita”, con sempre nuovi ricatti e diversificate forme di coercizione… 

Devo ancore decidere cosa farò domani… 

Cristina Tolmino  

Le piccole gocce che fanno tremare il mare di menzogne e propaganda

Un mare di menzogne e propaganda rischia di cancellare sotto le sue onde cupe l’Italia; pare assurdo, il 1847 è lontano ma l’Italia è tornata ad essere un’espressione geografica e niente altro. A renderla tale non è stato l’austriaco Klemens von Metternich ma l’ italianissimo Mario Draghi.

Tutto è perduto. Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e la nostra infamia.

Le ultime lettere di Jacopo Ortis, Ugo Foscolo

In un periodo così tragico la Sinistra italiana, nonostante le disgustate e dimenticate dimissioni di Zingaretti, sceglie di incollarsi alle poltrone e di essere complice di una deriva neoliberista che non ha precedenti.

Un atteggiamento non dissimile, camaleontico e iniziato ben prima del Covid è quello dei Cinque Stelle per i quali, a seconda di chi li rappresenta, può essere chiamata in causa la celeberrima classificazione di Leonardo Sciascia:

Quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre.

Il giorno della civetta, L. Sciascia

Tra gli uomini annovero Giuseppe Conte, il senatore Mattia Crucioli, il senatore Gianluigi Paragone.

Si deve pagare per lavorare. Il Green Pass è una vigliaccata
Gianluigi Paragone, leader di Italexit e la sua battaglia contro il Green Pass

Il primo, pur delegittimato da un colpo di Stato, è rimasto nel Movimento e sembra ancora credere in un post Draghi a trazione PD-Cinque Stelle; è uno dei migliori oratori che il Paese ha conosciuto di recente, l’uomo giusto per poter tenere l’Italia intera bloccata in casa.

Scrive Circolo 20 News:

Un Giuseppe Conte d’area gesuita, appoggiato dal medesimo potere decisionale che pilotava Giulio Andreotti. La curiosità vien leggendo e l’accenno alla stessa parola “potere” come potenza concentrata in poche mani, rende tutto credibile, poiché ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che la parola “governo” non è fatta per il bene del popolo, ma per servitù al potere. La prova è che ogni governo, una volta insediato, puntualmente non mette in atto il programma prefissato, ma segue una strada già segnata dai governi precedenti.

Carlo Mariano Sartoris

Eppure quest’uomo è stato fermato da Renzi, su cui è inutile qualsiasi commento, e da Di Maio, perché? Ci risponde Stefano Villa, responsabile organizzativo della provincia di Genova di Italexit, un partito che nel Nord Italia sta raccogliendo importanti consensi:

Di Maio è l’uomo che ha tradito i Cinque Stelle, l’archetipo di colui che lavora nell’ombra e che è disposto ad allearsi con chiunque pur di rimanere al potere. Conte non è di certo un innocente ma è stato sostituito dall’uomo dei poteri forti.

Stefano Villa
Il primo tradimento dei Cinque Stelle

Dei poteri forti, attenzione, e non dai poteri forti come vorrebbe la maggioranza. E infatti Draghi non è che il burattino perfetto di chi esige la totale resa dell’Italia con buona pace del povero Goffredo Mameli morto a soli 21 anni nel 1849 a seguito di una ferita dovuta alla strenua difesa della Repubblica Romana.

E mira al Colle il nostro Draghi? Non sarebbe meglio se diventasse presidente della repubblica nella non malvagia ottica del promoveatur ut amoveatur?

No. Assolutamente no. Il Presidente della Repubblica deve essere il garante della Costituzione e, soprattutto, ha il compito di essere il rappresentante di tutti gli Italiani. Mattarella si deve essere sentito costretto a dare il Paese in mano a Draghi e poi…lo ha seguito in tutto.Già così ci troviamo nei guai: Sandro Pertini non avrebbe mai permesso l’applicazione di norme illiberali e anticostituzionali. Draghi al Colle sarebbe garanzia di tragedia poiché firmerebbe qualsiasi cosa gli venisse ordinata nel silenzio del dibattito pubblico.

