L’insostenibile menzogna della catarsi: un virus arma che arricchisce chi già ha!

E fu il virus.

Le scene di Wuhan, le scene di Codogno e il numero dei morti. Un rito tetro e nel contempo rassicurante a cui noi abbiamo assistito in perfetto stile ateniese: i protagonisti, il coro, gli spettatori.

I protagonisti erano in televisione: i morti e i medici, raccontati al ritmo cadenzato dell’anapesto di sapienti giornalisti.

Breve, breve e lunga ripetute e trascinate in un’ipnotica estasi collettiva che ci ha resi imbelli: che cosa c’è dietro?

Danza col coro, madre.

Volteggia insieme a me, qua e là,

adegua il tuo passo al mio ritmo.

Geniale anche l’utilizzo della catarsi: ciò che vedevamo non accadeva a noi ma ad altri in TV.

Inneggiate a Thanatos

con canti e grida augurali

per il vaccino giungente.

Rielaborazione di Troiane

Non bastava, non avevamo abbastanza paura: nonostante il silenzio, nonostante le privazioni, nonostante le costrizioni.

La situazione spaventosa, portata all’apice dalle bare di Bergamo, trasportate a due a due dall’esercito in un macabro rituale bizantino, ci ha spezzati.

Ahi, lombarde vergini

dagli splendidi pepli.

Rielaborazione di Troiane

Ma anche in quel caso, se oggi volgo lo sguardo indietro, mi chiedo perché.

Eleonora Leoncini, consigliera leghista a San Casciano, mise in dubbio la veridicità di quella foto e fu denunciata senza troppi ma né troppi se: contro i morti puoi solo perdere.

Eppure quella è la foto simbolo di una strage avvenuta senza che nessuno di noi potesse reagire, eravamo tutti chiusi al caldo nelle nostre case né intendevamo uscire: cosa ci racconta quella foto?

Una guerra. Quella foto ci racconta, meglio di ogni altra, che dietro questo virus c’è una guerra e che il virus è l’arma prescelta.

Abbiamo imparato ad accettare tutto, anche l’inaccettabile, in nome di un virus che di virus ha ben poco.

Luc Montagnier, premio Nobel per la Medicina a seguito della scoperta del virus HIV, scoperta contesa con un altro virologo, Robert Gallo, afferma:

C’è stata una manipolazione del virus: ci sono sequenze dell’Hiv all’interno di un virus originale che proviene dai pipistrelli; forse un laboratorio stava studiando un vaccino e il virus è scappato.

L. Montagnier

Lo studio di Montagnier, premio Nobel, non viene neppure pubblicato dalle riviste più autorevoli e si comincia a vociferare che il famoso virologo sia diventato strano e che prediliga la papaya alla medicina.

Di cosa era ritenuto reo Montagnier?

Di avere affermato che sarebbe possibile ridurre la forza dell’Hiv migliorando la flora batterica attraverso un corretto schema nutrizionale.

E quest’affermazione non produce guadagni.

Non siamo in Cina, Montagnier non viene ucciso: viene semplicemente reso poco credibile, un premio Nobel.

Li Wenliang invece è stato ucciso dallo stesso virus che si era sentito in dovere di rivelare al mondo.

Ricordiamolo: si era accorto che i Cinesi stavano morendo di un’epidemia simile alla Sars, fu convocato dalla polizia e costretto a firmare un’abiura, fu rimandato in corsia dove, a soli 34 anni, trovò la morte (annunciata?).

E il virus venne in Italia e fu il panico.

Soltanto la voce lenta e profonda del presidente Conte poteva convincere milioni di Italiani a starsene bravi a casa, ad aspettare, a sperare.

Eravamo un popolo nudo, privo di un piano pandemico, vittima di un’arma diabolica travestita da virus. Un’arma la cui utilità però ci sfuggiva:

<<Ormai c’è e non importa chi ce lo abbia mandato, cerchiamo di venirne fuori!>> Così diceva la gente rassegnata e spaventata: c’era l’emergenza sanitaria e i cadaveri venivano bruciati: ma perché? Perché impedire le autopsie?

I medici erano mandati al macello, non c’erano neppure le mascherine e loro lavoravano in corsia, cercavano le cure, andavano a tentoni contro una bestia mai vista.

Scacco matto

L’Innominabile stava bravo: non era ancora il tempo di muoversi.

L’Europa intanto aveva concesso a un’Italia stremata i soldi del Recovery Fund o, per meglio dire, il Next Generation, nome ben più inquietante: all’Italia spettano circa 209 miliardi ripartiti in 81,4 miliardi in sussidi e 127,4 miliardi in prestiti da restituire. Inoltre la Commissione europea ha stabilito che il 20% degli investimenti finanzi la transizione digitale, anche in Italia, che è un Paese in cui si vive sotto il sole e non in isolamento davanti a un computer.

Non a caso, la Scuola è il primo settore che viene colpito, bombardato. Il Ministro Azzolina lotta con la decisione di una giovane amazzone ma è donna ed è sola: piovono critiche, piovono insulti ma lei combatte fino a che non arriva lui: l’Innominabile.

