La banalità dell’intolleranza

Il reale problema del nostro tempo è la banalità, l’assenza di pensiero critico. E l’assenza di pensiero critico, come sempre, nella storia, porta all’intolleranza.

Poco importa se le vittime siano gli ugonotti del 1572, gli Armeni del 1915, i kulaki del 1924, gli Ebrei del 1935, i runner del 2020, i no vax del 2021: importa poco perché il meccanismo è il medesimo: individuazione del Sommo Bene, possibilità di essere riconosciuti come cittadini perfetti, individuazione del Nemico.

Il Nemico: parola soave che ci riappacifica col mondo! Se c’è un nemico, io sono bravo.

Che caratteristica deve avere il nemico? Un nemico che si rispetti deve essere terribile, deve mettere in crisi un sistema.

Ciò che sta accadendo in questo periodo storico è decisamente allarmante perché ricorda, nei modi e nei tempi, un passato conosciuto ma non interiorizzato.

Gli autori della propaganda nazista dipinsero gli Ebrei come un “corpo estraneo” che viveva a spese della nazione che li ospitava, avvelenando la sua cultura. I responsabili nazisti della propaganda contribuirono alle politiche del regime in primo luogo identificando pubblicamente i gruppi destinati all’esclusione, poi incitando all’odio o all’indifferenza nei loro confronti e, infine, trovando i modi per giustificare agli occhi della popolazione l’emarginazione di quelle categorie. La propaganda nazista giocò un ruolo fondamentale nella legittimazione del mito di una “comunità nazionale”

Enciclopedia dell’Olocausto

Non avrei scritto nulla ma un’amica ha portato alla mia attenzione un articolo del Corriere della Sera, un giornale che-in epoca ante Covid- aveva una sua dignità:

Questa è la verità: sono tra noi. Non amano Donald Trump, non affermano che la Terra è piatta, non sono aggressivi o rimbecilliti. Sono attori, musicisti, commercianti, gente che viene alle presentazioni dei libri, gente che incontri a cena. Con il no vax classico, condividono solo un sordo rancore per il sapere scientifico.  Il modello culturale virtuoso, in cui i cittadini si riprendono tra loro in una nobile gara di comportamenti, lo trovo odioso. A mio parere è sempre meglio che arrivi il vigile urbano a ricordare a tutti cosa bisogna fare prima che la questione si faccia personale. Forse sbagliamo quando attribuiamo un eccessivo valore al dialogo e alle arti della dialettica e della persuasione. Non facciamo che entrare anche noi nella cattiva infinità delle opinioni, del turpe «uno vale uno».

Emanuele Trevi

Ci tengo a lasciare le parti in neretto, sono come gli applausi nelle serie comico-demenziali degli anni Ottanta e recano un chiaro messaggio: <<Siccome non sai pensare da solo, ti guido io.>>

Il riferimento a <<coloro che vanno alle presentazioni di libri>> sa di Cambogia 1975.

Non solo Hitler ma anche Pol Pot, non solo cristiani ma anche musulmani: negli esempi che vi ho riportato banalità e intolleranza sono trasversali e non hanno colore politico.

La banalità dell’intolleranza, qualunque sia il suo credo, agisce i seguenti atteggiamenti:

Con la questione green pass noi siamo già al terzo passo e molti di noi non sanno se a Settembre potranno lavorare.

Poco male, Pol Pot insegna:

Tenervi non comporta alcun beneficio, eliminarvi non comporta alcuna perdita

Pol Pot

L’obbligo vaccinale a cui il nostro Governo, se potesse, ci sottoporrebbe è stato criticato anche dal quieto Berrino in epoca precedente:

Il rapporto AIFA ripete laconicamente, per ogni potenziale complicazione segnalata, che non è possibile stabilirne la connessione causale. E allora cosa serve? Come può un ministro imporre un nuovo trattamento sanitario obbligatorio senza disporre di un sistema di monitoraggio efficace dei possibili danni?

Franco Berrino (2017-epoca ante Covid)

Certi che Figliuolo non arriverà a tanto, noi seguaci di Luc Montagner e Franco Berrino ci auguriamo che l’articolo 32 della nostra Costituzione non venga abrogato dato che l’articolo 21 è già morto e sepolto.

Rosa Johanna Pintus


Λάθε βιώσας:vivi nascosto

Λάθε βιώσας diceva Epicuro; foneticamente suona “lathe biosas”, con un th misto tra quello inglese e quello siculo.

Epicuro riteneva che una vita nascosta e lontana da distrattori e distrazioni consentisse di ascoltare la propria voce interiore ma Epicuro lo poteva fare: il popolo greco era sveglio e colto, Atene era una democrazia.

Che dire però se i partigiani avessero deciso di vivere nascosti?

No, non nascosti tra i monti! I partigiani non si nascondevano per paura ma per combattere, avrebbero ritenuto infamante e vigliacca la logica del Λάθε βιώσας.

Eppure alzare la testa è difficile, sconveniente, scomodo e conviene credere, obbedire, non combattere: guai se pensi, figurati se combatti!

Forse però è giunto il momento di scendere in piazza, di ferire l’economia delle città bloccando autostrade, porti, ferrovie.

Ho scritto questo su FB stasera, postato un articolo di Affari Italiani e sono stata letteralmente messa in castigo per due ore.

Come a dire: attenta, se non parli come si conviene ti impediamo di parlare.

Decide FB, decidono altri per noi: non è democrazia questa.

Ormai il Governo è un involucro privo di sostanza: il palazzo è vuoto e la persone sono solo comparse e, per quanto riguarda il CTS, alcuni membri sono persino ex attori.