Stefano Villa

Guardo Stefano attraverso lo schermo:

Perché hai scelto di militare nel partito di Paragone? Non è un uomo discusso? Si vocifera molto sul suo conto.

Si vociferava sui bonifici che non avrebbe versato ma si sosteneva il falso. Gianluigi Paragone ha versato i bonifici che, in origine, i Cinque Stelle avevano previsto per finanziare le imprese italiane. Una volta assaggiato il Potere però, il Movimento ha disatteso scientemente le politiche economiche per cui era stato votato dai cittadini evitando di tassare a dovere i grandi colossi e le multinazionali.

Stefano Villa
Stefano Villa intervista la sedia vuota del virologo Bassetti che non ha accettato l’invito a un confronto lontano dai set televisivi

Anche tu quindi sei uno dei delusi dal Movimento Cinque Stelle?

Nonostante io sia figlio della generazione Erasmus e abbia profondamente creduto nella possibilità di un’Europa dei popoli, benché io sia vissuto per un periodo a Berlino e anzi, forse, proprio per questo, mi sono reso conto che un’Europa così concepita avrebbe continuato ad arricchire le aristocrazie finanziarie. Aristocrazie…direi oligarchie. Per cui sì, dei Cinque Stelle mi piaceva l’idea dell’uscita da una moneta unica che, di fatto, indebita i Paesi membri più deboli; ero inoltre certo che il Movimento non si sarebbe mai corrotto con la Destra neoliberista…che dire! I pugni in faccia fanno crescere.

In Italexit vedi una speranza?

Mi fido di Gianluigi Paragone, Italexit può sembrare una goccia tra tante ma siamo determinati a portare avanti la battaglia per riprenderci la sovranità del nostro territorio e per fermare l’abominio di questo regime che si regge sul divide et impera, sulla propaganda e la disinformazione, sull’attuazione di decreti liberticidi che tradiscono il patto politico tra i cittadini e lo Stato. E anche oggi, alle 18.30, in Piazza della Vittoria a Genova, manifesteremo il nostro dissenso.

Alessandra Giordano

Dall’eroe al reietto: il docente ai tempi del Coronavirus

In questo periodo, tra docenti, si è avuto modo  di dialogare e confrontarsi  sulle problematiche e sulle questioni più spinose relative all’opportunità /obbligo surrettizio vaccinale legato alla nostra professione. 

L’esperienza della Dad 

Abbiamo vissuto due anni scolastici molto difficili. Il primo, interrottosi bruscamente a metà febbraio 2020,  ci ha visto trasformarci in docenti on line, senza nessuna preparazione e nessuna strategia comune o possibilità di pianificare degli strumenti di lavoro condivisi  perché prigionieri del lockdown, ognuno murato in casa propria, dietro uno  schermo, per chi aveva la fortuna di averlo.

In tale occasione ci siamo reinventati, abbiamo studiato come poterci organizzare al meglio le lezioni, abbiamo inseguito ragazzi demotivati e supportato coloro che non avevano la strumentazione o la possibilità di seguire la didattica on line , diventando “prestigiatori”, maghi dell’etere, soffrendo per la mancanza di un contatto in presenza e adattandoci a sostituire la nostra didattica , a mettere in discussione il modo di gestire la nostra lezione, per trovare nuove alchimie che ci permettessero di non lasciare indietro nessuno, ognuno chiuso nello spazio privato della propria abitazione, con i propri mezzi, la propria attitudine a padroneggiare il mezzo informatico, la propria individuale motivazione.

Eravamo insegnanti che lavoravano, e siamo stati considerati eroi. 

L’esperienza della bi-zona
Durante il secondo anno scolastico in emergenza abbiamo lavorato in presenza a fasi alterne, iniziato in presenza, poi a distanza, poi di nuovo finalmente in presenza, trovando un motivo per andare avanti nei sorrisi dei ragazzi, celati sotto le mascherine, districandoci tra normative di sicurezza e barcamenandoci tra gel , mascherine, finestre aperte, distanziamento, ingressi scaglionati, ricreazione a turni e accessi al bagno monitorati al limite della violazione della privacy, ma ce l’abbiamo fatta. 

