La donna uccisa due volte

La donna uccisa due volte, un titolo da film ma non lo è; sono passati diversi mesi dalla stesura di quest’articolo: ho dovuto attendere il consenso della vittima, ho spedito questa narrazione a diversi giornali ma nessuno si è preso la briga di raccontare i fatti descritti in quanto spesso vi sono più modi di interpretare la verità, non per nulla il titolo di quest’articolo era, ab origine, “effetto Rashomon”.
Rashomon, come il film di Akira Kurosawa, perché la verità, in questo caso, è frutto di relazioni transferali.

Solo che una verità, con tanto di testimoni scriventi, è data per certa, l’altra non è neppure considerata se la persona in questione è una donna e, quindi, facilmente isterica se non pazza come Anne Sexton e Sylvia Plath di cui il marito Ted Hughes scrisse:

Lei pianse, implorando conferma, che avessi fiducia in lei.

Del resto, in nome della follia, erano già state diffamate le varie medee, cassandre, antigoni (queste ultime sono quelle che si spezzano ma non si piegano) delle varie epoche storiche; per cui quale scappatoia più semplice per un uomo rispettabilissimo e blasonato…

Quanto sto per narrare è scomodo, antipatico, assurdo e, forse, in alcuni passaggi addirittura pindarico; tuttavia non posso più tacere perché il tempo corre velocemente e raramente medica.

La vicenda, della quale prima non ero autorizzata a parlare, ve la racconto adesso, così per come mi è stata riportata; ed è per il profondo rispetto che nutro nei confronti di chi l’ha vissuta che ho mantenuto il segreto anche con il comitato di cui faccio parte e che ho reso partecipe degli eventi soltanto pochi giorni fa.

Vi sto dunque per descrivere una faccenda spinosa, accaduta in seno a uno dei più chiacchierati concorsi proposti dalla pubblica amministrazione, forse il più discusso degli ultimi tempi; un’amministrazione, quella attuale, che prova a operare secondo criteri di trasparenza, efficacia, efficienza ed economicità ma affida le operazioni a persone talvolta pigre talvolta svogliate talvolta senza scrupoli, la trasparenza viene così inficiata dalla discrezionalità più completa.

Pensate, voi che non siete avvezzi ai concorsoni, a quanto stabilisce la riforma della PA, a quante gride, di manzoniana memoria, sono rimaste inascoltate nell’agire! Per esempio, ai sensi dell’art. 22 della legge 241/90, la cosiddetta legge della trasparenza recita (nel duplice significato del verbo che comprende anche la finzione scenica): al fine di assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa e di favorirne lo svolgimento imparziale è riconosciuto a chiunque vi abbia interesse diretto, concreto e attuale per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti il diritto di accesso ai documenti amministrativi.

Ebbene, nonostante le numerose richieste, i famosi atti risultano momentaneamente inaccessibili.

Anche il famoso codice sorgente è inaccessibile così come inaccessibile è la verità su questo specifico impianto concorsuale, su quelli dell’università, su quelli della Sanità: la PA rende le procedure trasparenti ma le commissioni non lo sono affatto!

Per chiarire ai non addetti ai lavori: il concorso di cui stiamo parlando è stato annullato, con sentenza breve, dalle sentenze del TAR n.8655/2019 e n.8670/2019 del 2 luglio 2019.

Ciononostante il Consiglio di Stato ha sospeso l’efficacia della sentenza in nome della ragion di Stato ovvero ciò che può indurre il decisore politico a giustificare un’azione illecita sotto il profilo del diritto internazionale o del diritto interno.

La giustizia amministrativa farà il suo corso attraverso un iter tutt’altro che economico o veloce e prima o poi ci sarà giustizia; qui mi preme puntare il proiettore su un caso limite del suddetto concorso e, pur senza rivelare gli attori di tale vicenda né dirvi di quale concorso si tratti, ecco in breve quanto accaduto in un dato giorno in un determinato orale.

Il verbale che citerò durante il mio racconto è quello originale, desidero però riprendere la mia precedente riflessione:molto si è detto e molto si è taciuto sul concorso, le accuse rivolte alla PA hanno fatto male a tanti però io ritengo che i problemi in questo percorso non siano stati provocati tanto dalla responsabilità della PA quanto dall’assoluto arbitrio delle commissioni, quell’arbitrio che è stato più volte identificato come un semplice fattore di discrezionalità.

Quella che mi accingo a descrivere è la storia di un orale che è stato annullato.

Riporto qui sia il verbale della commissione sia le dichiarazioni della candidata: si tratta di percezioni così distanti sui medesimi accadimenti da lasciare esterrefatti.

Questo caso è un unicum che da subito ha diviso gli animi e di cui nessuno ha ancora parlato ma poiché, in alcune dichiarazioni, ho colto giudizi non rispondenti a verità su questa candidata, è divenuto necessario rispondere, coram populo, a quanti mi hanno chiesto che cosa fosse avvenuto quel giorno a Linda (nome fittizio).

Non do interpretazioni, non è mio compito; semplicemente narro quanto appreso e confido che si possa fare chiarezza sul caso.

Alle ore 11.00 la candidata Linda, nata a e identificata con C.I. n. rilasciata dal Comune in data , o – dopo aver estratto rispettivamente da quattro terne un quesito, uno studio di caso, una prova pratica per la verifica delle conoscenze degli strumenti informatici e delle tecnologie della comunicazione, un testo nella lingua straniera prescelta e dopo essere stata invitata dalla Commissione a leggere il quesito estratto per dare avvio alla prova orale – si è rifiutata di rispondere al quesito estratto ed ha iniziato a parlare di contenuti del tutto difformi dalle materie d’esame di cui all’art. 10 del D.M, n, 138 del 03.08.2017.