L’Italia stessa è, ora, una semplice “espressione geografica”: l’aveva definita bene Klemens Von Metternich pur senza sapere d’essere Tiresia.

C’è qualcosa, ormai lo sappiamo tutti, che è oltre il concetto di Governo: una sorta di metagoverno che muove i fili di diversi Paesi e, in particolare, del nostro.

Stiamo perdendo sovranità e i nostri bisnonni sono morti per ottenerla.

Stiamo perdendo diritti nel mondo del lavoro e i nostri nonni sono morti per ottenerli.

Stiamo dissolvendo i diritti delle donne, le nostre nonne nel 1946 hanno votato per la prima volta: erano forza-lavoro, per questo contava la loro opinione.

Stiamo negando la tutela dei minori: una sperimentazione senza precedenti si sta per abbattere sui loro corpi.

Noi però muti continuiamo con l’ottica del Λάθε βιώσας e non è più il momento.

Non so se vi rendiate conto di quanto ci stiano rendendo ricattabili, eccoli qui i loro passi:

  • piano scuola: far frequentare le scuole da casa, togliere ore di laboratorio, appiattire i programmi, RENDERE I DIPLOMATI PRIVI DI PROFESSIONALITA’: sarà facile sostituirli con qualcuno che si accontenta di uno stipendio più basso;
  • recovery fund: un’Italia costretta a un debito perenne e infinito quando si sarebbe potuto dare il denaro in un altro modo;
  • discriminazione dei non vaccinati siano essi adulti o ragazzi; cito Bassetti:

E’ giusto creare dei lockdown per i non vaccinati.

Bassetti

La Regione Emilia Romagna già valuta l’ipotesi di mandare a scuola soltanto gli studenti vaccinati, gli altri in Dad.

Siamo sicuri che l’unica possibilità sia il Λάθε βιώσας ? Che sia ancora il caso di continuare a non vedere?

A proposito: in una società in cui tutto è selfie, quanti selfie hanno fatto i politici durante il vaccino?

Rosa Johanna Pintus


25 aprile 2021: i partigiani divengono banchieri

E’ un 25 aprile molto amaro questo: sono in scena la disuguaglianza sociale e la paura mentre i partigiani gridano in plurionorate tombe.

Si è arrivati all’incredibile, all’impensabile, all’assurdo ma se ne accorgono in pochi. Lo vedete fuori il regime? Lo sentite? E’ sabato sera: nessuna voce in Via Sapello. Se qualcuno passa, stretto mano nella mano con una ragazza, striscia contro il muro come un gatto colpevole.

Pra’ è terra partigiana: se lo aspettava un nuovo coprifuoco? Davanti a casa mia, a Villa Ratto, i fantasmi degli eroi piangono e la pizzeria Il Gufo, che fu Ristorante Piemontese, tace avvilita: quei locali in cui i partigiani si riunivano, nonostante il coprifuoco, e organizzavano la guerriglia contro l’invasore tedesco dormono in una sorta di immobile Spoon River.

Dove sono i partigiani? Dopo aver tradito Conte in una congiura preparata da Italia Viva in piena emergenza pandemica, il PD ha preferito bandire Zingaretti piuttosto che difendere il popolo (che illo tempore lo aveva pure votato) e ha seguito i dettami di uno stanco presidente di una repubblica ormai morta.

Così la reincarnazione di re Vittorio Emanuele III ha consegnato l’Italia al banchiere e al galletto con la piuma in testa spazzando via ogni residuo di libertà.

Cosa fanno i partigiani? Muoiono per la seconda volta traditi dai partiti per i quali sono morti a sedici anni, a venti, a trenta: vite recise per il nulla.

La gente ha fame e l’unico motivo per cui è imposto un coprifuoco è il timore di disordini notturni.

O pensiamo davvero che il virus, così come un ladro qualunque, colpisca di notte?

Gli assembramenti nel bus del mattino sono evidenti, li vede anche un cieco! Non si vuole evitare l’assembramento, si vuol punire la libertà di associarsi perché non sia mai che tra una birra e un caffè ci scappi un pensiero.

Noi non dobbiamo pensare: dobbiamo aver paura ed essere poveri. Ci stanno abituando a sussidi una tantum altro che reddito di cittadinanza: ci stanno privando del lavoro.

Il curriculum

Ci vogliamo davvero abituare ad essere come cani in cattività che scodinzolano per un osso? Perché, secondo voi, gli adolescenti non sono andati a scuola per lungo tempo?

Perché gli insegnanti son sovversivi ed educano a non allinearsi.

In questo fantastico 25 aprile 2021 i genitori fanno collette per esposti in Tribunale contro la Dad e i danni psicologici che questa produce. Si battono per il diritto allo studio di figli che sono così demotivati da non aprire più un libro: sono loro i nuovi partigiani.

Il diritto allo studio. Guardatela la porcata ultima di questo Governo dei Migliori, chiamateli pure “oi aristoi” ma io vedo solo ariste di maiali! Eccola, l’ha denunciata Tomaso Montanari, l’ha denunciata Maurizio Puppo: il curriculum!

La scuola, come tutta la società, è solo una funzione dell’economia e del mercato agli occhi del governo dei migliori. Lo dimostra benissimo il sito del Ministero dell’Istruzione, che da qualche giorno comunica che è aperta «la piattaforma per la compilazione del Curriculum dello Studente: il nuovo documento debutta quest’anno all’Esame di Stato del secondo ciclo di istruzione»

Tomaso Montanari

Cosa ci deve essere in questo curriculum? Una marea di certificazioni e di attività extrascolastiche a pagamento: la valutazione del diploma perde valore, la certificazione delle competenze pure. Conta, per esempio, se hai fatto un anno all’estero: un anno all’estero costa dai 15 mila ai 50 mila euro.