Ce l’abbiamo fatta grazie agli sforzi che ognuno di noi ha compiuto, ritrovandosi a coniugare l’emergenza  con  i problemi storici, e ormai archeologici, che gravano sulle spalle della scuola da anni, come le classi pollaio, la carenza di organico, la mancanza di spazi, problemi che, a causa dell’urgenza con la quale si è manifestato il fenomeno della pandemia,  non sono stati risolti, ma con cui abbiamo convissuto nell’emergenza, e, nella speranza che, a sangue freddo, il Ministero sarebbe intervenuto in nostro aiuto. 

Siamo stati “eroi”, anche se non ci siamo sottoposti al trattamento sanitario dell’inoculazione. Questa scelta ha pesato su ognuno di noi nei rapporti con i colleghi, oltre che nei rapporti interpersonali in genere, siamo stati considerati dei buoni insegnanti “nonostante “ non avessimo aderito alla nuova religione di massa, come se la mancata accettazione del farmaco miracoloso fosse una pecca , una macchia che incrinasse la nostra correttezza morale , inconciliabile con il nostro essere stati, appunto, buoni insegnanti. 

Il terzo anno di pandemia

Adesso, per il nuovo anno scolastico, senza che sia stato materialmente fatto nulla per eradicare i problemi storici e incancreniti della scuola, impone ai docenti il marchio verde come garanzia di sicurezza, una sorta di bollino blu della banana Chiquita che garantisca la nostra “idoneità” a ciò che è definito “erogazione del servizio in presenza”, giacché dal lessico della neo lingua è sparita anche la parola insegnamento, sostituta da una perifrasi che appiattisce e sterilizza tutto ciò che di passionale e empatico c’è nel mestiere del docente. Il marchio verde certifica la sicurezza e consente al Ministro di enunciare che la distanza interpersonale di un metro tra gli studenti va mantenuta, ma, dove non è possibile, si potrà derogare. In un’aula atta a contenere 15 persone ne potranno essere stipate 30, tanto la sicurezza è garantita dal fatto che il docente sia provvisto del marchio verde, che si configura come un elemento palesemente distrattivo, il mancato possesso del quale permetterà di innescare quel processo di caccia all’untore e di ricerca del capro espiatorio che tanto piace ai media, in virtù del qual sarà identificato un “colpevole”, e mentre tutti penseranno a rincorrere, acciuffare e processare il “colpevole”, nessuno penserà più alle classi pollaio, alle aule sovraffollate, alla mancanza di spazi, alla carenza di organico etc. 

L’etichetta del no vax 

L’etichetta di “no vax”, che viene appiccicata addosso a chiunque osi esprimere dei dubbi su questo trattamento sperimentale di massa, non ci piace, come non piace a nessuno, ma le generalizzazioni consentono all’interlocutore di non affrontare il problema nelle sue specificità, e sono immensamente comode quando vengono trattati argomenti che non si vogliono approfondire.

Abbiamo letto, abbiamo raccolto testimonianze , abbiamo cercato fonti, abbiamo studiato, ci fidiamo dei premi Nobel e degli scienziati che dicono cose provate da studi e fonti e le documentano, fornendo bibliografie precise e circostanziate, non siamo persone prive di cultura o analfabeti funzionali, non siamo sorci da rinchiudere  e neppure irresponsabili o individui dalla condotta dissoluta, non siamo talebani, non siamo violenti, non siamo irresponsabili, non siamo contagiosi, né più né meno di chi abbia ricevuto il trattamento sanitario, rivendichiamo il diritto a essere curati con le terapie domiciliari che ci sono, ma che non sono riconosciute dal Ministero della Salute e che i medici non plagiati dal sistema praticano quasi clandestinamente. Non raccogliamo le provocazioni che quotidianamente ci vengono lanciate dal media di regime al solo fine di provocare reazioni poco urbane che consentirebbero al sistema di screditarci e inchiodarci, guardiamo la tv con lo spirito critico e riusciamo a mantenere un atteggiamento super partes  nonostante la propaganda martellante, i cui meccanismi ricordano certe cose brutte del passato che mai avrebbero dovuto ripetersi, inneggi all’odio sociale e alla violenza. 

