Esna: il coraggio della fuga

Esna ha gli occhi duri, lucidi, in fuga: a tratti si fermano sulla zuccheriera di porcellana, a tratti scorrono sulle mani rugose dell’anziana che lei, immigrata, accudisce.

Curioso, sarei voluta diventare dottoressa; nei giochi-da piccola- interpretavo sempre il medico: un medico donna in un Paese che ammette solo mamme.

Esna

Giovane, con due figli a carico in una terra straniera, lei nel suo Paese non è potuta restare:

Non dormivo più; dal momento in cui ho chiesto il divorzio mi sono arrivate continue minacce di morte. Alla fine speravo che lui facesse in fretta o immaginavo di suicidarmi: quella non era vita.

Esna

Sposa-bambina a causa dell’illusione dell’amore, Esna ha immediatamente capito di essere in trappola ma tace per il bene del figlio.

Dopo il matrimonio ho capito tante cose: lui era geloso, violento e incapace di lavorare.

Esna

Esna rimane nuovamente incinta, questa volta di una femmina, e si sente sempre più prigioniera. Il marito decide di emigrare: nella loro terra non c’è lavoro. Grazie ad un cugino di lui, la famiglia approda in Olanda:

Ero contenta: si trattava del nostro primo viaggio; Amsterdam era bellissima e le case avevano finestre enormi. La lingua era nuova, difficile, ma le sfide non mi hanno mai spaventata.

Esna

Purtroppo il marito si avvicina al mondo della droga e diviene ancor più violento.

Io lavoravo poche ore in un’impresa di pulizie e lui pretendeva il controllo totale sul denaro; cominciai a nascondere i soldi, a prendere sberle ma ancora non avevo il coraggio di fuggire. Lui mi chiamava puttana davanti ai bambini ma io non sapevo a chi chiedere aiuto.

Esna

Dopo un anno Esna è costretta a tornare nel suo Paese; la neve le pare intollerabile, faticosa, nemica. Non vuole stare lì, non con lui. Ha il coraggio di divorziare, i giudici parlano la sua lingua e forse ascoltano le sue ragioni. Trova lavoro in una fabbrica e coltiva amicizie femminili, ogni volta che lui esige vedere i bambini, lei accetta di seguirlo.

Non mi fidavo, avevo paura che li volesse ammazzare.

Esna

Una sera la discussione diventa più violenta e alcuni passanti chiamano la polizia che la salva ma non arresta lui.

Arriva in fabbrica pesta, esausta, segnata.

“Io ho uno zio che, se non lo guardi in faccia, ti porta in Italia”.

Non ha tutto il denaro richiesto ma suo padre la aiuta: si sente in colpa per il matrimonio al quale l’ ha destinata anche se lei non l’ha mai accusato.

Il viaggio è silenzioso, freddo. I bimbi stanno bravi.

Esna

Nessuno li ferma e viene lasciata a Padova; sua sorella è a Genova e la vuole raggiungere

ma non ho il passaporto dei bambini: il padre non lo avrebbe firmato.

Esna

Arriva a Genova in treno, senza biglietto e terrorizzata.

La fermano, la portano in questura, l’ascoltano.

Non raggiungo mia sorella, mi mandano in una comunità e ci sono altre mamme coi bambini: finalmente mi sento protetta.

Esna

Rosa Johanna Pintus

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