Si tratta di una delle decisioni che chiariscono meglio la natura di questo governo: un gabinetto paleoliberista di destra, guidato dalle idee di Giavazzi e dell’Istituto Bruno Leoni. Il curriculum mette tra parentesi il diploma cui è allegato: perché al mercato non basta il valore legale del titolo di studio, e nemmeno il voto. Il mercato vuole sapere cosa sta comprando.

Tomaso Montanari

La piazza

In questo 25 aprile ribaltato gli ideali del socialismo sono incarnati dall’estrema destra. Casa Pound va in piazza a fianco dei ristoratori, Giorgia Meloni parla di democrazia sospesa e ha ragione:

Lunedì, il Presidente Draghi illustrerà al Parlamento il Recovery Plan, un piano che impegnerà economicamente le prossime generazioni e che segnerà i prossimi decenni. Dopo l’illustrazione, il documento sarà inviato direttamente alla Commissione Europea, senza che le assemblee parlamentari possano entrare nel merito. Mancano meno di 48 ore dalle sedute parlamentari e il Recovery Plan non è stato ancora nemmeno pubblicato”. 

Giorgia Meloni

E ancora:

In Italia, ormai, la democrazia è sospesa anche grazie all’ampia maggioranza che sostiene il Governo, che su un tema così importante ha deciso di rinunciare ad esercitare il suo ruolo. Fratelli d’Italia chiede ufficialmente il rinvio del dibattito parlamentare ai Presidenti delle Camere: tutto ciò è letteralmente inaudito e mi auguro che gli altri partiti facciano sentire la loro voce. Anche l’indecenza ha un limite.

Giorgia Meloni

Questa volta non basterà che una sinistra dalle mani sporche di inciucio accusi la destra di populismo e demagogia. Quando l’unica opposizione a un’oligarchia de facto è la demagogia, ben venga: forse è ciò che resta di una democrazia uccisa dai potentati massonici, forse è il tempo di una nuova rivoluzione condotta da una donna che è di destra, sì, ma di quella destra massimalista che proviene dal socialismo ed è molto meglio di una sinistra da consommé.

Rosa Johanna Pintus


L’insostenibile menzogna della catarsi: un virus arma che arricchisce chi già ha!

E fu il virus.

Le scene di Wuhan, le scene di Codogno e il numero dei morti. Un rito tetro e nel contempo rassicurante a cui noi abbiamo assistito in perfetto stile ateniese: i protagonisti, il coro, gli spettatori.

I protagonisti erano in televisione: i morti e i medici, raccontati al ritmo cadenzato dell’anapesto di sapienti giornalisti.

Breve, breve e lunga ripetute e trascinate in un’ipnotica estasi collettiva che ci ha resi imbelli: che cosa c’è dietro?

Danza col coro, madre.

Volteggia insieme a me, qua e là,

adegua il tuo passo al mio ritmo.

Geniale anche l’utilizzo della catarsi: ciò che vedevamo non accadeva a noi ma ad altri in TV.

Inneggiate a Thanatos

con canti e grida augurali

per il vaccino giungente.

Rielaborazione di Troiane

Non bastava, non avevamo abbastanza paura: nonostante il silenzio, nonostante le privazioni, nonostante le costrizioni.

La situazione spaventosa, portata all’apice dalle bare di Bergamo, trasportate a due a due dall’esercito in un macabro rituale bizantino, ci ha spezzati.

Ahi, lombarde vergini

dagli splendidi pepli.

Rielaborazione di Troiane

Ma anche in quel caso, se oggi volgo lo sguardo indietro, mi chiedo perché.

Eleonora Leoncini, consigliera leghista a San Casciano, mise in dubbio la veridicità di quella foto e fu denunciata senza troppi ma né troppi se: contro i morti puoi solo perdere.

Eppure quella è la foto simbolo di una strage avvenuta senza che nessuno di noi potesse reagire, eravamo tutti chiusi al caldo nelle nostre case né intendevamo uscire: cosa ci racconta quella foto?

Una guerra. Quella foto ci racconta, meglio di ogni altra, che dietro questo virus c’è una guerra e che il virus è l’arma prescelta.

Abbiamo imparato ad accettare tutto, anche l’inaccettabile, in nome di un virus che di virus ha ben poco.

Luc Montagnier, premio Nobel per la Medicina a seguito della scoperta del virus HIV, scoperta contesa con un altro virologo, Robert Gallo, afferma:

C’è stata una manipolazione del virus: ci sono sequenze dell’Hiv all’interno di un virus originale che proviene dai pipistrelli; forse un laboratorio stava studiando un vaccino e il virus è scappato.

L. Montagnier

Lo studio di Montagnier, premio Nobel, non viene neppure pubblicato dalle riviste più autorevoli e si comincia a vociferare che il famoso virologo sia diventato strano e che prediliga la papaya alla medicina.

Di cosa era ritenuto reo Montagnier?

Di avere affermato che sarebbe possibile ridurre la forza dell’Hiv migliorando la flora batterica attraverso un corretto schema nutrizionale.

E quest’affermazione non produce guadagni.

Non siamo in Cina, Montagnier non viene ucciso: viene semplicemente reso poco credibile, un premio Nobel.