Ognuno ha le sue motivazioni per non avere aderito alla campagna salvifica realizzata attraverso il nuovo farmaco,  c’è chi ha motivi seri di salute e, non venendo comunque esentato,  teme di avere conseguenze gravi,  chi accetta genericamente i vaccini e magari si sottopone ogni anno a  quello dell’influenza e non desidera fare da cavia a questo vaccino ogm (questa è la denominazione corretta, secondo la dottoressa Bolgan) , chi ha un’amica o una  collega deceduta a causa di questo vaccino, con tanto di correlazione accertata, e i casi non mancano, chi è semplicemente perplesso e di fronte a una violenza mediatica così forte decide di rifiutare il trattamento, chi accetterebbe anche la somministrazione di questo farmaco ma magari un po’ più in là, quando l’uso ne fosse stato consolidato dal tempo e quando i morti da vaccino “senza nessuna correlazione” saranno stati azzerati. 

Per questo, senza che nessuna azione malvagia sia stata da noi compiuta, siamo stati repentinamente considerati “untori”, “cattivi maestri”, un cancro sociale da estirpare dal sacro mondo della scuola inoculata, sanificata, depurata e purificata, addirittura indegni di accedere al posto di lavoro perché sprovvisti del lasciapassare governativo con il quale lo Stato ci restituirebbe il diritto al lavoro in cambio della cessione della sovranità sul  corpo di ognuno di noi, senza, ovviamente, assumersi la responsabilità in caso di decesso o danni permanenti. 

Conclusioni

Quali che siano le motivazioni, a fronte del fatto che per un anno scolastico ci siamo recati al lavoro senza essere stati inoculati, e, rispettando le precauzioni di distanziamento e mascherine abbiamo convissuto con una pandemia  che colpisce in maniera sintomatica  una minima parte della popolazione e che, se curata per tempo, con le opportune cure domiciliari, che vengono ancora negate al solo scopo di generare paura con la quale poter tenere la popolazione sotto scacco, non è letale, aggiungendo che , come hanno affermato virologi accreditati dal main stream e persino alcune viro  star televisive, la trasmissibilità del virus è uguale sia per i vaccinati che per i non vaccinati, e dunque il vaccino non ferma la circolazione del virus, ma aiuta a non contrarre la malattia in forma grave, anche se i dati che arrivano da Israele, ove è partita la somministrazione della terza dose e ove si sta studiando (notizia di poche ore fa) la possibilità di realizzarne una quarta, sembrano mettere in dubbio anche questo aspetto, ci opponiamo fermamente all’utilizzo del green pass, il cui nome corretto in italiano è lasciapassare governativo per avere accesso al posto di lavoro, e ci opponiamo fermamente, con tutta l’anima, all’idea della scuola trasformata in presidio sanitario permanente, finalizzato a creare un vaccinatoio senza fine che colpirà, senza esclusione di colpi, docenti, personale della scuola, ragazzi e bambini, uno dopo l’altro.

E ci opponiamo fermamente all’idea che la scuola, che è per antonomasia luogo di inclusione, diventi un luogo per accedere al quale si debba esibire un lasciapassare, il possesso del quale non divide il mondo in vincitori e vinti, come le persone plagiate dal mainstream credono,  ma vede sconfitta,  umiliata e mutilata la collettività intera, degli insegnanti, dei lavoratori,  dei cittadini, degli esseri umani in genere.