Ho domandato a Linda perché si fosse rifiutata di rispondere e lei ha affermato che intanto non erano le ore 11.00, che l’avevano lasciata per ultima e non c’erano colleghi in aula che, in qualità di testimone, vi era solo un suo amico estraneo al concorso.  
Inoltre ha aggiunto: “non mi sono “rifiutata di rispondere al quesito”; in ogni momento ho chiesto loro di parlare; volendo dare una spiegazione etimologica iniziale ho fatto presente la mia formazione di filologa, appunto”.

E in effetti Linda, interrogata sull’alternanza scuola-lavoro, ha cominciato così:  la parola“scuola” deriva dal greco  σχολή che significa tempo libero.

Sarebbe andata avanti se non fosse stata fermata dalla commissione, urtata forse dal richiamo alle vere origini dello studio o, semplicemente, non istruita a gestire una risposta più ampia ed approfondita.

Di fatto le viene impedito di portare avanti la risposta e non sono passati che pochi minuti quando la commissione, senza altre domande, le chiede di andarsene.

Ci tengo a precisarlo: secondo Linda non sono le 11.00, ella insiste sul fatto che la commissione non ha rispettato l’ordine dei candidati e che, a parte il suo amico, non vi erano altri candidati in quell’aula come testimoni del corretto svolgimento del colloquio.

Sul verbale ancora si legge:

La candidata ha camminato avanti e indietro davanti alla Commissione nonostante i ripetuti inviti a sedersi e a iniziare la prova orale, si è inginocchiata per implorare di essere ascoltata sulle sue vicende personali, ha aperto una valigia che ha portato con sé per mostrarne il contenuto alla Commissione, ha raccontato di aver fatto un sogno in cui moriva dopo aver sostenuto la prova orale del concorso.

E anche su questo punto la versione di Linda è differente: Mi sono inginocchiata dopo la minaccia: “se non se ne va chiamiamo i carabinieri”. Ero inoffensiva, volevo solo sostenere il mio orale, non stavo minacciando nessuno ma il mio torto deve essere stato quello di far notare al presidente che non si rivolgeva a una scolaretta ma a una candidata che poteva pretendere una certa autonomia sulla risposta. Desideravo raccontare, dialogare, condividere anni di studio di fronte a volti che mi parevano umani ma il mio richiamo all’autonomia al presidente non è piaciuto e non me l’ha perdonato; allora sì, in quel momento l’ho detta quella frase che mi deve aver fatto considerare pazza: “Forse si sta realizzando il mio incubo: stanotte ho sognato che facevo l’orale e morivo”. E mi è venuto da ridere (non volevo piangere) perché mi pareva di vivere una situazione assurda, surreale, onirica.

Le chiedo quindi perché avesse sentito l’esigenza di aprire la valigia:
Il discorso della valigia era anteriore: essendomi stato chiesto se fossi lì a vendere vestiti ed essendomi stato detto che la mia persona ledeva il decoro del luogo, l’ho aperta rapidamente per mostrare come fosse piena solo di libri! Come faceva a ledere il “decoro di un’università” una valigia piena di libri?

Quindi il verbale non solo falsificherebbe l’orario ma anche l’ordine dei fatti!

Il verbale prosegue:

Preso atto del venir meno delle condizioni per lo svolgimento della prova orale da parte della candidata, il Presidente ha sospeso i lavori della Commissione ed ha chiesto l’intervento del servizio di gestione delle emergenze dell’Università …, affinché venissero poste in essere adeguate misure per invitare la candidata ad allontanarsi e consentire la regolare prosecuzione dei lavori della Commissione per lo svolgimento delle prove orali dei candidati rimanenti, mantenendo sempre un clima sereno ed accogliente.

Il presdente ( scritto proprio così)

Secondo il verbale gli altri candidati avrebbero assistito al colloquio di Linda ma ella sottolinea nuovamente che in aula era presente soltanto un amico poiché era stata interrogata per ultima mentre avrebbe dovuto sostenere l’orale alle undici e alcuni candidati -per motivi non noti- sarebbero stati chiamati prima.

Ho cercato a lungo qualcuno che fosse presente a quell’orale, anche nella pagina facebook dedicata al concorso ma pare che nessuno abbia assistito all’orale di Linda .

Venissero poste in essere adeguate misure per invitare la candidata ad allontanarsi è una frase che, scritta così, dice tutto e niente ma sicuramente lascia percepire un clima diverso da quello descritto dalla commissione.

Linda si sfoga così:

Arrivata in fondo ad un concorso a cui ho immolato gli ultimi nove anni della mia vita, non mi è stato dato modo di rispondere alla domanda dell’orale.

Annullato. Finito, così, PUFF.

All’improvviso sento di non avere più la terra sotto i piedi. 

Ho cominciato a studiare per il concorso nel 2011.

Otto anni, sette ministri e tre figli fa.

Molte sono le domande prive di risposta ma una mi tormenta: è giusto condannare la PA? Per cosa?

Non sarebbe invece meglio ricorrere contro certe commissioni?

Perché, come dicevo all’inizio, ci si ostina a parlare di discrezionalità e non di totale arbitrio?

Linda non è una candidata qualsiasi: è riuscita, dopo la prova scritta e nella piena incertezza del risultato, a direzionare le nostre energie nella realizzazione di un progetto, un esperimento di studio attivo, portato avanti da noi candidati, su quanto avevamo appreso, macinato, digerito, rielaborato; anche in occasione dell’esito della prova scritta, ha cercato di placare gli animi e ha inventato un progetto di sintesi visiva delle nove aree coordinando i sopravvissuti.