Li Wenliang invece è stato ucciso dallo stesso virus che si era sentito in dovere di rivelare al mondo.

Ricordiamolo: si era accorto che i Cinesi stavano morendo di un’epidemia simile alla Sars, fu convocato dalla polizia e costretto a firmare un’abiura, fu rimandato in corsia dove, a soli 34 anni, trovò la morte (annunciata?).

E il virus venne in Italia e fu il panico.

Soltanto la voce lenta e profonda del presidente Conte poteva convincere milioni di Italiani a starsene bravi a casa, ad aspettare, a sperare.

Eravamo un popolo nudo, privo di un piano pandemico, vittima di un’arma diabolica travestita da virus. Un’arma la cui utilità però ci sfuggiva:

<<Ormai c’è e non importa chi ce lo abbia mandato, cerchiamo di venirne fuori!>> Così diceva la gente rassegnata e spaventata: c’era l’emergenza sanitaria e i cadaveri venivano bruciati: ma perché? Perché impedire le autopsie?

I medici erano mandati al macello, non c’erano neppure le mascherine e loro lavoravano in corsia, cercavano le cure, andavano a tentoni contro una bestia mai vista.

Scacco matto

L’Innominabile stava bravo: non era ancora il tempo di muoversi.

L’Europa intanto aveva concesso a un’Italia stremata i soldi del Recovery Fund o, per meglio dire, il Next Generation, nome ben più inquietante: all’Italia spettano circa 209 miliardi ripartiti in 81,4 miliardi in sussidi e 127,4 miliardi in prestiti da restituire. Inoltre la Commissione europea ha stabilito che il 20% degli investimenti finanzi la transizione digitale, anche in Italia, che è un Paese in cui si vive sotto il sole e non in isolamento davanti a un computer.

Non a caso, la Scuola è il primo settore che viene colpito, bombardato. Il Ministro Azzolina lotta con la decisione di una giovane amazzone ma è donna ed è sola: piovono critiche, piovono insulti ma lei combatte fino a che non arriva lui: l’Innominabile.

L’Innominabile che pesta i piedi in terra è il picciotto giusto per decretare il programma egemonico del Panfilo Britannia. Dopo la nomina del nuovo Primo Ministro, la storia del panfilo ritorna:

Un vile affarista. Non si può nominare premier chi è stato assunto dalla Goldman Sachs. E male feci io ad appoggiarne la candidatura. È il liquidatore, dopo la crociera sul Britannia, dell’industria italiana. Ora svenderebbe quel che rimane: Finmeccanica ed Eni.

F. Cossiga

Esiste in effetti un’inchiesta curata dal Secolo d’Italia, i cui documenti sono presenti in archivio, condotta da Antonio Parlato, parlamentare del Movimento Sociale Italiano, esiste un’interrogazione parlamentare:

2 giugno 1992: muore il giudice Falcone. Mentre l’Italia si indigna e scende in piazza, qualcun altro dà il via alla svendita dello Stato. Prime vittime “annunciate”, i patrimoni industriali e bancari più prestigiosi. Il nome dell’operazione è privatizzazione. Formula magica presentata alla collettività come unica cura per risanare la nostra economia e che, invece, nasconde un business dalle proporzioni incalcolabili, patti di sangue tra le famiglie più influenti del capitalismo, dinastie imprenditoriali, banche e signori della moneta. Accordi e strategie politiche ben precise con un minimo comun denominatore: scippare agli Stati, considerati un inutile retaggio del passato e un odioso freno alla globalizzazione del mercato, la sovranità monetaria. L’Italia diviene così espressione geografica di potente lobby economiche.

Antonio Parlato

Cosa c’entra tutto questo con il virus? Apparentemente nulla, salvo il fatto che un’arma comoda comoda sia diventata il deus ex machina delle nostre vite: tutto ciò che era già in potenza è diventato in atto,

Il virus ne è stato soltanto l’ostetrico.

Un mio geniale amico

I vaccini

Poi venne il vaccino: non uno solo ma molti e diversi. Un ingente sforzo economico, forse per riprendere una situazione che è scappata di mano, forse si credeva davvero di poter controllare un virus. O forse il virus è stato ideato da una massoneria opposta a quella europea e agisce per interessi economici altri: di fatto questa dei vaccini è una guerra nella guerra.

Pfizer, Astrazeneca, Moderna, Sputnik gli uni contro gli altri armati.

Il vaccino viene creato in un tempo brevissimo durante il quale non è possibile valutare gli effetti a medio e lungo termine; l’EMA ha fretta di trovare una soluzione, qualunque essa sia. Israele e gli USA si accaparrano le dosi del vaccino accettando di sperimentarlo sulla popolazione e di fornire i dati a Pfizer.

La questione del vaccino è controversa e alcuni ricercatori esprimono perplessità sull’opportunità del fast track che presenta troppi rischi per la popolazione. Studiosi che non presenziano in TV e che vengono tacciati di negazionismo.

Una di queste è Loretta Bolgan, esperta che è stata chiamata a collaborare col Ministero della Salute in epoca Lorenzin e quindi, certamente, non una no-vax.

I vaccini favoriscono le varianti perché il virus, per difendersi, muta.

La Bolgan è scettica di fronte alla possibilità di prevenzione di Pfizer e Moderna e specifica che:

Questi vaccini potrebbe fungere da catalizzatore nella formazione di varianti, sui quali non solo sono inefficaci, ma possono anche avere un profilo di patogenicità diverso. Quindi, potremmo anche avere dei virus più pericolosi dal punto di vista della neurotossicità o dell’immunotossicità. Questi vaccini, quindi, creano nuovi virus.

www.ilparagone.it

Un vaccino non si studia in un anno. Nel registrare un vaccino bisogna sperimentare consecutivamente e non contemporaneamente tre fasi:

-la fase di messa a punto; 

-lo studio in vitro e in vivo sugli animali. 

