Il ragazzo che cavalca la tigre: saggio filosofico di un under 17

Due occhi attenti alla ricerca della verità, una verità assoluta e propria di chi è giovane e la pretende, di chi si ritiene messo all’angolo dalle generazioni più anziane e dispotiche, la pretesa di una risposta alle ragioni dell’ipocrisia, della prepotenza, dell’economia. Alberto non ci narra in queste righe il suo pensiero riguardo la pandemia, punta dritto alla shock economy, cuore dell’attuale situazione e sembra affermare, senza mai dichiararlo, che le crisi sono indotte e che c’è una tigre terribile, invincibile adesso ma che, cavalcata nel modo giusto, verrà sconfitta.

A voi il saggio di un giovanissimo amante della filosofia che ha ottenuto il suo podio.

R.J.Pintus

Saggio a cura di Alberto Giannattasio

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorgono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere “superato”. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle Nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita. Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo, invece, lavoriamo duro. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lieve brezze.

Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.

(A. Einstein, Il mondo come lo vedo io)

In questa dichiarazione Einstein elogia la crisi in quanto darebbe la possibilità di migliorarsi, se si riesce ad affrontarla correttamente. Mi trovo in buona parte d’accordo con questa affermazione, poiché ritengo anch’io che la crisi, se affrontata con giuste scelte, può dare un beneficio. La parola crisi deriva dal greco κρίσις ( krisis) ovvero scelta; questa può essere o positiva, e portare dunque a un miglioramento, o negativa, e portare dunque a un peggioramento.

Far vivere una persona, o un gruppo di persone, continuamente in crisi però è disumano poiché questo a lungo andare non farà altro che portare a un logoramento e degrado; l’essere umano non è fatto per vivere continuamente in uno stato di crisi, tensione, lotta con sé stesso contro gli altri e contro il mondo circostante, altrimenti si estinguerebbe. Bisogna anche precisare che non esiste un solo tipo di crisi, ma molti tipi di crisi; esempi sono le crisi politiche, economiche, sociali, spirituali. Crisi che sono prima di tutto individuali, e poi possono essere collettive.

Per crisi individuale si intende una crisi che riguarda il singolo individuo, che lo obbliga a mettere in discussione molte delle sue certezze e che lo obbliga a prendere un altro percorso nella sua vita.

Per crisi collettiva si intende una crisi che riguarda una moltitudine di individui che fanno parte di una stessa società, comunità, Nazione o che può riguardare anche tutti gli abitanti di uno stesso pianeta. 

Come già detto le crisi sono diverso tipo e alcune possono portare a un miglioramento tecnologico e scientifico. Questo si è potuto osservare per esempio durante le guerre, in particolar modo durante la prima e seconda guerra mondiale; basti pensare che nei primi anni del ‘900 gli aerei erano scarsamente usati ed erano ancora biplani o triplani, mentre con le due guerre mondiali si è passati ai monoplani, o si pensi al fatto che verso la fine della seconda guerra mondiale sono stati usati per la prima volta dei missili, i razzi V2.

Altre crisi possono portare a un rinnovamento spirituale, come per esempio accadde all’impero Romano; il non riconoscersi più nelle antiche divinità pagane portò le autorità imperiali ad abbracciare il credo cristiano, facendolo diventare religione di stato.

Ulteriori crisi possono essere politiche e possono portare a un cambio di regime, che può essere migliore o peggiore del precedente, ma che comunque cerca di portare “innovazione” all’interno dello stato; esempi molto conosciuti, per diversi motivi, sono comunismo, fascismo, nazional-socialismo, regimi che si sono contrapposti durante il ‘900, in diversa maniera, alle democrazie rappresentative occidentali, diventando delle alternative politiche. Infine, crisi gravi, sul piano collettivo, sono le crisi economiche, che possono portare ad adottare nuove formule economico-sociali a vantaggio della popolazione aumentando per esempio i salari, i livelli di occupazione, la ricchezza media, oppure ad adottare soluzioni a danno della popolazione, impoverendola. Le crisi appena citate sono prima di tutto su un piano individuale, devono riguardare il singolo individuo, e possono essere risolte esclusivamente da soli; sarebbe assurdo pensare che un individuo, senza essere riuscito a risolvere i propri problemi, possa pensare di aiutare gli altri a risolvere i loro. Dunque le crisi devono essere prima risolte a livello individuale, e poi, se possibile e necessario, il singolo individuo può cercare di risolverle a livello collettivo.

Come dice Einstein la crisi è una rottura degli schemi quotidiani, che ci permette di affrontare continue sfide, e questo, se fatto per il tempo giusto e in modo corretto può portare a un rafforzamento dell’individuo e della collettività; in natura gli animali sono costantemente sottoposti al pericolo di morte e devono in continuazione competere per sopravvivere. L’uomo, tuttavia, come dice Aristotele, è un animale politico, ovvero per natura tende a stare, collaborare e organizzarsi spontaneamente con i propri simili, e per fare ciò ha bisogno naturalmente di stabilità e calma e non di un ambiente caotico, pericoloso e disordinato, a differenza delle bestie. La dimostrazione è che l’uomo ha creato una propria civiltà, mentre gli animali no, nonostante siano su questo pianeta da più tempo di noi, secondo la storia ufficiale. La cosa migliore sarebbe dunque insegnare ai membri di una società come affrontare periodi di crisi e grave crisi e sottoporli sporadicamente a periodi di prova, cercando di trovare gli individui migliori per metterli al comando della Nazione, in modo che si possano ridurre le possibilità di decadenza tramite individui non idonei.  

Si potrebbe controbattere che certi tipi di crisi possono essere indotte, per poter poi controllarne la reazione per ottenere lo scopo voluto in partenza, usando la formula hegeliana “problema, reazione, soluzione”. Questo è innegabile. Si prendano per esempio in considerazione le crisi economiche; queste, come sostenne lo stesso Milton Friedman con la sua “shock economy”, possono essere indotte e sfruttate per poter poi introdurre riforme, altrimenti prima troppo impopolari, presentandole come indispensabili. Altri esempi possono essere le crisi sociali; anche queste possono essere indotte, come fecero per esempio i colonizzatori in Africa, aizzando lotte interne tra gruppi etnici che abitavano uno stesso Stato. In ogni caso, per quanto certe situazioni possano essere indotte volontariamente da una certa persona o un certo gruppo di persone, non si può comunque affermare che le reazioni possano essere sempre quelle volute; per esempio le stragi compiute contro la popolazione civile, di un paese occupato, dagli eserciti occupanti, allo scopo di indurre a una minore resistenza, spesso producono l’effetto opposto. Si potrebbe anche obiettare che l’uomo non è fatto per vivere in stati di crisi ma è fatto per vivere in un ambiente che renda tutto facile e non crei alcun tipo di ostacolo. Per rispondere a questa obiezione si può usare questo aforisma: tempi avversi creano uomini forti, uomini forti creano tempi tranquilli, tempi tranquilli creano uomini deboli, uomini deboli creano tempi avversi. Questo vuol dire che c’è un ciclo continuo dove gli uomini devono necessariamente, nel momento del bisogno essere in grado di saper fronteggiare le crisi e le avversità del tempo, mentre al contempo non dovrebbero lasciarsi andare nella mollezza e debolezza se non vogliono in futuro trovarsi in situazione di grave difficoltà. Su questo concetto esistono molti esempi di diverso tipo, da quelli storici a quelli politici. Un esempio storico può essere l’antica Repubblica di Roma, dove la debolezza della classe dirigente, composta da individui poco degni, ha generato corruzione, la conseguente decadenza temporanea dello Stato e la guerra civile, mentre esempi politici possono essere “scandali” di corruzione di vari partiti e uomini politici, creando indubbiamente un degrado e impoverimento a livello nazionale. 