E ancora adesso, con lei e molti altri, siamo riusciti a costruire una zona franca in cui non litigare tra promossi e bocciati ma nella quale stiamo collaborando per rendere la normativa accessibile anche agli stakeholders.

La sua capacità di gestione delle organizzazioni complesse, la sua progettualità vulcanica e nel contempo razionale non le sono bastate per superare l’orale: ha impostato l’interrogazione come non avrebbe dovuto osare, ha avuto l’audacia di pretendere di essere ascoltata mentre la commissione non ha avuto neppure il coraggio di bocciarla, le ha annullato la prova per segnalare la diversità, la divergenza di questo strano soggetto.

Dice Linda:

Non ho fatto in tempo a dire una frase che sono stata buttata fuori dall’aula. Mi sono rifiutata di muovermi quando il presidente mi ha detto che mi aveva annullato l’orale. Mi sono rifiutata di muovermi perché sapevo la risposta e volevo solo parlare. Gli addetti alla sicurezza mi hanno trascinata via attraverso il corridoio pieno di croci dell’università privata che ospitava il concorso”.

Come ho anticipato, o in una sorta di effetto Rashomon ci troviamo di fronte a due verità o qualcuno ha mentito e ha danneggiato un altro.

Io non c’ero e non posso dare testimonianza diretta di quanto accaduto ma qualcosa di strano, per giungere all’annullamento e non alla bocciatura, è senz’altro accaduto.

Varrebbe la pena di indagare, guardando negli occhi le persone, e di chiedere seriamente alle varie commissioni se ritengano di aver operato secondo coscienza durante la correzione degli scritti e durante lo svolgimento degli orali.

Varrebbe anche la pena di denunciare per diffamazione coloro che hanno alimentato la voce di una Linda instabile.

Varrebbe la pena! Spero che i candidati abbiano il coraggio di raccontare la propria storia, che qualcuno “dei media importanti” legga quest’articolo e decida di aprire un’inchiesta e su questo caso e sul concorso tutto.

Questa donna, uccisa due volte in quanto diffamata, in questo momento sta combattendo una battaglia più importante ma mi ha consegnato le sue parole e io sono in dovere di dirvele.

Rosa Johanna Pintus


Homo magister et Homo oeconomicus

Scrive Herbert A. Simon: “La teoria economica tradizionale presume coraggiosamente che le persone prendano le loro decisioni in modo da massimizzare la loro utilità. Accettare questa ipotesi consente all’economia di prevedere una grande quantità di comportamenti (in modo corretto o scorretto) senza mai fare studi empirici sugli attori umani.”

Non posso fare a meno di pensare alle sue teorie quando osservo, dalla mia fortunata posizione di bocciata, le sorti dei vincitori di questo concorso e mi chiedo come mi sentirei al loro posto.

Il concorso per il reclutamento dei dirigenti scolastici si è rivelato disumano fin da subito: l’imposizione di conoscere a memoria 4000 test senza, in alcuni casi, comprenderne il significato ha delineato senza ombre la strada che si sarebbe dovuta percorrere per arrivare al traguardo; tuttavia si pensava che i vincitori, dopo aver superato indenni la trappola di Tissaferne (ossia la correzione random della prova scritta) e le terre dei Taochi (la prova orale), avrebbero potuto esultare gridando: “Thalassa! Thalassa”.

Invece non è così: i vincitori al momento stanno peggio dei vinti perché, ancora una volta, contro ogni logica economica, si trovano ad essere numeri in mano a un impietoso algoritmo che non ammette variabili.

Non è la prima volta che accade, già nel 2016 professori e insegnanti si sono trovati a dover fare una scelta radicale.

Quando osservo la logica che ci ha portato all’attuale situazione della Scuola, mi sento protagonista di un esperimento comportamentista atto a valutare in maniera euristica le potenzialità e il grado di adattabilità dell’Homo magister, specie in via d’estinzione (per evidenti cause esogene) soprattutto nell’Italia settentrionale e mi chiedo se l’obiettivo non sia quello di trasformare l’uomo di umani sentimenti in Homo oeconomicus o, se si preferisce un’analogia con Michael Ende, in Grey Gentleman.

Me lo domando ma lo nego perché, per natura, sono portata a credere che l’essere umano agisca in buonafede e non mi resta che affidare le risposte a H. A. Simon; egli dimostra che gli uomini, pur possedendo la ragione, non sono in grado di utilizzarla secondo i parametri economici più convenienti.

In effetti, se una situazione è complessa, non si può perder tempo a considerare tutte le variabili (eventuali figli, legge 104, problemi economici nel trovarsi a pagare sia un mutuo sia un affitto) ma diventa necessario proteggersi con quella che Simon definisce “razionalità limitata” ovvero una ragione che, pur basandosi su calcoli approssimativi o del tutto errati, porta a risultati non ottimali ma comunque soddisfacenti.

E’ il criterio del satisficing.

Solo così mi spiego la logica di un algoritmo che calpesta quei diritti che ciascun lavoratore chiede: la Soluzione Ottimale è stata la regina di questo concorso fin dall’inizio e, fin dall’inizio, ha provocato vittime innocenti: effetti collaterali della pratica più veloce per assumere.

Ma solo adesso, punendo anche i vincitori, mostra il suo vero volto.

Certo, anche i carabinieri sono costretti a spostarsi, ma gli affitti che si trovano a pagare sono ridicoli e, se dirigono l’arma, sono spesati di tutto.