Cristina Tolmino  

Dalla classe pollaio alla classe apartheid: considerazioni senza peli sulla lingua

di Cristina Tolmino

Marchio a scuola: vergognoso il trattamento che è stato riservato ai docenti, rei di aver scelto di non sottoporsi al ricatto vaccinale finalizzato all’inoculazione del vaccino OGM , 

“vaccino non approvato che può prevenire il Covid soggetto a  autorizzazione all’uso di emergenza (EUA), da parte della FDA, vaccino che “potrebbe impedire di contrarre il Covid 19 e “potrebbe non proteggere tutti” . 

da.gov, scheda informativa per riceventi e assistiti

ma in questa occasione non voglio dilungarmi su questo.

Voglio invece sottolineare la gravità di un altro punto del decreto legge  che ha esteso l’obbligo del lasciapassare governativo  all’interno degli istituti scolastici e che riguarda la comunità degli studenti. 

Al punto 3 dell’articolo 1 del suddetto DL viene infatti stabilito che 

…I protocolli e le linee guida possono disciplinare ogni altro aspetto concernente le condizioni di sicurezza relative allo svolgimento delle attività scolastiche ivi inclusa la deroga alle disposizioni di cui al comma 2) lettera a ),  per le classi composte da studenti che abbiano tutti completato il ciclo vaccinale o abbiano un certificato di guarigione in corso di validità”.

Cerco di capire il significato di quanto enunciato.

Le disposizioni a cui si fa riferimento sono i dispositivi di protezione delle vie respiratorie, cioè le mascherine . Gli allievi della classe composta da soli studenti che abbiano completato il ciclo vaccinale o abbiano ottenuto un certificato di guarigione può essere esentata in blocco dall’uso dei dispositivi di protezione, a differenza della classe nella quale anche un solo ragazzino non sia stato sottoposto al trattamento, e nella quale, e a causa dello stesso, saranno tutti costretti a indossarli. 

A prescindere dal mio personale, poco autorevole e poco significativo  parere, ricordo le parole con le quali il premio Nobel Montagnier si è espresso riguardo alla possibilità di sottoporre a questo vaccino la popolazione dei giovani:

“Non possiamo accettare il rischio per i bambini, i ragazzi e le generazioni attuali. .. il vaccino è una soluzione, ma non la sola, ci sono trattamenti e terapie che possono avere effetti contro questa infezione…”  e ancora “… Rischiamo di avere effetti assolutamente imprevedibili, ad esempio i tumori…”

L.Montagnier

Ma accantoniamo l’illustre  Montagnier e la dibattuta questione se sia opportuno o no vaccinare in massa gli over 12; alcuni adolescenti  saranno  stati sottoposti al trattamento, altri no. 

Apartheid de lege et de facto


Immagino di rientrare in classe. Posso solo immaginare, perché io  quest’anno scolastico in classe non potrò entrare, come i cani fuori dal supermercato, e sarò privata dello stipendio a causa della mancanza del green pass.

Immagino di entrare in classe. Difficilmente entrerei in una classe modello, con tutti gli studenti vaccinati, data la reticenza di tante famiglie, che hanno abbracciato la politica del vaccino limitatamente ai soli componenti adulti, per necessità di salute, per convincimento personale o per pressioni sociali,  ma sono dubbiose e perplesse per quanto riguarda i figli. 

Immagino che tra i ragazzi si saprebbe subito chi è vaccinato e chi no, dal momento che adesso pare sia diventato di moda tra alcuni giovani anche tatuarsi il qr code del marchio sul braccio, pratica che a me personalmente fa orrore perché mi suggerisce cose brutte della storia che sarebbe meglio non evocare ma ricordare con consapevolezza e cognizione di causa, ma mi fa peraltro orrore anche la faccia di Topolino tatuata sulle natiche. 

Io sono vecchia e non ho gli strumenti per comprendere il significato profondo di certi rituali della modernità diffusi tra i giovani e si creerebbe una situazione di inevitabile conflittualità. 