Concludendo, le crisi possono generare, per diverse ragioni, risultati positivi o negativi. Il singolo individuo e la collettività di uomini non possono vivere costantemente in uno stato di lotta perenne, in quanto questo sarebbe distruttivo, ma non possono neppure vivere o ambire di vivere in uno stato di rilassamento totale e mollezza, in quanto anche questo sarebbe distruttivo; devono pertanto trovare una forma di equilibrio, ovvero una stabilità che consenta comunque di prepararsi ed essere pronti ad eventuali trasformazioni, senza permettere periodi di debolezza. In caso di crisi bisogna inoltre sapere come indirizzarla altrimenti da occasione proficua per un miglioramento potrebbe diventare un’esperienza distruttiva. A questo scopo si può usare la formula orientale “cavalcare la tigre”, ovvero non opporsi a un periodo di crisi ma sapere come attraversarlo senza subirne gli effetti negativi e sfruttandolo per un miglioramento, così come è impossibile opporsi direttamente alla tigre e per evitare di essere una sua vittima bisogna cavalcarla, ottenendo anche dei vantaggi, fino a quando questa non sarà stanca e allora potrà essere uccisa senza rischiare danni. 

Alberto Giannattasio


La banalità dell’intolleranza

Il reale problema del nostro tempo è la banalità, l’assenza di pensiero critico. E l’assenza di pensiero critico, come sempre, nella storia, porta all’intolleranza.

Poco importa se le vittime siano gli ugonotti del 1572, gli Armeni del 1915, i kulaki del 1924, gli Ebrei del 1935, i runner del 2020, i no vax del 2021: importa poco perché il meccanismo è il medesimo: individuazione del Sommo Bene, possibilità di essere riconosciuti come cittadini perfetti, individuazione del Nemico.

Il Nemico: parola soave che ci riappacifica col mondo! Se c’è un nemico, io sono bravo.

Che caratteristica deve avere il nemico? Un nemico che si rispetti deve essere terribile, deve mettere in crisi un sistema.

Ciò che sta accadendo in questo periodo storico è decisamente allarmante perché ricorda, nei modi e nei tempi, un passato conosciuto ma non interiorizzato.

Gli autori della propaganda nazista dipinsero gli Ebrei come un “corpo estraneo” che viveva a spese della nazione che li ospitava, avvelenando la sua cultura. I responsabili nazisti della propaganda contribuirono alle politiche del regime in primo luogo identificando pubblicamente i gruppi destinati all’esclusione, poi incitando all’odio o all’indifferenza nei loro confronti e, infine, trovando i modi per giustificare agli occhi della popolazione l’emarginazione di quelle categorie. La propaganda nazista giocò un ruolo fondamentale nella legittimazione del mito di una “comunità nazionale”

Enciclopedia dell’Olocausto

Non avrei scritto nulla ma un’amica ha portato alla mia attenzione un articolo del Corriere della Sera, un giornale che-in epoca ante Covid- aveva una sua dignità:

Questa è la verità: sono tra noi. Non amano Donald Trump, non affermano che la Terra è piatta, non sono aggressivi o rimbecilliti. Sono attori, musicisti, commercianti, gente che viene alle presentazioni dei libri, gente che incontri a cena. Con il no vax classico, condividono solo un sordo rancore per il sapere scientifico.  Il modello culturale virtuoso, in cui i cittadini si riprendono tra loro in una nobile gara di comportamenti, lo trovo odioso. A mio parere è sempre meglio che arrivi il vigile urbano a ricordare a tutti cosa bisogna fare prima che la questione si faccia personale. Forse sbagliamo quando attribuiamo un eccessivo valore al dialogo e alle arti della dialettica e della persuasione. Non facciamo che entrare anche noi nella cattiva infinità delle opinioni, del turpe «uno vale uno».

Emanuele Trevi

Ci tengo a lasciare le parti in neretto, sono come gli applausi nelle serie comico-demenziali degli anni Ottanta e recano un chiaro messaggio: <<Siccome non sai pensare da solo, ti guido io.>>

Il riferimento a <<coloro che vanno alle presentazioni di libri>> sa di Cambogia 1975.

Non solo Hitler ma anche Pol Pot, non solo cristiani ma anche musulmani: negli esempi che vi ho riportato banalità e intolleranza sono trasversali e non hanno colore politico.

La banalità dell’intolleranza, qualunque sia il suo credo, agisce i seguenti atteggiamenti:

Con la questione green pass noi siamo già al terzo passo e molti di noi non sanno se a Settembre potranno lavorare.

Poco male, Pol Pot insegna:

Tenervi non comporta alcun beneficio, eliminarvi non comporta alcuna perdita

Pol Pot

L’obbligo vaccinale a cui il nostro Governo, se potesse, ci sottoporrebbe è stato criticato anche dal quieto Berrino in epoca precedente:

Il rapporto AIFA ripete laconicamente, per ogni potenziale complicazione segnalata, che non è possibile stabilirne la connessione causale. E allora cosa serve? Come può un ministro imporre un nuovo trattamento sanitario obbligatorio senza disporre di un sistema di monitoraggio efficace dei possibili danni?

Franco Berrino (2017-epoca ante Covid)

Certi che Figliuolo non arriverà a tanto, noi seguaci di Luc Montagner e Franco Berrino ci auguriamo che l’articolo 32 della nostra Costituzione non venga abrogato dato che l’articolo 21 è già morto e sepolto.

Rosa Johanna Pintus


Λάθε βιώσας:vivi nascosto

Λάθε βιώσας diceva Epicuro; foneticamente suona “lathe biosas”, con un th misto tra quello inglese e quello siculo.