Solo gli insegnanti sono privi di tutele economiche quando vengono costretti a trasferirsi, solo i dirigenti delle nostre scuole si trovano a dover affrontare qualsiasi sacrificio venga loro richiesto (dalla quadrupla reggenza carpiata alla statica impronta digitale).

Il bando, del resto, era chiarissimo: concorso nazionale.

Il tutto sta nella definizione che diamo a quell’aggettivo che fa rima tanto con razionale quanto con casuale.

E la domanda che sorge spontanea è: “Siete coscienti di farci affrontare tutto questo?”

Con solidarietà a chi ha vinto e a chi è stato vinto.

Alessandra Giordano


Insegnanti:pesci o formiche?

Wenn die Haifische Menschen wären , se gli squali fossero uomini, comincia così una notissima pagina di Bertolt Brecht e mi sono svegliata canticchiando questo leitmotiv stamani, forse perché attendo fiduciosa la sentenza del TAR; tuttavia non vi parlerò degli squali, vi racconterò dei pesciolini.

E dunque se gli insegnanti fossero pesciolini, non avrebbero strumenti per farsi ascoltare: i pesciolini non hanno voce. Gli squali allora, secondo l’orientamento politico, potrebbero organizzare rassicuranti feste acquatiche per farli sentire liberi oppure potrebbero isolarli in acquari protetti valutando che, durante le feste acquatiche, pur non avendo voce, i pesciolini potrebbero comunicare tra loro e diventare sovversivi.

Gli insegnanti però non sono pesciolini, sono solo formiche che per tanto tempo si sono comportate da pesciolini.

Isolati.

Soli contro il bullismo, i genitori, il sistema in toto.

E la Scuola è peggiorata, franata, soprattutto si è perso il rispetto della figura dell’insegnante.

Alcuni di loro un giorno si sono resi conto di non avere pinne ma zampette forti: si sono messi a scavare per capire quale fosse la strada da percorrere per essere degni di rispetto e hanno incontrato altre formichine.

In quanto formiche, hanno abbandonato l’individualismo pigro che li aveva caratterizzati fino a quel momento e si sono riconosciuti collettività.

Si sono uniti e hanno cominciato a lavorare per capire, a capire per essere in grado di chiedere appunto rispetto e giustizia.

E potrei tediarvi con altre parole ma veniamo al punto: cosa ha reso gli insegnanti consapevoli del loro valore?

Il Concorso per DS.

C’è un pregio che nessuno ha ancora riconosciuto a questo concorso: la sua alta valenza formativa.

Per un anno ci siamo confrontati sulla pagina facebook di Mininterno: abbiamo gioito per  il successo nella preselettiva, abbiamo pianto e ci siamo scontrati dopo i risultati della prova scritta.

Il pianto è venuto dopo, in alcuni casi irrefrenabile, ma prima c’è stata la formazione: seria, instancabile, stoica.

Prima degli esiti ci siamo confrontati su diversi casi valutando le possibilità offerte dalla Normativa, abbiamo appreso il non semplice linguaggio giuridico e, dopo la prova scritta, per non abbandonare lo studio, abbiamo persino scritto un manuale: “Il bigino del DS”.

Per questo sottolineo che il concorso è stato, di fatto, la più grande esperienza di formazione che mi sono trovata a vivere, uno degli anni più ricchi nella mia carriera di docente: ora mi sento davvero consapevole del mio ruolo e delle ragioni profonde che rendono il MIUR non un’istituzione statica ma un laboratorio di ricerca continua.

Mi ha stupito non poco il mio voto sull’utilizzo della lingua italiana: 0,25. Perché? Nella prova ho visto imprecisioni che ero sicura di aver corretto, cosa non ha funzionato?

Mi sono sentita ferita e ho cercato di comprenderne le cause, mi sono sentita profondamente sconfitta e mi sono rialzata.

Non da sola, da sola sarei ancora lì: zitta e muta come un pesce.

Infatti durante il concorso/ formazione mi sentivo ancora un pesciolino, è stata la bocciatura che mi ha fatto riconoscere formica, come è capitato ad altri: formiche di diversi formicai, formiche coraggiose che hanno presentato un esposto, formiche che hanno preferito la via del ricorso perché qualcosa comunque non tornava.

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Così sono nati diversi comitati che si sono trovati ad agire in modo indipendente ma per qualche mistero sinergico, sono emerse abilità differenti che si sono attivate verso un unico obiettivo: la trasparenza.

Trasparenza che è, necessariamente, partecipazione.

PoliticaCultura




Quella cadrega che tiene al caldo il culo-PoliticaCultura

La cadrega, quella di Aldo, Giovanni e Giacomo, ce la ricordiamo tutti.

Risultati immagini per immagini aldo giovanni e giacomo

Erano i primi anni di una Lega che portava ancora il riferimento Nord nel nome e nel simbolo, Bossi spopolava ma poteva anche essere oggetto di satira perché si era ben lontani da qualsiasi ipotesi di regime. E i comici, visto che nel mondo dell’arte non esistono barriere, provenivano da parti diverse di un’Italia unita.

L’Italia non era un esempio di politica, venivamo paragonati alla famosa Repubblica delle Banane ma nessuno, eccetto gli iscritti alla Lega Nord, prendeva sul serio questa fame di secessionismo.

Non piacevano i meridionali, non piacevano gli immigrati però, sicuramente, piacevano le donne belle, intelligenti, in carriera.