Queste prime due fasi sono necessarie per valutare la tossicità del farmaco.

Solo se il vaccino non è tossico, si passa alla sperimentazione sull’uomo e qui si aprono altre tre fasi.

Il percorso dura circa dieci anni e, se il fattore costo è stato effettivamente superato dalla sinergia di tanti scienziati, tanti Stati, tante industrie, il fattore tempo non è purtroppo barattabile.

Con il fast track queste fasi sono state fatte tutte contemporaneamente: insieme alla produzione del vaccino ad uso clinico, sono partiti con la fase preclinica sugli animali, la fase sull’uomo e la produzione industriale in modo da essere pronti.

L. Bolgan

Non occorre dunque alcun complottismo per dichiarare che questi vaccini sono sperimentali, l’EMA si è assunta dei rischi in virtù della situazione emergenziale e l’effetto collaterale è stimato intorno ai 700.000 morti di vaccino, un numero inferiore a quelli di Coronavirus.

Non è neppure necessario scomodare le tribù dei 5 giga o le tribù di Utopia e della sterilizzazione di massa. Basta questo, qualunque sia il credo che mette in dubbio l’intera operazione, e ben venga il dubbio poiché ci stanno chiedendo di sostituire le verità di fede alle verità di ragione, ci stanno mettendo alla prova, ci stanno dominando con la paura.

Ah, la paura: molto più pulita di manganelli e gulag!

Rosa Johanna Pintus


La primavera dei No Dad: genitori e docenti in piazza

Genova- Piazza De Ferrari è presidiata da genitori e docenti No Dad, un piccolo ma significativo presidio; coordinato con gli altri comitati per la didattica in presenza, Ricostruiamo la Scuola della Costituzione tenta, di sensibilizzare l’opinione pubblica.

Elisabetta Bianchi, professoressa della Secondaria di secondo grado, decide di trascorrere così questa domenica di inizio primavera:

La Scuola tutta è stata punita dalla pandemia: fare scuola significa creare relazione, creare pensiero. Noi non demonizziamo la Dad né la Ddi; utilizzata con intelligenza, può davvero aprire nuovi orizzonti nel panorama della didattica ma non così.

La didattica a distanza crea disuguaglianze, questo è ormai evidente: l’ex ministra Azzolina ne aveva denunciato i limiti e, durante il suo breve mandato, ha cercato di intervenire a favore degli studenti ma la pandemia e l’irrazionale panico che ne è scaturito hanno trovato il capro espiatorio, il nemico esterno, negli adolescenti.

Negli adolescenti -continua la Bianchi- si assiste a un’incapacità diffusa di ribellione: sono assolutamente passivi e non riescono comprendere come lo schermo sia un sedativo che li tiene prigionieri. Molti staccano dalla Dad e passano ai giochi on line, si illudono di creare gruppo ma di fatto sono soli.

Alcuni ragazzi consapevoli esistono e sono quelli che hanno gli strumenti per valutare la realtà: quelli che leggono, quelli che si informano; oggi la dissidenza intellettuale è l’unica possibile: ma dove? Indubbiamente sono le famiglie a fare la differenza e, in particolare, le madri.

Chiara Fasce, una delle coordinatrici del comitato, la capigliatura corta e ribelle di chi bada all’essenziale, non ha dubbi:

Chi paga la pandemia? Le donne. Noi siamo qui per i nostri ragazzi, per le nostre ragazze e per le donne. Per le donne che lavorano la difficoltà è enorme. Io avevo già lavorato il telelavoro e mi ero costruita i miei equilibri ma, con i ragazzi a casa, ho dovuto rimodulare i miei tempi.

In effetti il tempo dell’accudimento, per la donna, si è dilatato: non si tratta più di cucinare qualcosa dopo una giornata di lavoro ma di giustificare una casa o un pranzo non perfetti nonostante l’essere a casa. Chi poi non può lavorare in smartworking ma deve recarsi sul posto di lavoro sa che in quelle ore di assenza di controllo i figli non apprenderanno alcunché.

Ciò ha incrementato il mercato delle ripetizioni: la presenza di un precettore in presenza va a colmare le lacune di una scuola in assenza e, se non ci sono soldi, la mamma diventa anche insegnante.

Tutto quello che sta succedendo è contro le donne e prescinde dalla classe sociale: questo tipo di politica sta caricando sulle spalle delle mamme ogni responsabilità con costi materiali e psicologici altissimi.

Ma questo Recovery Fund darà un po’ di sostegno alla scuola? Si potranno adeguare le strutture alle nuove esigenze, allargare gli spazi, diminuire le classi pollaio?

Assolutamente no. Con questo nuovo governo si sta dando ampio spazio alla digitalizzazione della Scuola che deve rimanere permanente nel nostro futuro. Noi non siamo contrari a priori a ciò che è digitale ma quella della distanza è una dimensione che deve rimanere lontana dalla Scuola. I cuccioli di mammifero, lo dimostra la scienza, non apprendono in assenza di relazione.

Resta amara una considerazione: in piazza si è ancora troppo pochi e, se si vuole ottenere qualcosa, occorre protestare uniti.