Il vaccino, come suggerito dalle star dello spettacolo e della canzone, diventerà uno status symbol da esibire, chi non ha il vaccino è “sfigato”, chi ha il vaccino è “figo”. Il passaggio successivo è che chi ha il vaccino si sentirà discriminato perché, a causa dei compagni non vaccinati, dovrà comunque indossare la mascherina, e chi non ha il vaccino sarebbe continuamente oggetto di attacchi, più o meno scherzosi, da parte  dei compagni “fighi”, e avrebbe ben poche armi per difendersi, perché a 12 anni non è proprio immediato controbattere citando Montagnier o recitare a memoria le righe più “critiche” del bugiardino dei singoli farmaci che vengono inoculati. 

 Aggiungiamo che i ragazzi non hanno filtri, e, se io che sono vecchia vengo già adesso schernita da adulti che godono del fatto che dal 1 settembre non avrò più lo stipendio e lo considerano una giusta vendetta per la mia resistenza  al ricatto governativo, dopo avere già passato un inverno e una primavera fra colleghi che, cristianamente, auguravano di morire di Covid a me alla mia famiglia, immagino che anche tra i ragazzi non sarà facile, eppure è ciò che è lecito aspettarsi, avendo di fatto istituzionalizzato una sorta di legittimo bullismo all’interno della classe. 

Una silente discriminazione

Ulteriore punto a sfavore dei ragazzini non vaccinati è il fatto che essi si trovano già in una condizione di sofferenza per avere dovuto rinunciare alle normali attività di socializzazione tipiche della loro età, la palestra, la piscina, gli allenamenti, il concerto, il teatro, il cinema, il parco tematico, e per i più grandi, viaggi e viaggetti con gli amici. Questi ragazzi sono inevitabilmente molto provati psicologicamente, abbruttiti da un anno di Dad e un anno di bi-zona (cit. Lino Banfi, L’allenatore del pallone)  a suon di gel e mascherine, distanziamento coatto e accessi al bagno controllati, situazione che si ripresenterà per tutti, vaccinati e non, ma della quale i vaccinati incolperanno i non vaccinati

Nella stessa classe, peraltro, abbiamo fino all’anno scorso insegnato educazione civica come materia trasversale, con interventi mirati alla conoscenza e al rispetto dei più importanti articoli  della Costituzione, alla comprensione del valore di studio e lavoro e alla loro esaltazione come strumento di realizzazione della persona, alla condanna della discriminazione in ogni suo aspetto e sotto ogni forma, all’educazione alla tolleranza , alla prevenzione del bullismo, materiale e cibernetico. 

Chat delle mamme e altre amenità

Immagino poi le mamme, che saranno ovviamente anche loro schierate tra favorevoli e contrarie al vaccino, ci saranno le mamme vaccinate con figli vaccinati, le mamme non vaccinate con figli non vaccinati, e le mamme vaccinate con figli non vaccinati, e si apriranno dibattiti e scontri tra le varie fazioni. Nasceranno chat e sottochat, verranno inviati screen shot in piena notte al coordinatore di classe, alla faccia della privacy e del diritto alla disconnessione, i Dirigenti dovranno mettere il filo spinato per proteggere la porta del loro ufficio, e la gestione dei colloqui con le famiglie diventerà una faida al limite della guerra civile.

Forse, davvero, almeno, non potere avere accesso ai locali scolastici mi manleverà da questo strazio, e dovrò ricordarmene per trovare qualcosa per il quale sorridere quando dovrò andare a prendere il pacco alimenti alla Caritas (ammesso che non sia necessario il marchio) perché, essendo senza reddito,  alla lunga non potrò più comprarmi da mangiare.

Altra problematica su cui mi interrogo anche se, ripeto, non sarò a scuola a poter vedere cosa accadrà, è la gestione delle quarantene per i ragazzi. Gli studenti vaccinati avranno un numero minore di giorni da trascorrere in quarantena rispetto ai loro compagni non vaccinati? Se saliranno i contagi e le regioni diventeranno di nuovo colorate, ai ragazzi non vaccinati sarà comunque permesso andare a scuola o verrà proposta loro nuovamente la Didattica on Line, realizzando per magia e per incanto la metamorfosi,  pandemicamente corretta, della usuale e consolidata classe pollaio di over 28 (laddove per over 28 non si intende una classe di super ripetenti ma 28 è il numero degli allievi) , mai ritenuta fonte di problemi dal Ministero della pubblica Istruzione neanche prima del Covid, in “classe apartheid” in nome della prevenzione/punizione sanitaria, con i vaccinati a scuola e i non vaccinati in Dad? 