La cadrega, dopo anni di politica filoeuropea, torna alla ribalta e difende i nazionalismi più beceri: si ottiene l’autonomia, si sequestra impunemente la Diciotti, si confonde il reato con l’orientamento politico e, se questi fossero stati al governo nel 2001, anche il G8 di Genova sarebbe stato considerato normale.

E Di Maio si vende per una cadrega: il giustiziere puro diviene uomo di potere prima ancora di essere un politico.

Difende l’indifendibile, si regala a chi ritiene il Sud un serbatoio di voti ma lui ne perde e non se ne rende conto: comanda Salvini e lui ne è il delfino in un’Italia che puzza di nazionalsocialismo: via i migranti! via le proteste!via la musica straniera dalle radio italiane! via i professori meridionali e via le donne: che se ne stiano a casa perché rubano posti di lavoro!

E il PD, che non ha voluto difendere la cadrega coi pentastellati, guarda e tace.

Rosa Johanna Pintus


To kill himself to not die again-PoliticaCultura

To kill himself to not die again: the last solution, the last train. I’m writing english this evening also if my english is bad, I’m writing english because Italian people are deaf and they can’t hear. My worst english is better than my excellent italian if Italian people can’t see where they are going.

Then I hope that my friend, my blogger friend Maurizio Puppo, can translate my words for the French.

It was the 28 of January when a Nigerian boy, Prince Jerry, decided to kill himself.

Why? It’s difficult to enter into the mind of a boy hopeless. We know he was integrated and he helps migrants in the first welcome: he helps migrants in hospital, he works as a mediator because he knows two languages.

Despite his good italian, he his not renewed the asylum permit.

So, he hopes for humanitarian permission: nothing. In spite of voluntary service, in spite of integration Italian door is closed for him.

What do he thinks? Family, desert, slavery, job seem him useless: a travel towards the deep desolation.

We can’t know and now nobody can help him.

He is tired, mopish and he looks the train. He is afraid to go back, to see again Lybian lager.

The wheels of the train are big and he find a solution: to kill himself to not die again.

He trows himself under the train, he is 25 years old.

Low wants this but silence is a heavy stone.

Now Jerry is symbol of Salvini decree: a racist decree.

We are near Norimberga, do not look the other way.

Rosa Johanna Pintus


Giustizia o ripicca?-PoliticaCultura

Giustizia o ripicca? C’è qualcosa di inquietante nel tardivo arresto di Battisti.

La scena non è da immortalare: un esercito armato contro un uomo disarmato. Dove sta l’eroismo?

Ma per questo Governo lo spettacolo, il reality, è la miglior propaganda: tutti a vedere il Morandi, i Casamonica, Battisti.

Il crimine, non discuto, va punito; c’è però una certa differenza tra la punizione e l’esposizione. Eccolo: guardate bene l’assassino, sputategli in faccia, lapidatelo!

Un messaggio medioevale che mi riporta all’incipit de I pilastri della terra:

I bambini si alzarono presto per assistere all’impiccagione. Amavano la violenza, erano capaci di percorrere miglia e miglia per vedere il sangue. Ken Follet

Dunque è questo che stiamo diventando: bambini.

Il Terrorismo è stato una pagina vergognosa della storia italiana; di matrice marxista-leninista, in nome di un marxismo di cui non avevano capito nulla, i brigatisti uccidevano.

Il presidente Mattarella ha ricordato di recente Guido Rossa con parole apprezzabili

Uccidevano per affermare la giustizia e per affermarla, commettevano le più ignobili ingiustizie.

Che tipo di giustizia? Quella che fa ricorso alla lotta armata e “che in pochi hanno avuto il coraggio di fermare”.

Ancora non si sa perché Riccardo Dura abbia deciso di uccidere Guido Rossa ma si sa che Lorenzo Carpi, studente in medicina, è scomparso nel nulla.

Gli attuali governanti invece sembrano dei teletubbies: sono costantemente sui social, creano eventi e video che offendono il senso del pudore.

E il senso della giustizia che è efficace se certa e intima, altrimenti diviene un sopruso.

Qui non c’è giustizia, c’è apparenza: si è se si appare! Questo governo è il prodotto perfetto di anni di berlusconismo senza però la classe e l’ironia dell’ex premier.

Apparenza, appunto. L’apparire tutto italiano che accomuna da sempre le sinistre e le destre, che crea spettacolo laddove manca la sostanza.

Cosa accade a chi compie reato in Italia?

Le ultime frasi del discorso di Scanzi, cioé che l’arresto di Battisti ha suscitato un certo imbarazzo nella sinistra intellettuale non sono casuali.

Il problema della Giustizia in Italia è la mancanza della certezza della pena: l’assassino di Maritano, per esempio, è già fuori dal carcere, assunto da una cooperativa sociale ed è diventato anche attore; di Lorenzo Carpi invece non si hanno notizie.

Noi Italiani siamo stanchi di commemorazioni tardive, di selfie, della spettacolarizzazione di una giustizia tardiva che i latitanti riescono ad evitare per anni.

La modalità dell’arresto attuata dal Governo, così colorata e spettacolarizzata, è la triste ripicca di un qualcosa che in Italia non funziona: la Giustizia.

Rosa Johanna Pintus


Il ministro bovino e l’Italia dell’abbrutimento-PoliticaCultura

Lo osservo, il ministro bovino, nel suo tweettare continuo e incandescente. Seguirlo è semplice: non richiede sinapsi. Parla a slogan e dà di sé l’immagine del duro e puro. Quasi quasi è meglio del Duce, che aveva una virilità così possente da non doversi neppure togliere gli stivali: un’ars amatoria un po’ rude che può piacere alle donne di quella parte politica. Ora si veste da poliziotto, quasi la polizia fosse cosa sua. Rivendica l’ordine e tuona contro l’immigrato nero, brutto e cattivo.