Ai piedi della catena economica: la piscina di Pra’ e l’insostenibile costo del Covid 19

Genova- L’impianto vuoto, il silenzio, la voce scandita che pugnala il cuore. E la consapevolezza di Marco Ghiglione, il direttore del complesso sportivo, che tiene stretto tra le mani il frammento adamantino dei suoi sogni: ciò che resta, ciò da cui si dovrà ripartire.

Sono le due del pomeriggio e l’atmosfera è quella di un quadro di De Chirico: un luogo elegante, pulito, malinconico, solitario. Sorseggio il caffè e domando, secca, quali siano le prospettive di riapertura; Marco non ci gira intorno: fine maggio, giugno forse.

Queste restrizioni, accanite contro Scuola e sport, fanno male specie se comparate alla situazione di un anno fa:

“Questa volta è diverso. Il primo lockdown, più duro, era però emotivamente accettabile; questa situazione invece non ha senso.”Marco Ghiglione

Marco Ghiglione

Ha ragione; lì, davanti all’Acquacenter I Delfini, gli adolescenti ci passano i pomeriggi:“Giocano, scherzano, stanno insieme e creano assembramento ma non possono usufruire né di piscine né di palestre: oggi lo sport è un privilegio degli agonisti, non è più un diritto alla portata di tutti”.

Marco GhiglioneMarco non li biasima: almeno possono uscire, respirare, ridere.

Gli adolescenti Covid 19 hanno assistito, in nome di un’emergenza evidentemente mal gestita, a una graduale riduzione dei diritti di base: -no istruzione-no sport, -no diritto di perdere.

Già, perché nella carta dello sportivo esiste anche il diritto di perdere e non c’è scritto da nessuna parte che puoi fare attività sportiva solo se sei un atleta di interesse nazionale!

“Noi non alleniamo solo agonisti, non si può ridurre il valore formativo dello sport a una serie di gare e di punteggi. Sono molto preoccupato per le conseguenze di queste chiusure. In questi anni abbiamo portato avanti con impegno progetti dedicati alle categorie più fragili”.

Marco Ghiglione

In effetti in quest’impianto natatorio, fiore all’occhiello del ponente cittadino, convergono diverse vite, diverse storie: i bambini che devono imparare a nuotare, i ragazzini che non amano gareggiare ma desiderano costruire il proprio fisico, gli anziani e-soprattutto- i disabili.

“La scelta di chiudere palestre e piscine, dopo averle obbligate ad adeguarsi alle norme di sicurezza, appare incomprensibile e arbitraria. Per garantire gli standard sanitari richiesti abbiamo dovuto assumere personale: non solo addetti alle pulizie ma anche tutor in grado di aiutare i bimbi a cambiarsi  visto che, per evitare assembramenti, abbiamo dovuto impedire alle mamme l’accesso negli spogliatoi. Adesso queste persone sono in cassa integrazione ma i soldi arrivano una tantum”.

Marco Ghiglione

La piscina in questo momento è in perdita: i soldi accumulati in quindici anni di lavoro matto e disperatissimo sono finiti e Marco stima una reale e possibile ripresa nel 2023: la verità va detta! Tutti questi ristori, o sostegni secondo la neolingua del nuovo governo, sono fanfalucche e la povertà aumenta in modo incontrollato, si consideri che il 2020 conta cinque milioni di poveri in più rispetto ai nove milioni endemici.

Due giorni fa la speranza: Giorgia Meloni, leader dell’ormai unico partito all’opposizione in un’Italia in cui destra e sinistra hanno progressivamente perso identità e cultura politica, ha proposto, in un emendamento, la riapertura immediata di piscine e palestre:

“Chiediamo al governo di prendere in considerazione la riapertura di un settore allo stremo, quello delle palestre, delle piscine e delle scuole di danza, nelle zone bianche e gialle, secondo il rispetto dei protocolli in vigore.”

Giorgia Meloni

Gli alleati storici però non la sostengono, si girano dall’altra parte, si astengono mentre Sinistra e Cinque Stelle- che dovrebbero sostenere anche i lavoratori di settori diversi dalle banche- votano contro: il verdetto della Camera dei Deputati, con quei 217 voti contrari alla ripresa di attività che nel vecchio mondo erano quotidiane, lascia l’amaro in bocca:

“Non posso dire nulla, i contagi sono in aumento e io, a dirla tutta, ero preparato all’ennesimo no.”

Lo guardo, vorrei dirgli che in Polonia le cose non vanno diversamente. A fine settembre la mia amica Martha, insegnante di nuoto, mi ha mandato un messaggio disperato: 

“And I don`t understand why they closed only gym, swimming pool!”

Martha

L’Italia non ha tardato ad adeguarsi agli standard polacchi, anzi, ha fatto un passo in più: ha chiuso anche le scuole superiori.

Ormai lo abbiamo capito: l’Italia non è un paese per giovani e, nel giro di una generazione, gli MSNA (minori stranieri non accompagnati) in cerca di una qualche fortuna in terra straniera saranno i figli dei nostri figli, a meno che qualcosa non cambi

.Intervista a Marco Ghiglione: Tra regole e assurdità

Alessandra Giordano


Il rito italico del capro espiatorio in questa tecnocrate perestroijka

Fin dalle prime battute, il Governo della tecnocrate perestrojka mi spaventa. Gli osanna per Draghi non sono ancora cessati ma Zingaretti si è già dimesso.

 In un lungo e accorato post su Facebook dichiara che: 

“Lo stillicidio non finisce. Mi vergogno che nel Pd, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza soprattutto per le nuove generazioni”.

Nicola Zingaretti

Questo avviene pochi giorni dopo l’altra celebre epurazione: quella di Domenico Arcuri.

