La banalità dell’intolleranza

Il reale problema del nostro tempo è la banalità, l’assenza di pensiero critico. E l’assenza di pensiero critico, come sempre, nella storia, porta all’intolleranza.

Poco importa se le vittime siano gli ugonotti del 1572, gli Armeni del 1915, i kulaki del 1924, gli Ebrei del 1935, i runner del 2020, i no vax del 2021: importa poco perché il meccanismo è il medesimo: individuazione del Sommo Bene, possibilità di essere riconosciuti come cittadini perfetti, individuazione del Nemico.

Il Nemico: parola soave che ci riappacifica col mondo! Se c’è un nemico, io sono bravo.

Che caratteristica deve avere il nemico? Un nemico che si rispetti deve essere terribile, deve mettere in crisi un sistema.

Ciò che sta accadendo in questo periodo storico è decisamente allarmante perché ricorda, nei modi e nei tempi, un passato conosciuto ma non interiorizzato.

Gli autori della propaganda nazista dipinsero gli Ebrei come un “corpo estraneo” che viveva a spese della nazione che li ospitava, avvelenando la sua cultura. I responsabili nazisti della propaganda contribuirono alle politiche del regime in primo luogo identificando pubblicamente i gruppi destinati all’esclusione, poi incitando all’odio o all’indifferenza nei loro confronti e, infine, trovando i modi per giustificare agli occhi della popolazione l’emarginazione di quelle categorie. La propaganda nazista giocò un ruolo fondamentale nella legittimazione del mito di una “comunità nazionale”

Enciclopedia dell’Olocausto

Non avrei scritto nulla ma un’amica ha portato alla mia attenzione un articolo del Corriere della Sera, un giornale che-in epoca ante Covid- aveva una sua dignità:

Questa è la verità: sono tra noi. Non amano Donald Trump, non affermano che la Terra è piatta, non sono aggressivi o rimbecilliti. Sono attori, musicisti, commercianti, gente che viene alle presentazioni dei libri, gente che incontri a cena. Con il no vax classico, condividono solo un sordo rancore per il sapere scientifico.  Il modello culturale virtuoso, in cui i cittadini si riprendono tra loro in una nobile gara di comportamenti, lo trovo odioso. A mio parere è sempre meglio che arrivi il vigile urbano a ricordare a tutti cosa bisogna fare prima che la questione si faccia personale. Forse sbagliamo quando attribuiamo un eccessivo valore al dialogo e alle arti della dialettica e della persuasione. Non facciamo che entrare anche noi nella cattiva infinità delle opinioni, del turpe «uno vale uno».

Emanuele Trevi

Ci tengo a lasciare le parti in neretto, sono come gli applausi nelle serie comico-demenziali degli anni Ottanta e recano un chiaro messaggio: <<Siccome non sai pensare da solo, ti guido io.>>

Il riferimento a <<coloro che vanno alle presentazioni di libri>> sa di Cambogia 1975.

Non solo Hitler ma anche Pol Pot, non solo cristiani ma anche musulmani: negli esempi che vi ho riportato banalità e intolleranza sono trasversali e non hanno colore politico.

La banalità dell’intolleranza, qualunque sia il suo credo, agisce i seguenti atteggiamenti:

Con la questione green pass noi siamo già al terzo passo e molti di noi non sanno se a Settembre potranno lavorare.

Poco male, Pol Pot insegna:

Tenervi non comporta alcun beneficio, eliminarvi non comporta alcuna perdita

Pol Pot

L’obbligo vaccinale a cui il nostro Governo, se potesse, ci sottoporrebbe è stato criticato anche dal quieto Berrino in epoca precedente:

Il rapporto AIFA ripete laconicamente, per ogni potenziale complicazione segnalata, che non è possibile stabilirne la connessione causale. E allora cosa serve? Come può un ministro imporre un nuovo trattamento sanitario obbligatorio senza disporre di un sistema di monitoraggio efficace dei possibili danni?

Franco Berrino (2017-epoca ante Covid)

Certi che Figliuolo non arriverà a tanto, noi seguaci di Luc Montagner e Franco Berrino ci auguriamo che l’articolo 32 della nostra Costituzione non venga abrogato dato che l’articolo 21 è già morto e sepolto.

Rosa Johanna Pintus

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