Non protesta per Lodi, gli conviene sia così: la sua gente lo ama. Al suo fianco i triumviri si oppongon debolmente; Di Maio tace, lascia che il bovino gli porti via voti. Del resto anche Gigi ha un volto bovino, e il cuore docile di una mucca diretta al macello. Si spera in Conte, che ha studiato e che è cristiano.

Perché che Salvini abbia fatto il classico, io non lo posso proprio credere: il liceo classico apre la testa mentre quella di Salvini è chiusa come una mandorla di Sicilia. Lo confronto con Fini, di destra ma elegante. Era pericoloso perché sapeva parlare, decidere, pensare. Mi piaceva Fini, il nemico perfetto: un macellaio vestito da duca che non ha fermato l’operazione Diaz. L’ho odiato e nel contempo mi affascinava. Come Maroni, che si trovava dalla parte sbagliata e, se lo avesse avuto la sinistra, non si sarebbe autodistrutta.

Riconosco il valore degli avversari, non riconosco il valore di Salvini se non nella sua bovinità. Mi chiedo dove sarebbe il ministro adesso senza i voti di Casa Pound. Già, Casa Pound che a modo suo ha una visione eroica, quasi epica della vita. Salvini invece è il niente, è la democrazia della mediocrità che mira a trasformarsi in dittatura. E la dittatura serve per nascondere il disordine estremo di uno Stato che sta morendo. Prima gli Italiani, certo: quelli che non pensano, quelli che leggono solo i social e per parole chiavi. Siamo all’esaltazione della frase nominale mentre in principio era il verbo.

Rosa Johanna Pintus


Un viaggio per cinque: Mothé e il low cost culturale-politicacultura

Sostiene Daniel Mothé che la felicità dell’uomo sembra direttamente proporzionale all’utilizzo del tempo libero ma il low cost culturale non esiste( L’utopia del tempo libero)!

L’autore dimostra infatti che questo principio è valido soltanto per le classi medie dei Paesi ricchi: solo una cerchia ristretta di persone accede al divertimento.

Mothé scrive questo alla fine degli anni Novanta, in un momento in cui alcuni movimenti politici ritenevano di poter arginare il problema della disoccupazione con l’aumento del tempo libero.

E forse, nel caso dell’Italia, fu proprio lì che cominciò a delinearsi un netto distacco tra la casta politica e il proletariato: i ristoranti sono sempre pieni, l’Italia lavora e la recessione è una menzogna, diceva qualcuno con lo stesso atteggiamento di Maria Antonietta!

Non consideriamo l’aumento del tempo libero come un mezzo economico per riassorbire la disoccupazione!- tuonava l’autore– Chiediamoci come sarà utilizzato questo tempo da coloro che non possono accedere ai beni ludici e culturali. Se lasciamo lo spazio del tempo libero al mercato privato senza aiutare i più sfavoriti, esso contribuirà a rafforzare le ineguaglianze sociali.

Mothé aveva ragione; non c’è bisogno di particolari dimostrazioni, ma vediamo come una famiglia di classe sociale media può trascorrere il tempo libero: prendiamo la mia.

Mio marito lavora in un supermercato e io insegno: abbiamo entrambi uno stipendio fisso, ci paghiamo il nostro mutuo e abbiamo tre figli che fanno attività sportiva.

Dunque non siamo poveri ma siamo comunque esclusi da una serie di divertimenti culturali.

Mi sarebbe piaciuto, per esempio, portare i miei figli al Carlo Felice a vedere West Side Story, certa che il bonus docenti (NB non il mio stipendio) me lo avrebbe consentito.

Il Teatro Carlo Felice non accetta il bonus per i musical; i posti più economici, definiti dal teatro stesso a ridotta visibilità, costano 40 euro l’uno (noi siamo in cinque: 200 euro).

Se cliccate sul link “a ridotta visibilità”, vedrete perché-a mio parere- l’arte deve essere accessibile a tutti.

Comunque, escludiamo l’ipotesi teatro e non mi perdo d’animo: “200 euro al Carlo Felice per un’ora e mezza di musical non mi pare il caso; perché non prendiamo il Freccia Rossa e ce ne andiamo a Roma?”

L’idea del cappuccino davanti al Colosseo mi pareva cool, terapeutica considerato che abbiamo passato le vacanze in casa falciati dall’influenza.

Comincio a guardare sul web e mi accorgo che un cappuccino a Roma mi costa almeno 387 euro, l’idea della città d’arte si allontana ma io ormai ho deciso di partire.

La soluzione arriva e prenoto in last minute su booking!

Un appartamento a Frabosa Soprana, solo per una notte, finalmente accessibile: guarderemo la neve e, per dirla con il nostro Mothé, la TV.
Gli spettacoli della televisione sono gratuiti, il loro consumo è senza limite; Non implicano sforzo personale o collettivo, per questo hanno un vantaggio enorme rispetto alle altre attività che richiedono sforzi intellettuali.

Chissà se Mothé, all’epoca, già immaginava la società di adesso, caratterizzata da:

  • un linguaggio depauperato;
  • una crescente precarizzazione del lavoro;
  • un’enorme disuguaglianza sociale tra chi vive in centro e chi vive in periferia;
  • un’esasperata lotta tra poveri europei e poveri extracomunitari che porta a un nazionalismo becero e disperato.

Tutto questo non sarebbe accaduto se la cultura fosse stata accessibile.