Un Bersani pacato ma sempre più simile all’Apollo del Belvedere per la rabbia razionale trattenuta e contenuta, calibrata e diretta in uno sguardo acceso, risponde a Formigli:

“Vuoi mandare via Arcuri (e quel vuoi è riferito a Draghi)? Lo devi motivare”.

Pier Luigi Bersani

E ancora:

“La Destra dice che Arcuri ha fallito? Bisogna discuterne. Il giorno in cui Arcuri se ne è andato, con le vaccinazioni eravamo al pari con Francia e Germania. Ma non mi piace il rito italico del capro espiatorio.”

Pier Luigi Bersani

Meglio un generale, dunque? Una figura simbolica e tragica: colui che organizzò il trasporto dei feretri a Bergamo.

Forse perché questo virus è l’arma che doveva abbattere il Governo e imporre al Paese una democrazia, per dirla con Zagrelbelsky, calata dall’alto.

Ormai lo abbiamo capito tutti: il vero vincitore di questo capolavoro politico, che oltrepassa ogni logica e oscura ogni intenzione del compromesso giolittiano, non è Draghi, è Renzi.

Grazie alla sua efficace ed efficiente opera di servo dei poteri forti, il Senato e il Parlamento sono una geniale Versailles in cui i ministri si divertono in qualche battuta di caccia (all’uomo) e si pavoneggiano dinanzi agli ormai pochi media loro concessi ma, di fatto, nulla contano.

Mattarella ha un bel dire che ha fatto il pane con la farina che aveva, quale farina?

Quella di tipo 00, priva di fibra, grassi al posto di teste. E, dispiace constatarlo, il garante della Costituzione, si è comportato come Ponzio Pilato: “Gesù o Barabba?” Neppure lo ha chiesto direttamente, ha mandato il povero Fico in esplorazione a fare le consultazioni.

Senza nulla togliere a Draghi, il popolo amava Conte e Conte stava prendendo troppo potere: come Cesare, che è stato fatto fuori.

Mi terrorizza Sallusti quando, serafico, sostiene che gli Italiani non sanno decidere:

“Le democrazie elette dal popolo si sono dimostrate incompetenti”.

Alessandro Sallusti

E allora? Chi decide chi è competente e chi no? La linea tra aristocrazia e oligarchia è troppo sottile e rischia di essere valicata.

Sono stata in Erasmus la scorsa estate, ho parlato con Polacchi affranti dal sovranismo, Ungheresi delusi da un Governo reazionario, Spagnoli e Tedeschi. Giuseppe Conte piaceva all’Europa ma dava fastidio a qualcuno in Italia, forse anche a qualcuno all’interno dello stesso Movimento Cinque Stelle: gli infami si nascondono ovunque.

Ho sognato Berlusconi, mi ha detto: “Questa volta tocca a voi.”

Rosa Johanna Pintus


Esselunga in città: cosa fatta capo ha

Articolo di Sergio Famulari
A seguito del consiglio comunale svoltosi , è stato dato il via libera al secondo progetto Esselunga, dopo quella di via  Piave, in città, a Genova.
Pesanti gli scontri tra maggioranza ed opposizione sulla opportunità o meno di questa nuova apertura che, a detta del presidente del Civ di Sampierdarena, rappresenterà:

“ Un ulteriore grave schiaffo alla sopravvivenza di molte attività commerciali, non solo di Sampierdarena, ma anche delle alture e del ponente”.

Con toni analoghi si è espresso anche il presidente di Confesercenti che ha parlato di chiaro e sicuro “decadimento della qualità della vita”, oltre che di promesse disattese dall’attuale Giunta che si era spesa politicamente proprio sulla protezione delle attività piccole ed a conduzione familiare.

L’ingresso nelle passate amministrazioni di Coop e in queste attuali di Esselunga, possono essere considerate un unicum politico, nuove risorse e nuova imprenditoria, è evidente, sono sempre ben accetti;  ma il quesito è quali sono i prezzi che si pagano, e chi li paga?

Personalmente negli anni ho notato che questi forti gruppi della grande distribuzione si sono fatti carico di garantire la continuità e l’attuazione di momenti culturali e ricreativi che altrimenti rischiavano di andare perduti, quindi un punto a favore,  e poi?

Dal punto di vista urbanistico quali sono le reali virtuose ricadute pratiche a favore del quartiere o dei quartieri che più di tutti verranno impattati dall’arrivo di quest’ultimo grande colosso ( 3200 mq)?

In quanti dovranno letteralmente “ chiudere bottega”?

Interroghiamoci, speranzosi che la ragionevolezza e l’equilibrio prevalgano.

Sergio Famulari 


Il fantastico golpe del ’21: ecce homo Fati

Lo sguardo freddo e il silenzio, la mancanza di empatia e un saluto “di dovere” perché proprio non lo si poteva evitare. Un’immagine brutta, quella del neopresidente acclamato che mette a tacere la moglie, in malo modo. Un’immagine bella, quella di Giuseppe Conte che si stupisce per l’applauso ricevuto ma condivide la sua commozione con la moglie.

Infine lui, colui che al solo nominarlo mi viene la tachicardia, lui che ha prima aiutato e poi tradito nella maniera peggiore: il rinascimentale, il Saudita, il rospo che si vuole gonfiare e diventare bue.

Che teatrino triste, squallido, tragico ci tocca osservare in questa Italia che dovrebbe festeggiare i settecento anni dalla morte del Sommo Poeta.

Questi due anni sono stati un incubo per tutti e Conte ci ha fatto persino arrabbiare per i suoi decreti ma era un uomo: di cuore, di carne.