Epicuro riteneva che una vita nascosta e lontana da distrattori e distrazioni consentisse di ascoltare la propria voce interiore ma Epicuro lo poteva fare: il popolo greco era sveglio e colto, Atene era una democrazia.

Che dire però se i partigiani avessero deciso di vivere nascosti?

No, non nascosti tra i monti! I partigiani non si nascondevano per paura ma per combattere, avrebbero ritenuto infamante e vigliacca la logica del Λάθε βιώσας.

Eppure alzare la testa è difficile, sconveniente, scomodo e conviene credere, obbedire, non combattere: guai se pensi, figurati se combatti!

Forse però è giunto il momento di scendere in piazza, di ferire l’economia delle città bloccando autostrade, porti, ferrovie.

Ho scritto questo su FB stasera, postato un articolo di Affari Italiani e sono stata letteralmente messa in castigo per due ore.

Come a dire: attenta, se non parli come si conviene ti impediamo di parlare.

Decide FB, decidono altri per noi: non è democrazia questa.

Ormai il Governo è un involucro privo di sostanza: il palazzo è vuoto e la persone sono solo comparse e, per quanto riguarda il CTS, alcuni membri sono persino ex attori.

L’Italia stessa è, ora, una semplice “espressione geografica”: l’aveva definita bene Klemens Von Metternich pur senza sapere d’essere Tiresia.

C’è qualcosa, ormai lo sappiamo tutti, che è oltre il concetto di Governo: una sorta di metagoverno che muove i fili di diversi Paesi e, in particolare, del nostro.

Stiamo perdendo sovranità e i nostri bisnonni sono morti per ottenerla.

Stiamo perdendo diritti nel mondo del lavoro e i nostri nonni sono morti per ottenerli.

Stiamo dissolvendo i diritti delle donne, le nostre nonne nel 1946 hanno votato per la prima volta: erano forza-lavoro, per questo contava la loro opinione.

Stiamo negando la tutela dei minori: una sperimentazione senza precedenti si sta per abbattere sui loro corpi.

Noi però muti continuiamo con l’ottica del Λάθε βιώσας e non è più il momento.

Non so se vi rendiate conto di quanto ci stiano rendendo ricattabili, eccoli qui i loro passi:

  • piano scuola: far frequentare le scuole da casa, togliere ore di laboratorio, appiattire i programmi, RENDERE I DIPLOMATI PRIVI DI PROFESSIONALITA’: sarà facile sostituirli con qualcuno che si accontenta di uno stipendio più basso;
  • recovery fund: un’Italia costretta a un debito perenne e infinito quando si sarebbe potuto dare il denaro in un altro modo;
  • discriminazione dei non vaccinati siano essi adulti o ragazzi; cito Bassetti:

E’ giusto creare dei lockdown per i non vaccinati.

Bassetti

La Regione Emilia Romagna già valuta l’ipotesi di mandare a scuola soltanto gli studenti vaccinati, gli altri in Dad.

Siamo sicuri che l’unica possibilità sia il Λάθε βιώσας ? Che sia ancora il caso di continuare a non vedere?

A proposito: in una società in cui tutto è selfie, quanti selfie hanno fatto i politici durante il vaccino?

Rosa Johanna Pintus


25 aprile 2021: i partigiani divengono banchieri

E’ un 25 aprile molto amaro questo: sono in scena la disuguaglianza sociale e la paura mentre i partigiani gridano in plurionorate tombe.

Si è arrivati all’incredibile, all’impensabile, all’assurdo ma se ne accorgono in pochi. Lo vedete fuori il regime? Lo sentite? E’ sabato sera: nessuna voce in Via Sapello. Se qualcuno passa, stretto mano nella mano con una ragazza, striscia contro il muro come un gatto colpevole.

Pra’ è terra partigiana: se lo aspettava un nuovo coprifuoco? Davanti a casa mia, a Villa Ratto, i fantasmi degli eroi piangono e la pizzeria Il Gufo, che fu Ristorante Piemontese, tace avvilita: quei locali in cui i partigiani si riunivano, nonostante il coprifuoco, e organizzavano la guerriglia contro l’invasore tedesco dormono in una sorta di immobile Spoon River.

Dove sono i partigiani? Dopo aver tradito Conte in una congiura preparata da Italia Viva in piena emergenza pandemica, il PD ha preferito bandire Zingaretti piuttosto che difendere il popolo (che illo tempore lo aveva pure votato) e ha seguito i dettami di uno stanco presidente di una repubblica ormai morta.

Così la reincarnazione di re Vittorio Emanuele III ha consegnato l’Italia al banchiere e al galletto con la piuma in testa spazzando via ogni residuo di libertà.

Cosa fanno i partigiani? Muoiono per la seconda volta traditi dai partiti per i quali sono morti a sedici anni, a venti, a trenta: vite recise per il nulla.

La gente ha fame e l’unico motivo per cui è imposto un coprifuoco è il timore di disordini notturni.

O pensiamo davvero che il virus, così come un ladro qualunque, colpisca di notte?

Gli assembramenti nel bus del mattino sono evidenti, li vede anche un cieco! Non si vuole evitare l’assembramento, si vuol punire la libertà di associarsi perché non sia mai che tra una birra e un caffè ci scappi un pensiero.

Noi non dobbiamo pensare: dobbiamo aver paura ed essere poveri. Ci stanno abituando a sussidi una tantum altro che reddito di cittadinanza: ci stanno privando del lavoro.

Il curriculum

Ci vogliamo davvero abituare ad essere come cani in cattività che scodinzolano per un osso? Perché, secondo voi, gli adolescenti non sono andati a scuola per lungo tempo?

Perché gli insegnanti son sovversivi ed educano a non allinearsi.

In questo fantastico 25 aprile 2021 i genitori fanno collette per esposti in Tribunale contro la Dad e i danni psicologici che questa produce. Si battono per il diritto allo studio di figli che sono così demotivati da non aprire più un libro: sono loro i nuovi partigiani.

Il diritto allo studio. Guardatela la porcata ultima di questo Governo dei Migliori, chiamateli pure “oi aristoi” ma io vedo solo ariste di maiali! Eccola, l’ha denunciata Tomaso Montanari, l’ha denunciata Maurizio Puppo: il curriculum!

La scuola, come tutta la società, è solo una funzione dell’economia e del mercato agli occhi del governo dei migliori. Lo dimostra benissimo il sito del Ministero dell’Istruzione, che da qualche giorno comunica che è aperta «la piattaforma per la compilazione del Curriculum dello Studente: il nuovo documento debutta quest’anno all’Esame di Stato del secondo ciclo di istruzione»

Tomaso Montanari

Cosa ci deve essere in questo curriculum? Una marea di certificazioni e di attività extrascolastiche a pagamento: la valutazione del diploma perde valore, la certificazione delle competenze pure. Conta, per esempio, se hai fatto un anno all’estero: un anno all’estero costa dai 15 mila ai 50 mila euro.