Rosa Johanna Pintus


Generazione 2000: youtubers e Destra renderanno l’Italia un regno romano-barbarico

C’è una generazione che vede l’appiattimento progressivo dei propri neuroni: quella dei Duemila.

Le cause

Le cause sono molteplici e ne siamo un po’ tutti responsabili, in particolare noi degli anni Settanta, famosi indaco che avremmo operato un cambiamento epocale. In effetti dal Commodor 64 al fenomeno degli youtubers sono stati fatti dei passi avanti ma, del perché o del come siano stati fatti , direbbe Gabry Ponte, “che ne sanno i 2000?”

Ogni passo avanti ha però distrutto quei diritti che i nostri nonni e le nostre nonne avevano conquistato col sangue; diritti sui quali ci eravamo adagiati senza pensare troppo, diritti dati per scontati e perduti in seguito al susseguirsi di finanziarie impietose; finanziarie che hanno colpito in modo violento soprattutto la Scuola: ricordo che ci furono anni in cui, gli allora presidi, invitavano i docenti a non bocciare perché altrimenti avrebbero perso la cattedra.

Per non perdere classi si è cominciato a regalare una sorta di sei politico a tutti.

Per non perdere classi e non per la scuola inclusiva.

Così la figura dell’insegnante ha perso credibilità e dignità e, per un certo periodo, si è pensato persino di sostituirla con un qualche computer.

Perché, è vero, il computer è seduttivo e ipnotico.

L’insegnante non è stato sostituito ma la baby-sitter sì, da you tube.

In un ventennio si è passati dall’arte alla lobotomia, in un ventennio giacque, ruina immensa, l’italica virtute.

L’operazione è stata semplice: si è passati dalle tette del Drive In alle tette di Lara Croft e, da lì, non c’è neanche stato più bisogno di tette per ridurre quel che restava dei maschi a schiavi dei giochi virtuali.

Le femmine, meno sensibili al fascino della play station, hanno resistito fino a che non hanno scoperto i social e, soprattutto, whatsapp.

La conseguenza

Già da infanti i Duemila si sono trovati in un mondo di mamme che chattavano durante l’allattamento e padri persi in giochi on line.

Le fiabe hanno ceduto il posto a youtubers e il pensiero ha smesso di scorrere. 

Uno dei motivi per i quali questa destra è salita al potere è proprio l’incapacità di pensiero delle generazioni di fine Novecento e inizio del nuovo millennio: generazioni a cui la rete ha suggerito pensieri preconfezionati e tweet a slogan.

Infatti le capacità attentive dei nati in questo periodo sono estremamente ridotte, tanto che, nel campo dell’intrattenimento, youtubers maschilisti, maleducati e sciocchi hanno soffiato il posto a DJ professionisti.

Essere madri o padri oggi, se non si segue la massa e se ci si oppone all’abbrutimento del pensiero, è un incubo e tenere i figli lontani dalla rete è impossibile; eppure i danni dell’esposizione degli adolescenti a internet sono ormai noti a tutti, allora perché non riusciamo a staccare i nostri figli dalla rete?

Come vivono questi ragazzi?

Scuola, You Tube, studio, sport, youtube.

You Tube anche con gli amici al parco dove forse forse…sarebbe più salutare una canna.

La dipendenza

Molti genitori non si accorgono della IAD (internet addiction desorder) o della SCA (sindrome da cellulare acceso).

Ivan Goldberg aveva già dato l’allarme nel 1995 ma il suo grido era rimasto sordo perché, su internet, si stava scoprendo una miniera d’oro. Ben presto le conseguenze furono evidenti ma non vennero divulgate con la giusta attenzione.

La generazione dei Duemila soffre di IAD o di SCA ma noi non ce ne accorgiamo e confondiamo il disturbo con la crisi adolescenziale.

Bisogna invece aprire gli occhi e tener presente che queste sindromi sono caratterizzate dalla riduzione di interessi differenti da internet e agitazione, pensieri ossessivi, violenza nei confronti di chi impedisce l’utilizzo della rete.

Bisognerebbe avere il coraggio di affermare che l’esposizione alla rete produce gli stessi danni dell’eroina perché ti uccide dentro, perché è un viaggio in una realtà di illusioni senza futuro.

Perché nessuno aiuta?

A nessuno però interessa affermarlo, anzi! In questo momento la rete è manna perché, semplificando il pensiero, rende i giovani manipolabili. La diade youtubers e governo gialloverde, accomunata dal periodo storico e non necessariamente dal pensiero politico, acquista sempre più consensi.

Per fermare l’orda barbarica dei carnefici  dei nostri figli occorrono una forza e una determinazione sovrumane: occorre lasciarsi attraversare dalla rabbia dell’altro e cercare di restare in piedi.

Bisogna tapparsi le orecchie e lasciare che la crisi passi.

Bisogna dimenticare se stessi per salvare i figli.

Bisogna, anche se sarebbe più semplice far finta di nulla perché quando è su internet “è tanto bravo!” e poi…”che fa di male?”

Semplicemente si uccide.

Perché la politica non prende una posizione decisa su questo problema?

Perché la rete è manna: la semplificazione del pensiero rende i giovani manipolabili.

Meglio colpire la Scuola, svalutare i titoli di studio, creare il vuoto intorno a chi si oppone.

Del resto, la diade youtubers e governo gialloverde, accomunata dal periodo storico e non necessariamente dal pensiero politico, acquista sempre più consensi e ci si trova in un mondo in cui l’insulto è un accettato intercalare, la lingua italiana è un’opinione non troppo importante ma l’italianità va assolutamente difesa dal barbaro invasore nero.

Le frontiere si chiudono.

I cervelli si chiudono.