Mentre mi appresto a concludere, chiudo un po’ di quaderni di appunti e mi cade l’occhio sulla 

Nota Miur  del 22 luglio 2021, contenente le indicazioni fornite dal CTS in relazione all’apertura dell’anno scolastico 2021-22, nella quale si recita che  è

”… necessario che la comunità scolastica, continuando a promuovere la conoscenza ed il rispetto delle regole anti – covid, nel quadro dei propri compiti istituzionali, operi per far comprendere il valore della vaccinazione, sia ai fini della prevenzione del contagio e della tutela della salute (soprattutto dei soggetti più fragili) , sia quale misura per la ripresa  della normale vita scolastica e con essa della vita sociale del Paese…” 

e improvvisamente mi è chiaro il motivo per cui io, quest’anno, a scuola non posso entrare, come il cane fuori dal supermercato. 

E come il cane fuori dal supermercato aspetterò, non il mio padrone come fa il cane, ma la mia comunità, il mio mondo, il mio spirito, i miei nervi, le mie vene, la mia pancia, le mie budella… in poche parole i miei studenti, a cui appartengo, verso i quali  ho dei doveri che prescindono da conoscenze, competenze, verifiche,  valutazioni, burocrazia e bizantinismi,  perché sono legata a loro da un dovere morale che è un misto di sentimento e rigore intellettuale, perché loro hanno bisogno di essere aiutati a scoprire come esercitare il loro spirito critico, e devono essere liberi di esercitarlo, al di là di un biglietto per lo stadio, di un gelato, di una promessa fittizia di libertà celata dietro uno scambio di merci e di favori, perché hanno bisogno di leggere e comprendere quelle fonti che permettano loro di guardare la storia super partes in autonomia, e io ci DEVO essere e DEVO aspettare,  anche fuori dalla scuola, come il cane fuori dal supermercato. 

Cristina Tolmino

Il volume della sfera qual è? 4/3 pi greco erre tre, viva il duce e viva il re

Era da noi chiamato Baffo Giallo per via di quel colore di nicotina che lo rendeva biondo intorno alla bocca. Insegnava greco in un liceo di periferia e aveva studiato durante il fascismo: io lo percepivo vecchissimo, vetusto sì ma senza mai essere obsoleto.

Baffo Giallo era saggio, anche quando ti guardava in faccia espirandoti addosso anelli di fumo da Brucaliffo.

brucaliffo - YouTube

La sua saggezza, unitamente alla sua cultura, lo faceva temere e adorare perché, a differenza dei più, era un uomo giusto.

La politica è una palla di grasso, signorina. Io l’ho in mano e gliela passo: le mie mani restano sporche, le sue anche, quelle del suo compagno pure e -anche se siamo partiti con le migliori intenzioni- al popolo non resta nulla perché la palla si rimpicciolisce sempre di più. Il greco, invece, la fa impazzire ma non la tradisce: si dedichi al greco perché la politica è un’illusione.

Baffo Giallo

Avevo quattordici anni e poca possibilità di ribattere altrimenti gli avrei risposto che lo studio del greco è di per sé studio della politica; era chiaro però quale politica lui odiasse perché riportava sempre quest’esempio:

Si parla di totalitarismo quando uno Stato entra nella quotidianità, nella cultura stessa e non quando io vi obbligo a ripetermi i paradigmi! Sapete come ripetevo io la lezione alla mia maestra? Il volume della sfera qual è? 4/3 pi greco erre tre, viva il duce! Viva il re!

Baffo Giallo

Ebbene? Ci siamo arrivati! Baffo Giallo per sua fortuna è morto molti anni fa e non può vedere lo scempio al quale siamo giunti: la campagna vaccinale comandata dal polipiumato speciale!