Si tratta di una delle decisioni che chiariscono meglio la natura di questo governo: un gabinetto paleoliberista di destra, guidato dalle idee di Giavazzi e dell’Istituto Bruno Leoni. Il curriculum mette tra parentesi il diploma cui è allegato: perché al mercato non basta il valore legale del titolo di studio, e nemmeno il voto. Il mercato vuole sapere cosa sta comprando.

Tomaso Montanari

La piazza

In questo 25 aprile ribaltato gli ideali del socialismo sono incarnati dall’estrema destra. Casa Pound va in piazza a fianco dei ristoratori, Giorgia Meloni parla di democrazia sospesa e ha ragione:

Lunedì, il Presidente Draghi illustrerà al Parlamento il Recovery Plan, un piano che impegnerà economicamente le prossime generazioni e che segnerà i prossimi decenni. Dopo l’illustrazione, il documento sarà inviato direttamente alla Commissione Europea, senza che le assemblee parlamentari possano entrare nel merito. Mancano meno di 48 ore dalle sedute parlamentari e il Recovery Plan non è stato ancora nemmeno pubblicato”. 

Giorgia Meloni

E ancora:

In Italia, ormai, la democrazia è sospesa anche grazie all’ampia maggioranza che sostiene il Governo, che su un tema così importante ha deciso di rinunciare ad esercitare il suo ruolo. Fratelli d’Italia chiede ufficialmente il rinvio del dibattito parlamentare ai Presidenti delle Camere: tutto ciò è letteralmente inaudito e mi auguro che gli altri partiti facciano sentire la loro voce. Anche l’indecenza ha un limite.

Giorgia Meloni

Questa volta non basterà che una sinistra dalle mani sporche di inciucio accusi la destra di populismo e demagogia. Quando l’unica opposizione a un’oligarchia de facto è la demagogia, ben venga: forse è ciò che resta di una democrazia uccisa dai potentati massonici, forse è il tempo di una nuova rivoluzione condotta da una donna che è di destra, sì, ma di quella destra massimalista che proviene dal socialismo ed è molto meglio di una sinistra da consommé.

Rosa Johanna Pintus


Che fine ha fatto Jessica Hyde? L’ombra della paura per una serie no vax

Che fine ha fatto Jessica Hyde, l’eroina della distopica Utopia? Le notizie in rete non sono tranquillizzanti ed è la seconda volta che il progetto Utopia naufraga.

Un portavoce dello streamer ha purtroppo dato la notizia che nessuno avrebbe voluto. Il thriller di cospirazione apocalittico di Gillian Flynn, lanciato nel periodo di Halloween, non tornerà per una seconda stagione

Playblog.it

Un miracolo: le ragioni di opportunità hanno, per una volta, la meglio sulle ragioni economiche o è una pia illusione? Playblog.it prova a cercare gli impedimenti tecnici per la mancata trasmissione, da parte di Amazon Prime, della seconda serie: forse è stata poco apprezzata, forse Amazon ritiene di non investire su questo progetto.

Descriviamo brevemente la trama per i non appassionati del genere:

Jessica Hyde ( Sasha Lane) non è soltanto il personaggio di un fumetto ma una ragazza utilizzata come cavia per sperimentare alcuni virus.

Il padre della ragazza nasconde informazioni sugli esperimenti all’interno di un comic soon.

L’antagonista di Jessica e dei suoi amici Nerd è il Dottor Christie, l’ideatore di una carne vegetale che potrebbe fermare lo sfruttamento delle risorse della terra.

Un personaggio poco chiaro, estremamente ricco, eccentrico e determinato nella realizzazione di un piano diabolico: orchestrare una finta pandemia per far precipitare la popolazione nel panico; l’azienda del dottor Christie finge a quel punto di trovare il vaccino ma qual è l’inquietante effetto collaterale del vaccino venduto a caro prezzo ai governanti? Il composto chimico sterilizza i vaccinati ponendo fine al sovraffollamento del pianeta.

Va detto, per gli appassionati, che Utopia nasce come serie inglese. Le differenze, rispetto all’originale, sono molte, tuttavia Amazon, col suo remake, ha avuto il merito di divulgare una trama geniale già in epoca Covid: la serie è uscita ufficialmente, in un Amazon ancora libero, il 30 0ttobre 2020.

Perché allora ci sono state delle remore per quanto riguarda la seconda serie? Sconvenienza? Pressioni? Censura? I temi in effetti sono forti e davvero troppo vicini a ciò che stiamo vivendo.

A tvserial.it la sceneggiatrice Gillian Flynn ha affermato che si sarebbe detta disposta a superare il tema della pandemia se Amazon si fosse dichiarata interessata alla serie.

La Flynn non è una che si lascia intimidire ma sa che è molto difficile portare avanti la trama originaria adesso:

Me lo aspettavo! Mi piace scrivere cose che suscitano reazioni forti e aprono dibattiti; so però che parlare di pandemia dentro una reale situazione pandemica può creare apprensioni.

Gillian Flynn

Scrive Ben Travers in IndieWire:

Gillian Flynn - Wikipedia

“Utopia’s” heroes set out to destroy dangerous vaccinations — an idea that, on its own, sounds far more disturbing right now than it did in 2013.

Di fatto la seconda serie di Utopia sta incontrando notevoli perplessità perché i punti di contatto con l’attualità sono troppi e una parte dell’opinione pubblica, quella maggiormente indipendente, rifiuta la campagna unidirezionale di informazione a cui è quotidianamente sottoposta.

Ci troviamo nella condizione politico-psicologica per cui una serie ha la capacità di far tremare la costruzione delle grandi case farmaceutiche?

Il timore, di questo passo, è che anche il celebre Cassandra Crossing, film di fantapolitica prodotto nel lontano 1977 che accusa l’OMS di coltivare virus pandemici, possa essere considerato un’opera d’arte deviata.

Le immagini del rogo dei libri voluto da Hitler durante la nazificazione delle menti tedesche sono già così lontane?

Buon vaccino a tutti.

Rosa Johanna Pintus

Foto tratte da utopiafandomtv.com e da recensioni Amazon


Hippie Hip-pie, un corto si interroga: esiste libertà nella ribellione?