Non so se lo avete notato, sono tornati quelli di prima e in pompa magna:

qual è la vision? A me sfugge. Non mi sfugge invece la mission: il potere deve essere maschio. Infatti tra i nove ministri senza portafoglio cinque sono donne.

Oggi ci troviamo con un Governo “che farà bene”: non si sa cosa farà ma già è intoccabile, algido, lontano.

Niente Social, niente sorrisi, probabilmente niente felpe né selfie. Tutto sterile, meglio che con la mascherina: pecunia non olet e il banchetto del magna magna è allestito per chi ci sta.

Mi sento fragile come un cristallo rotto, probabilmente è un problema mio quello di non riuscire a comprendere perché i governi italiani cadano a comando. Questo governicchio così raffazzonato ha tutta l’aria del golpe:

Renzi parla con Draghi e poi tace.

Renzi a un certo punto impazzisce e ritira le sue…ancelle.

Il Parlamento si finge scosso e il vomitevole reality si svolge mentre gli Italiani sono tenuti in pugno dalla pandemia.

Il Governo Conte cade ma non si possono indire elezioni perché c’è la pandemia.

Mattarella pone Draghi, mai eletto ma solo acclamato e invocato, come Presidente del Consiglio e lo Spread diminuisce.

Ecce homo, ecce golpe.

Rosa Johanna Pintus


Covid V Scuola tre a zero, perché?

Covid contro Scuola e vince il Covid 19 per tre a zero. Una sconfitta bruciante per i giocatori della Scuola, capitanata dalla Ministra che, in ogni modo, ha cercato di tener duro. Ma la squadra non ha retto agli attacchi degli avversari esterni ed interni: in primis una marea di giocatori indegni che ha implorato fino all’ultimo di chiudere le scuole con toni simili all’ammutinamento del Bounty.

La Ministra, a dire il vero, ci ha messo del suo, offrendo assist decisivi agli autogoal perché incompresa nelle sue performances migliori (una perla in mano ai porci!).

La squadra del Covid guardava incredula ciò che capitava nel campo avversario: l’incapacità del Governo di governare i propri governatori, ad esempio! Il Covid, essendo madrelingua cinese ma volenteroso nell’apprendimento dell’italiano, ha per un momento pensato che governo e governatori, avendo la medesima radice nel nome, fossero concordi; a questo si deve il suo tergiversare estivo, al timore di trovarsi di fronte una sorta di ordinata e coordinata testuggine romana, altrimenti ci avrebbe fatto tutti fuori prima.

Invece di coordinato non c’era proprio nulla: non gli ospedali, privi ancora di percorsi adeguati e di medici specializzati, non le Regioni, non lo Stato, non i Trasporti, non la Scuola.

La Ministra in realtà, con mente geniale e divergente, aveva intuito che uno dei maggiori problemi sarebbe stato quello dei trasporti e avrebbe ovviato al problema con i famosi e criticati banchi a rotelle, ultima ratio-nonostante le buche di Roma e dell’Italia intera- per consentire ai ragazzi un mezzo di trasporto a prova di furto (si sa che fine fanno in Italia monopattini e biciclette).

Ma ha pestato il piede sbagliato perché, mentre lei implorava il Commissario eletto di velocizzare l’acquisto dei suddetti banchi, il Governo intendeva calmare gli animi disillusi e il ventre affamato e scarno degli Italiani con il bonus biciclette, in netta concorrenza con la proposta del banco a rotelle.

Non credendo ai propri occhi per tanto facile bordello e osservando l’accesa sensualità dell’ala destra in campo, impegnata in selfie, formaggette e discoteche, il capitano del Covid 19, pur trovandosi in Sardegna, si è sentito sul Rubicone: “Alea iacta est” ha dichiarato ai prodi e facilmente ha assediato l’italica virtute che si pavoneggiava fiera e bella.

La Ministra, l’unica che, nel delirio di onnipotenza governativo-collettiva, aveva chiara la vision , ha gridato: “Non toccatemi la Scuola!” il Governo però, osservando la mission, e cioè la carenza di insegnanti che ha colpito persino il pargolo del Premier, ha smesso di riconoscerla come caposquadra.

Così, nel marasma totale, il virus si è diffuso e non per i droplet; tre sono stati gli alleati Covid e i traditor di patria: incompetenza, vanità e paura.

Paura non del Covid ma della cultura che avrebbe potuto rivelare in breve come l’incompetenza, in Italia, regni sovrana.

Ecco il senso profondo dell’epurazione dei nuovi sovversivi: le ballerine, gli attori, gli studenti, i prèsidi ispirati, gli insegnanti volenterosi, i nonni.

Ecco il senso profondo della chiusura delle scuole di danza, dei teatri, dei cinema, dei vecchi che sono narrazione di un passato democratico.

Ecco il senso profondo di una Dad forzata per gli adolescenti che hanno diritto all’istruzione, considerato che poi saranno loro a pagare i nostri debiti.

Apriamo le scuole e chiudiamo i parchi! Niente, nessuno mi sente.

E non posso che concludere con le parole del carme che più amo, il Bruto Minore di Leopardi, che esprime i miei pensieri meglio di quanto possa fare io:

In peggio
precipitano i tempi; e mal s’affida
a putridi nepoti
l’onor d’egregie menti e la suprema
de’ miseri vendetta. A me d’intorno
le penne il bruno augello avido roti;
prema la fèra, e il nembo
tratti l’ignota spoglia;
e l’aura il nome e la memoria accoglia
.