Campagna! Termine militare. Ma di militare non c’è nulla, neppure il coraggio: solo la divisa. Disonorata.

Disonorata perché un esercito dovrebbe essere al servizio della tutela del proprio popolo. Qui invece il popolo viene ingannato e ricattato.

O premiato. Come il cane di Pavlov!

Lo ricordate il cane di Pavlov?

Condizionamento Classico: Definizione Esperimento di Pavlov
esperimento condizionamento

E quindi: fai il vaccino e ti do il gelato gratis, non fai il vaccino e non ti faccio lavorare.

Mi sono chiesta a lungo perché la mannaia dell’Esecutivo mirasse a colpire gli insegnanti, perché il linguaggio di un ministero fosse così dozzinale, discriminatorio, accusatorio.

Frasi come “nessun tampone gratis ai no vax” scritte sul sito ufficiale del Ministero mi hanno fatto cadere le braccia, solo perché son femmina altrimenti sarebbe caduto ben altro!

In realtà non mi era chiara la vision.

Da stasera mi è chiarissima: da un lato il video #Iomivaccino con tanto di musichetta complice e suadente, dall’altro la circolare Miur che recita:

E’ necessario che la comunità scolastica operi per far comprendere il valore della vaccinazione sia ai fini della prevenzione del contagio sia quale misura per la ripresa della normale vita scolastica …

Baffo Giallo

Il vaccino, che vaccino non è e che tutela non è, stando ai dati di Israele, diviene dunque un’ostia, un rito. Occorre dunque far comprendere il valore tacendo sulle conseguenze del farmaco sperimentale? Indottrinare anziché educare?

Il video del Ministero non dice che nella fascia tra i 12 e i 18 anni il vaccino crea miocarditi. Sul bugiardino è segnato ma il Ministero omette.

Che cos’è la miocardite?

Lo racconta Santo Giuliano, ex ballerino di Amici, in seguito a quanto accaduto dopo la prima dose di Pfizer:

Ho cominciato a sentirmi male e il cuore pian piano si è fermato, finché non si è spento. Poi da lì penso mi abbiano iniettato dell’adrenalina e mi hanno fatto il defibrillatore. Mi hanno ripreso e hanno capito che c’era un’infiammazione al muscolo del cure, al miocardio. Questo dovuto al vaccino”.

Santo Giuliano

Camilla Canepa, diciottenne, è invece morta a causa della somministrazione di Astrazeneca esattamente come Francesca Tuscano, insegnante di trentadue anni.

Jacob Clynick è morto a tredici anni negli USA dopo la seconda dose di Pfizer, il cuore ingrossato e circondato da liquidi.

Pfizer stessa ha dovuto aggiornare il bugiardino:

Dopo la vaccinazione con Comirnaty sono stati osservati casi molti rari di miocardite e pericardite, verificatisi principalmente nei 14 giorni successivi alla vaccinazione, più spesso dopo la seconda dose e nei giovani di sesso maschile . Gli operatori sanitari devono prestare attenzione ai segni e ai sintomi di miocardite e pericardite. Le persone vaccinate devono essere istruite a rivolgersi immediatamente al medico qualora dopo la vaccinazione sviluppino sintomi indicativi di miocardite o pericardite, quali dolore toracico (acuto e persistente), respiro affannoso o palpitazioni. Gli operatori sanitari devono consultare le linee guida e/o specialisti per diagnosticare e trattare tale affezione.

Pfizer

Poco importa quale sia il vaccino iniettato, in una fascia d’età in cui è più facile morire per la somministrazione del farmaco piuttosto che per la malattia, il Ministero promuove un video in cui inconsapevoli bambini vengono sedotti dal richiamo di un irrazionale eroismo collettivo.

Perché invece il Ministero non promuove video in cui si narrino le reazioni avverse al vaccino? Perché non promuovere la consapevolezza anziché l’obbedienza?

Del resto il volume della sfera qual è? 4/3 pi greco erre tre. Viva il duce! Viva il re!

E i professori come me

sian sospesi perché

son contrari al re.

Rosa J. Pintus