Hippie Hip-pie è un cortometraggio diretto dal regista Marco Bracco; difficile, dissidente all’estremo, il film comincia come un sogno ambientato nei luoghi più intimi del paesaggio ligure, un omaggio a uno dei momenti più poetici e colorati della storia: la vita dei figli dei fiori narrata attraverso la voce “extradiegetica” di Giovanni Funiati che si contrappone e si fonde con una musica completamente diegetica nella quale fluttuano i personaggi. Il  codice espressivo, nella coraggiosa scelta di Marco Bracco, è quello del linguaggio non verbale e non è un caso che i personaggi siano privi di nome. 

L’impressione è quella di una visione sublime, di una bellezza panica in cui esseri umani e natura convivono pacificamente senza prevalere gli uni sull’altra in una sorta di antica e contemporanea utopia che accosta la Beat Generation a Greta Thunberg raccontata dalle sapienti inquadrature di Marco Mastino, operatore e direttore della fotografia, e dalle immagini statiche di Alessandro Calza e Andrea Sclafani

Hippie Hip-pie

Al centro della vicenda vi è un gruppo di giovani idealisti, convinti che il culto della bellezza, la sua etica sia sufficiente, di per sé,a giustificare una scelta di libertà svincolata da regole borghesi. Con vesti colorate che, grazie al lavoro della costumista Sofia Minetti (ex modella per la prima volta sullo schermo) si fondono con le scenografie naturali, l’amicizia incondizionata, la solidarietà e la libertà sessuale i giovani vivono sulla strada, sotto il sole, leggeri come i loro abiti. 

Una macchina da presa priva di tabù fa cadere però, scena dopo scena, i veli di Maya che illudono la piccola comunità. Al sogno di una comunità agreste e autosufficiente che ha come fine una consapevole libertà individuale segue un risveglio drammatico, duro, doloroso di cui è emblema il personaggio interpretato da Simone Pastorino, un giovane marinaio che abbandona la vita militare per abbracciare il sogno hippy. Accompagnato dalle suggestive note e dalle parole di Scott McKenzie, Bob Dylan, Joan Baez, i Pink Floyd, i Beatles, i Rolling Stone, i Queen, Michel Delpech, David Bowie, The Kinks, Lou Reed e Patty Pravo, confuso tra le braccia di Asia Marcenaro e la violenta passione omosessuale il marinaio comincia ad affondare.

La marijuana e il sogno psichedelico, vissuto come espansione della personalità, vanno ben presto a sostituirsi alla spiritualità, ai momenti mistici,all’amore universale e il corpo e l’amore del giovane vengono mercificati per ottenere i soldi necessari alla sopravvivenza della comunità e al reperimento della droga.

Dunque, nel breve spazio di 28′ 43”, la narrazione cambia in modo brusco poiché quella libertà, cantata attraverso gli arrangiamenti musicali di Giovanni Arichetta con la partecipazione di Andrea Sclafani o danzata grazie alle coreografie di Mauro Graniti, diviene essa stessa una terribile prigione in grado di condurre i più deboli alla degradazione e alla progressiva perdita di sé.

Amara è quindi la constatazione del regista: in un mondo capitalista la scelta della libertà è soltanto un’illusione eppure, osservando la realtà odierna, drammatica e distopica, quello spirito libero entro ci rugge.

In effetti la vera trasgressione non è il percorrere la strada opposta a quella indicata dalla società o dal genitore ma il riuscire ad essere se stessi al di là della ribellione.

P. Tramonte

Il film sarà presentato nell’ambito di eventi diversificati non appena verranno meno le restrizioni relative al Covid 19

Rosa J. Pintus


L’insostenibile menzogna della catarsi: un virus arma che arricchisce chi già ha!

E fu il virus.

Le scene di Wuhan, le scene di Codogno e il numero dei morti. Un rito tetro e nel contempo rassicurante a cui noi abbiamo assistito in perfetto stile ateniese: i protagonisti, il coro, gli spettatori.

I protagonisti erano in televisione: i morti e i medici, raccontati al ritmo cadenzato dell’anapesto di sapienti giornalisti.

Breve, breve e lunga ripetute e trascinate in un’ipnotica estasi collettiva che ci ha resi imbelli: che cosa c’è dietro?

Danza col coro, madre.

Volteggia insieme a me, qua e là,

adegua il tuo passo al mio ritmo.

Geniale anche l’utilizzo della catarsi: ciò che vedevamo non accadeva a noi ma ad altri in TV.

Inneggiate a Thanatos

con canti e grida augurali

per il vaccino giungente.

Rielaborazione di Troiane

Non bastava, non avevamo abbastanza paura: nonostante il silenzio, nonostante le privazioni, nonostante le costrizioni.

La situazione spaventosa, portata all’apice dalle bare di Bergamo, trasportate a due a due dall’esercito in un macabro rituale bizantino, ci ha spezzati.

Ahi, lombarde vergini

dagli splendidi pepli.

Rielaborazione di Troiane

Ma anche in quel caso, se oggi volgo lo sguardo indietro, mi chiedo perché.

Eleonora Leoncini, consigliera leghista a San Casciano, mise in dubbio la veridicità di quella foto e fu denunciata senza troppi ma né troppi se: contro i morti puoi solo perdere.

Eppure quella è la foto simbolo di una strage avvenuta senza che nessuno di noi potesse reagire, eravamo tutti chiusi al caldo nelle nostre case né intendevamo uscire: cosa ci racconta quella foto?

Una guerra. Quella foto ci racconta, meglio di ogni altra, che dietro questo virus c’è una guerra e che il virus è l’arma prescelta.

Abbiamo imparato ad accettare tutto, anche l’inaccettabile, in nome di un virus che di virus ha ben poco.

Luc Montagnier, premio Nobel per la Medicina a seguito della scoperta del virus HIV, scoperta contesa con un altro virologo, Robert Gallo, afferma:

C’è stata una manipolazione del virus: ci sono sequenze dell’Hiv all’interno di un virus originale che proviene dai pipistrelli; forse un laboratorio stava studiando un vaccino e il virus è scappato.

L. Montagnier

Lo studio di Montagnier, premio Nobel, non viene neppure pubblicato dalle riviste più autorevoli e si comincia a vociferare che il famoso virologo sia diventato strano e che prediliga la papaya alla medicina.

Di cosa era ritenuto reo Montagnier?

Di avere affermato che sarebbe possibile ridurre la forza dell’Hiv migliorando la flora batterica attraverso un corretto schema nutrizionale.

E quest’affermazione non produce guadagni.

Non siamo in Cina, Montagnier non viene ucciso: viene semplicemente reso poco credibile, un premio Nobel.

Li Wenliang invece è stato ucciso dallo stesso virus che si era sentito in dovere di rivelare al mondo.