L’Innominabile che pesta i piedi in terra è il picciotto giusto per decretare il programma egemonico del Panfilo Britannia. Dopo la nomina del nuovo Primo Ministro, la storia del panfilo ritorna:

Un vile affarista. Non si può nominare premier chi è stato assunto dalla Goldman Sachs. E male feci io ad appoggiarne la candidatura. È il liquidatore, dopo la crociera sul Britannia, dell’industria italiana. Ora svenderebbe quel che rimane: Finmeccanica ed Eni.

F. Cossiga

Esiste in effetti un’inchiesta curata dal Secolo d’Italia, i cui documenti sono presenti in archivio, condotta da Antonio Parlato, parlamentare del Movimento Sociale Italiano, esiste un’interrogazione parlamentare:

2 giugno 1992: muore il giudice Falcone. Mentre l’Italia si indigna e scende in piazza, qualcun altro dà il via alla svendita dello Stato. Prime vittime “annunciate”, i patrimoni industriali e bancari più prestigiosi. Il nome dell’operazione è privatizzazione. Formula magica presentata alla collettività come unica cura per risanare la nostra economia e che, invece, nasconde un business dalle proporzioni incalcolabili, patti di sangue tra le famiglie più influenti del capitalismo, dinastie imprenditoriali, banche e signori della moneta. Accordi e strategie politiche ben precise con un minimo comun denominatore: scippare agli Stati, considerati un inutile retaggio del passato e un odioso freno alla globalizzazione del mercato, la sovranità monetaria. L’Italia diviene così espressione geografica di potente lobby economiche.

Antonio Parlato

Cosa c’entra tutto questo con il virus? Apparentemente nulla, salvo il fatto che un’arma comoda comoda sia diventata il deus ex machina delle nostre vite: tutto ciò che era già in potenza è diventato in atto,

Il virus ne è stato soltanto l’ostetrico.

Un mio geniale amico

I vaccini

Poi venne il vaccino: non uno solo ma molti e diversi. Un ingente sforzo economico, forse per riprendere una situazione che è scappata di mano, forse si credeva davvero di poter controllare un virus. O forse il virus è stato ideato da una massoneria opposta a quella europea e agisce per interessi economici altri: di fatto questa dei vaccini è una guerra nella guerra.

Pfizer, Astrazeneca, Moderna, Sputnik gli uni contro gli altri armati.

Il vaccino viene creato in un tempo brevissimo durante il quale non è possibile valutare gli effetti a medio e lungo termine; l’EMA ha fretta di trovare una soluzione, qualunque essa sia. Israele e gli USA si accaparrano le dosi del vaccino accettando di sperimentarlo sulla popolazione e di fornire i dati a Pfizer.

La questione del vaccino è controversa e alcuni ricercatori esprimono perplessità sull’opportunità del fast track che presenta troppi rischi per la popolazione. Studiosi che non presenziano in TV e che vengono tacciati di negazionismo.

Una di queste è Loretta Bolgan, esperta che è stata chiamata a collaborare col Ministero della Salute in epoca Lorenzin e quindi, certamente, non una no-vax.

I vaccini favoriscono le varianti perché il virus, per difendersi, muta.

La Bolgan è scettica di fronte alla possibilità di prevenzione di Pfizer e Moderna e specifica che:

Questi vaccini potrebbe fungere da catalizzatore nella formazione di varianti, sui quali non solo sono inefficaci, ma possono anche avere un profilo di patogenicità diverso. Quindi, potremmo anche avere dei virus più pericolosi dal punto di vista della neurotossicità o dell’immunotossicità. Questi vaccini, quindi, creano nuovi virus.

www.ilparagone.it

Un vaccino non si studia in un anno. Nel registrare un vaccino bisogna sperimentare consecutivamente e non contemporaneamente tre fasi:

-la fase di messa a punto; 

-lo studio in vitro e in vivo sugli animali. 

Queste prime due fasi sono necessarie per valutare la tossicità del farmaco.

Solo se il vaccino non è tossico, si passa alla sperimentazione sull’uomo e qui si aprono altre tre fasi.

Il percorso dura circa dieci anni e, se il fattore costo è stato effettivamente superato dalla sinergia di tanti scienziati, tanti Stati, tante industrie, il fattore tempo non è purtroppo barattabile.

Con il fast track queste fasi sono state fatte tutte contemporaneamente: insieme alla produzione del vaccino ad uso clinico, sono partiti con la fase preclinica sugli animali, la fase sull’uomo e la produzione industriale in modo da essere pronti.

L. Bolgan

Non occorre dunque alcun complottismo per dichiarare che questi vaccini sono sperimentali, l’EMA si è assunta dei rischi in virtù della situazione emergenziale e l’effetto collaterale è stimato intorno ai 700.000 morti di vaccino, un numero inferiore a quelli di Coronavirus.

Non è neppure necessario scomodare le tribù dei 5 giga o le tribù di Utopia e della sterilizzazione di massa. Basta questo, qualunque sia il credo che mette in dubbio l’intera operazione, e ben venga il dubbio poiché ci stanno chiedendo di sostituire le verità di fede alle verità di ragione, ci stanno mettendo alla prova, ci stanno dominando con la paura.

Ah, la paura: molto più pulita di manganelli e gulag!

Rosa Johanna Pintus

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