Siamo in una curtis medioevale in cui per un po’ di internet siamo disposti a qualsiasi corvée.

Ma attenzione: la rete imprigiona i pesci piccoli.

Siamo così sicuri di voler dare i nostri giovani in pasto a pescatori senza volto?

Rosa Johanna Pintus

 


Il tango indecente della Lega e i Cinque Stelle

Devo dire che sono stata parecchio tempo senza scrivere; in parte non sono stata bene e in parte ho dovuto studiare ma mai ho smesso di osservare, annichilita, il tango indecente tra la Lega e i Cinque Stelle. Un tango molto pericoloso, soprattutto in considerazione del fatto che i pentastellati sono passati dall’odio furente all’amore sconsiderato verso un partito antico e marpione.

Quello che non si può negare a Salvini è di essere un seduttore, nel senso etimologico del termine ove se duco significa condurre a sé.

E a sé la Lega ha condotto tutta quell’Italia che aveva bisogno di riconoscere un capo e di individuare un nemico: se si pensa che il 4 marzo la Lega aveva un misero 17% risulta evidente il modo illegittimo in cui si erge a duce d’Italia.

I Cinque Stelle, senza la Lega, avrebbero potuto essere un buon partito e davvero portare l’Italia a quel cambiamento di cui aveva bisogno e per il quale erano stati votati. Però, vittima di Eros, il partito-movimento ha perso la sua essenza tanto che Grillo, un Grillo che pare il vecchio Cadmo (gli mancano giusto l’edera e il sistro), si definisce non antifascista.

Intanto le destre proliferano come topi per le strade: gruppi di ragazzotti ignoranti si permettono di fare le ronde in un’Italia che va allo sfascio e che si riconosce nazionalista, razzista e fascista.

Pensare fa male

A differenza di molte persone di sinistra, io non schifo gli ambienti di destra e anzi, di tanto in tanto, ho interessanti discussioni con loro; mi ha colpito la dichiarazione di un ragazzo ben vestito e più giovane di me di una decina d’anni:

Voi di sinistra non giungerete mai a un accordo, pensate troppo; per noi pensa il nostro capo e basta questo perché ci fidiamo.

E’ un pensiero disarmante quello che porta a identificare il pensiero come un elemento di disturbo; chi mi parlava non era stupido ma sapeva che il suo compito era quello di porsi al servizio di un obiettivo collettivo senza alcuna posizione critica.

La Destra, a differenza della Sinistra, ha i suoi guerrieri belli ed heavy metal: sa infiammare gli animi, riesce evidentemente a far sognare le masse. La Sinistra, che ebbe invece eroi veri, si è ridotta a un gruppo di colletti bianchi che discute in salotto teorie dal lessico ricercato. La Sinistra ha dimenticato che:

Tutti gli uomini sono per natura egualmente liberi e possiedono certi diritti innati come la ricerca e il conseguimento della felicità e della sicurezza.

Una sinistra da salotto

La Sinistra renziana ha protetto soltanto il diritto dei pochi a proprietà sempre più grandi e non si è accorta dei grandi drammi che avvenivano nelle periferie, delle piccole o grandi ingiustizie che gli Italiani più poveri ritenevano di subire perché non preparati a capire il cambiamento del mondo.

La Sinistra ha costruito ghetti di cemento che hanno incanalato la loro rabbia a Destra perché è più facile prendersela con un gruppo di zingari e di negri che con la Casta.

E continua, la nostra Sinistra, a utilizzare un linguaggio incomprensibile per il popolo perché il popolo non conosce più il linguaggio: ne è stato privato fin dalla prima infanzia con le promozioni facili e ingiuste o le bocciature vendicative ma non educative; certa Scuola le sue responsabilità le ha tutte e il disordine convulso di alcune classi ha portato al desiderio di un ordine estremo.

Ne è stato privato quando si è smesso di investire nella Scuola e si è tolta dignità agli insegnanti dai salotti di una Sinistra che mandava i figli in scuole eccellenti a discapito del popolo.

Così il linguaggio, quello che serve per capire, è stato annullato in nome del quieto vivere, della paura dei contenziosi, della perdita delle cattedre.

In una sorta di Repubblica di Weimar delle risorse umane, l’elettorato ha scelto i populisti.

Anche io perché quella sinistra non la reggevo più.

Potere legittimo o illegittimo?

E’ bastato il 17% dei voti e il silente consenso del PD che ha permesso che tutto accadesse perché non voleva entrare in conflitto col carismatico Renzi.

Che dire? Abbiamo bisogno di altre manifestazioni per ammettere di essere ripiombati nell’incubo?

Abbiamo visto lo stupro della nostra Costituzione giorno dopo giorno, una costituzione-la nostra- scritta per salvaguardare il diritto di chi è diverso da noi.

La questione dei bambini di Lodi, esclusi dalla mensa o dagli asili è stata disgustosa; la vicenda del sindaco di Riace è scandalosa (il confino! Come Carlo Levi!); per non parlare del balletto delle navi tra Malta, la Spagna, l’Italia!

Tutto ciò che accade, accade contro la Costituzione e siccome la Costituzione fa paura, chi a scuola ne parla è accusato di far politica!

E’ legittimo un potere che offende il testo-base delle nostre leggi?

Un’Italia malata, menadica, esterrefatta assiste all’indecente tango tra Lega e Cinque Stelle: ciò che era stato promesso viene negato, ciò che era stato negato avviene senza ostacoli poiché manca, del tutto, una seria opposizione.

E i Cinque Stelle, presi da folle amor, tradiscono se stessi.

Rosa Johanna Pintus