Ricordiamolo: si era accorto che i Cinesi stavano morendo di un’epidemia simile alla Sars, fu convocato dalla polizia e costretto a firmare un’abiura, fu rimandato in corsia dove, a soli 34 anni, trovò la morte (annunciata?).

E il virus venne in Italia e fu il panico.

Soltanto la voce lenta e profonda del presidente Conte poteva convincere milioni di Italiani a starsene bravi a casa, ad aspettare, a sperare.

Eravamo un popolo nudo, privo di un piano pandemico, vittima di un’arma diabolica travestita da virus. Un’arma la cui utilità però ci sfuggiva:

<<Ormai c’è e non importa chi ce lo abbia mandato, cerchiamo di venirne fuori!>> Così diceva la gente rassegnata e spaventata: c’era l’emergenza sanitaria e i cadaveri venivano bruciati: ma perché? Perché impedire le autopsie?

I medici erano mandati al macello, non c’erano neppure le mascherine e loro lavoravano in corsia, cercavano le cure, andavano a tentoni contro una bestia mai vista.

Scacco matto

L’Innominabile stava bravo: non era ancora il tempo di muoversi.

L’Europa intanto aveva concesso a un’Italia stremata i soldi del Recovery Fund o, per meglio dire, il Next Generation, nome ben più inquietante: all’Italia spettano circa 209 miliardi ripartiti in 81,4 miliardi in sussidi e 127,4 miliardi in prestiti da restituire. Inoltre la Commissione europea ha stabilito che il 20% degli investimenti finanzi la transizione digitale, anche in Italia, che è un Paese in cui si vive sotto il sole e non in isolamento davanti a un computer.

Non a caso, la Scuola è il primo settore che viene colpito, bombardato. Il Ministro Azzolina lotta con la decisione di una giovane amazzone ma è donna ed è sola: piovono critiche, piovono insulti ma lei combatte fino a che non arriva lui: l’Innominabile.

L’Innominabile che pesta i piedi in terra è il picciotto giusto per decretare il programma egemonico del Panfilo Britannia. Dopo la nomina del nuovo Primo Ministro, la storia del panfilo ritorna:

Un vile affarista. Non si può nominare premier chi è stato assunto dalla Goldman Sachs. E male feci io ad appoggiarne la candidatura. È il liquidatore, dopo la crociera sul Britannia, dell’industria italiana. Ora svenderebbe quel che rimane: Finmeccanica ed Eni.

F. Cossiga

Esiste in effetti un’inchiesta curata dal Secolo d’Italia, i cui documenti sono presenti in archivio, condotta da Antonio Parlato, parlamentare del Movimento Sociale Italiano, esiste un’interrogazione parlamentare:

2 giugno 1992: muore il giudice Falcone. Mentre l’Italia si indigna e scende in piazza, qualcun altro dà il via alla svendita dello Stato. Prime vittime “annunciate”, i patrimoni industriali e bancari più prestigiosi. Il nome dell’operazione è privatizzazione. Formula magica presentata alla collettività come unica cura per risanare la nostra economia e che, invece, nasconde un business dalle proporzioni incalcolabili, patti di sangue tra le famiglie più influenti del capitalismo, dinastie imprenditoriali, banche e signori della moneta. Accordi e strategie politiche ben precise con un minimo comun denominatore: scippare agli Stati, considerati un inutile retaggio del passato e un odioso freno alla globalizzazione del mercato, la sovranità monetaria. L’Italia diviene così espressione geografica di potente lobby economiche.

Antonio Parlato

Cosa c’entra tutto questo con il virus? Apparentemente nulla, salvo il fatto che un’arma comoda comoda sia diventata il deus ex machina delle nostre vite: tutto ciò che era già in potenza è diventato in atto,

Il virus ne è stato soltanto l’ostetrico.

Un mio geniale amico

I vaccini

Poi venne il vaccino: non uno solo ma molti e diversi. Un ingente sforzo economico, forse per riprendere una situazione che è scappata di mano, forse si credeva davvero di poter controllare un virus. O forse il virus è stato ideato da una massoneria opposta a quella europea e agisce per interessi economici altri: di fatto questa dei vaccini è una guerra nella guerra.

Pfizer, Astrazeneca, Moderna, Sputnik gli uni contro gli altri armati.

Il vaccino viene creato in un tempo brevissimo durante il quale non è possibile valutare gli effetti a medio e lungo termine; l’EMA ha fretta di trovare una soluzione, qualunque essa sia. Israele e gli USA si accaparrano le dosi del vaccino accettando di sperimentarlo sulla popolazione e di fornire i dati a Pfizer.

La questione del vaccino è controversa e alcuni ricercatori esprimono perplessità sull’opportunità del fast track che presenta troppi rischi per la popolazione. Studiosi che non presenziano in TV e che vengono tacciati di negazionismo.

Una di queste è Loretta Bolgan, esperta che è stata chiamata a collaborare col Ministero della Salute in epoca Lorenzin e quindi, certamente, non una no-vax.

I vaccini favoriscono le varianti perché il virus, per difendersi, muta.

La Bolgan è scettica di fronte alla possibilità di prevenzione di Pfizer e Moderna e specifica che:

Questi vaccini potrebbe fungere da catalizzatore nella formazione di varianti, sui quali non solo sono inefficaci, ma possono anche avere un profilo di patogenicità diverso. Quindi, potremmo anche avere dei virus più pericolosi dal punto di vista della neurotossicità o dell’immunotossicità. Questi vaccini, quindi, creano nuovi virus.

www.ilparagone.it

Un vaccino non si studia in un anno. Nel registrare un vaccino bisogna sperimentare consecutivamente e non contemporaneamente tre fasi:

-la fase di messa a punto; 

-lo studio in vitro e in vivo sugli animali. 

Queste prime due fasi sono necessarie per valutare la tossicità del farmaco.

Solo se il vaccino non è tossico, si passa alla sperimentazione sull’uomo e qui si aprono altre tre fasi.

Il percorso dura circa dieci anni e, se il fattore costo è stato effettivamente superato dalla sinergia di tanti scienziati, tanti Stati, tante industrie, il fattore tempo non è purtroppo barattabile.

Con il fast track queste fasi sono state fatte tutte contemporaneamente: insieme alla produzione del vaccino ad uso clinico, sono partiti con la fase preclinica sugli animali, la fase sull’uomo e la produzione industriale in modo da essere pronti.

L. Bolgan

Non occorre dunque alcun complottismo per dichiarare che questi vaccini sono sperimentali, l’EMA si è assunta dei rischi in virtù della situazione emergenziale e l’effetto collaterale è stimato intorno ai 700.000 morti di vaccino, un numero inferiore a quelli di Coronavirus.

Non è neppure necessario scomodare le tribù dei 5 giga o le tribù di Utopia e della sterilizzazione di massa. Basta questo, qualunque sia il credo che mette in dubbio l’intera operazione, e ben venga il dubbio poiché ci stanno chiedendo di sostituire le verità di fede alle verità di ragione, ci stanno mettendo alla prova, ci stanno dominando con la paura.

Ah, la paura: molto più pulita di manganelli e gulag!

Rosa Johanna Pintus


La primavera dei No Dad: genitori e docenti in piazza

Genova- Piazza De Ferrari è presidiata da genitori e docenti No Dad, un piccolo ma significativo presidio; coordinato con gli altri comitati per la didattica in presenza, Ricostruiamo la Scuola della Costituzione tenta, di sensibilizzare l’opinione pubblica.

Elisabetta Bianchi, professoressa della Secondaria di secondo grado, decide di trascorrere così questa domenica di inizio primavera:

La Scuola tutta è stata punita dalla pandemia: fare scuola significa creare relazione, creare pensiero. Noi non demonizziamo la Dad né la Ddi; utilizzata con intelligenza, può davvero aprire nuovi orizzonti nel panorama della didattica ma non così.

La didattica a distanza crea disuguaglianze, questo è ormai evidente: l’ex ministra Azzolina ne aveva denunciato i limiti e, durante il suo breve mandato, ha cercato di intervenire a favore degli studenti ma la pandemia e l’irrazionale panico che ne è scaturito hanno trovato il capro espiatorio, il nemico esterno, negli adolescenti.

Negli adolescenti -continua la Bianchi- si assiste a un’incapacità diffusa di ribellione: sono assolutamente passivi e non riescono comprendere come lo schermo sia un sedativo che li tiene prigionieri. Molti staccano dalla Dad e passano ai giochi on line, si illudono di creare gruppo ma di fatto sono soli.

Alcuni ragazzi consapevoli esistono e sono quelli che hanno gli strumenti per valutare la realtà: quelli che leggono, quelli che si informano; oggi la dissidenza intellettuale è l’unica possibile: ma dove? Indubbiamente sono le famiglie a fare la differenza e, in particolare, le madri.

Chiara Fasce, una delle coordinatrici del comitato, la capigliatura corta e ribelle di chi bada all’essenziale, non ha dubbi:

Chi paga la pandemia? Le donne. Noi siamo qui per i nostri ragazzi, per le nostre ragazze e per le donne. Per le donne che lavorano la difficoltà è enorme. Io avevo già lavorato il telelavoro e mi ero costruita i miei equilibri ma, con i ragazzi a casa, ho dovuto rimodulare i miei tempi.

In effetti il tempo dell’accudimento, per la donna, si è dilatato: non si tratta più di cucinare qualcosa dopo una giornata di lavoro ma di giustificare una casa o un pranzo non perfetti nonostante l’essere a casa. Chi poi non può lavorare in smartworking ma deve recarsi sul posto di lavoro sa che in quelle ore di assenza di controllo i figli non apprenderanno alcunché.

Ciò ha incrementato il mercato delle ripetizioni: la presenza di un precettore in presenza va a colmare le lacune di una scuola in assenza e, se non ci sono soldi, la mamma diventa anche insegnante.

Tutto quello che sta succedendo è contro le donne e prescinde dalla classe sociale: questo tipo di politica sta caricando sulle spalle delle mamme ogni responsabilità con costi materiali e psicologici altissimi.

Ma questo Recovery Fund darà un po’ di sostegno alla scuola? Si potranno adeguare le strutture alle nuove esigenze, allargare gli spazi, diminuire le classi pollaio?

Assolutamente no. Con questo nuovo governo si sta dando ampio spazio alla digitalizzazione della Scuola che deve rimanere permanente nel nostro futuro. Noi non siamo contrari a priori a ciò che è digitale ma quella della distanza è una dimensione che deve rimanere lontana dalla Scuola. I cuccioli di mammifero, lo dimostra la scienza, non apprendono in assenza di relazione.

Resta amara una considerazione: in piazza si è ancora troppo pochi e, se si vuole ottenere qualcosa, occorre protestare uniti.


La figura del padre in dialoghi di versi

a cura di Sergio Famulari

Nino, a mio padre

Quante cose mi hai insegnato, chiedendomi di capire,

spesso senza spiegarmi.

Hai sempre avuto una parola sola,

e arrivavi lì dove non immaginavo,

portandomici.Tra misteri

appena accennati, coincidenze,  tutele

e bevande ghiacciate,

mi asciugavi i capelli,

strofinandomeli dopo il mare,

che con te non faceva mai paura.

E il tuo titolo, “l’ingegnere”,

risuonava nelle strade e negli uffici,

senza mai ferire o ingombrare,

perché eri sempre con i deboli,

debole con i deboli

forte con i forti.

Quando ci siamo avvicinati,

dopo la mia fuga,

mi hai salvato 

raccontandomi di nuove strade,

scienza e fantasia

che raccoglievi nel tuo sentire “ sensitivo”.

Poi ti sei ammalato,

in quei bianchi corridoi e bui

ospedali,

ostinato e controcorrente.

Io non ho saputo proteggerti,

come hai fatto tu con me,

eppure il tuo ultimo sguardo,

ignoto, suadente ed indecifrabile 

lo hai regalato a me.

Rassicurandomi.

Dolce papà,

ci siamo tenuti la mano,

e mi hai trasmesso tutto, 

ma io ti devo dire ancora una cosa,

so che mi ascolti ancora.

Preparo io il caffè…….

Sergio Famulari

Infiniti sono stati gli autori e le autrici che hanno sentito il desiderio di dialogare con il padre, fosse o meno scomparso e questo desiderio si è fatto anche mio.

Troppo importante è per tutti noi la figura del padre ( e della madre), costante punto di riferimento, anche se solo in contrapposizione, nella nostra vita.

Immense, delicatissime ed ispirate sono le liriche che qui proponiamo, con scelta puramente soggettiva e giocoforza, quindi, incompleta ma doverosa considerando l’anno passato, i padri perduti, la normalità che ancora non giunge.

Ora che siamo prossimi al 19 marzo, festa del papà, le riflessioni da parte di scrive sono due : la prima è quella di amare il padre e tutti coloro che sono stati padri o punti di riferimento nella nostra vita; la seconda è questa, anche in considerazione della figura di San Giuseppe: di padre onnipotente ne abbiamo solo uno, per chi crede, tutti noi altri ci muoviamo a tentoni ma, se spinti dalla potenza dell’accettazione dei nostri limiti, saremo buoni padri (e buone madri).

Ed ora lascio la parola ai versi partendo da Stevenson, più noto certamente per i romanzi, che in questa poesia sembra voler giustificare al padre la scelta della scrittura.

Robert Louis Stevenson

Non dire di me che ho rinunciato

alle imprese dei padri e che ho fuggito il mare,

le torri che abbiamo edificato

e le lampade che abbiamo acceso

per chiudermi nella mia stanza

e giocare con la carta come un bambino.

Dì’ invece: nel pomeriggio del tempo

un figlio vigoroso  ha spolverato le mani

dalla sabbia di granito, e guardando lontano

lungo la costa mugghiante le sue piramidi

e gli alti monumenti catturare il sole che muore,

sorriso gonfio di gioia, e a questo compito infantile

ha dedicato, davanti al fuoco, le ore della sera.

Robert Louis Stevenson

Eugenio Montale, poeta del nostro territorio, scrive addirittura un poemetto: Voce giunta con le folaghe. L’ambientazione è quella del cimitero di Monterosso che diviene un limes tra le due dimensioni dell’uomo: quella terrena e quella ultraterrena.

Eugenio Montale

Poiché la via percorsa, se mi volgo, è più lunga

del sentiero

da capre che mi porta

dove ci scioglieremo come cera,

ed i giunchi fioriti non leniscono il cuore

ma le vermene, il sangue dei cimiteri,
eccoti fuor dal buio

che ti teneva, padre, erto ai barbagli,

senza scialle e berretto, al sordo fremito

che annunciava nell’alba

chiatte di minatori dal gran carico

semisommerse, nere sull’onde alte.

L’ombra che mi accompagna
alla tua tomba, vigile,

e posa sopra un’erma ed ha uno scarto

altero della fronte che le schiaragli occhi ardenti e i duri sopraccigli

da un suo biocco infantile,

l’ombra non ha più peso della tua

da tanto seppellita, i primi raggi
del giorno la trafiggono, farfalle

vivaci l’attraversano, la sfiora
la sensitiva e non si rattrappisce.

L’ombra fidata e il muto che risorge,

quella che scorporò l’interno fuoco

e colui che lunghi anni d’oltretempo
(anni per me pesante) disincarnano,

si scambiano parole che intenerito

sul margine io non odo: l’una forse

ritroverà la forma in cui bruciava
amor di Chi la mosse e non di sé,

ma l’altro sbigottisce e teme che
la larva di memoria in cui si scalda

ai suoi figli si spenga al nuovo balzo.

Eugenio Montale

Il dolore del ricordo percorre questi versi che sfociano addirittura in voci pascoliane:

– Ho pensato per te, ho ricordato

per tutti. Ancora questa rupe

ti tenta? Sì. la bàttima è la stessa

di sempre, il mare che ti univa ai miei

lidi da prima che io avessi l’ali,

non si dissolve. Io le rammento quelle
mie prode e pur son giunta con le fòlaghe

a distaccarti dalle tue. Memoria

non è peccato fin che giova. Dopo

è letargo di talpe, abiezione
                       che funghisce su sè… –

Eugenio Montale

La memoria è una voce che sembra andare e venire come le onde del mare e, se non fosse per la descrizione di un paesaggio così visibilmente ligure, l’atmosfera sembra quella disperata di Cime Tempestose. E ancora:

Il vento del giorno

confonde l’ombra viva e l’altra ancora

riluttante in un mezzo che respinge

le mie mani, e il respiro mi si rompe

nel punto dilatato, nella fossa

che circonda lo scatto del ricordo.

Così si svela prima di legarsi
a immagini, a parole, oscuro senso

reminiscente, il vuoto inabitato

che occupammo e che attende fin ch’è tempo

di colmarsi di noi, di ritrovarci…

Eugenio Montale

Anche un altro premio Nobel, Pablo Neruda, dedica una poesia al padre. A differenza di Stevenson, Neruda è uomo d’azione: perseguitato e probabilmente ucciso da un sicario di Pinochet, il poeta qui dialoga col padre “da uomo a uomo”.

Pablo Neruda


Terra dalla superficie incolta e arida
terra senza corsi d’acqua né strade
la mia vita sotto il sole trema e si allunga.

Padre, i tuoi dolci occhi non possono nulla
come nulla poterono le stelle
che mi bruciano gli occhi e le tempie.

Il mal d’amore mi tolse la vista
e nella fonte dolce del mio sogno
una fonte tremante si rifletté.

Poi… chiedi a Dio perché mi dettero
ciò che mi dettero e perché poi
incontrai una solitudine di terra e di cielo.

Guarda, la mia giovinezza fu un candido germoglio
che non si aprì e perde
la sua dolcezza di sangue e vitalità.

Il sole che tramonta e tramonta in eterno
si stancò di baciarla… È l’autunno.
Padre, i tuoi dolci occhi non possono nulla.

Ascolterò nella notte le tue parole:
…figlio, figlio mio …
E nella notte immensa
resterò con le mie e con le tue piaghe.

Pablo Neruda

Maria Luisa Spanziani coglie la luminosità e la dolce forza del padre ritraendolo in un ricordo importante.

Poetesse Italiane del Novecento: Maria Luisa Spaziani | Grado Zero

Maria Luisa Spaziani

Papà, radice e luce,
portami ancora per mano
nell’ottobre dorato
del primo giorno di scuola.
Le rondini partivano,
strillavano:
fra cinquant’anni
ci ricorderai.

Maria Luisa Spanziani

Il padre descritto da Salvatore Quasimodo è un padre che ruba, prendendola su di sé, la sofferenza.

Salvatore Quasimodo


Dove sull’acque viola
era Messina, tra fili spezzati
e macerie tu vai lungo binari
e scambi col tuo berretto di gallo
isolano. Il terremoto ribolle
da due giorni, è dicembre d’uragani
e mare avvelenato. 

Le nostre notti cadono
nei carri merci e noi bestiame infantile
contiamo sogni polverosi con i morti
sfondati dai ferri, mordendo mandorle
e mele dissecate a ghirlanda. La scienza
del dolore mise verità e lame
nei giochi dei bassopiani di malaria
gialla e terzana gonfia di fango.

La tua pazienza
triste, delicata, ci rubò la paura,
fu lezione di giorni uniti alla morte
tradita, al vilipendio dei ladroni
presi fra i rottami e giustiziati al buio
dalla fucileria degli sbarchi, un conto
di numeri bassi che tornava esatto
concentrico, un bilancio di vita futura.

Il tuo berretto di sole andava su e giù
nel poco spazio che sempre ti hanno dato.
Anche a me misurarono ogni cosa,
e ho portato il tuo nome
un po’ più in là dell’odio e dell’invidia.
Quel rosso del tuo capo era una mitria,
una corona con le ali d’aquila.
E ora nell’aquila dei tuoi novant’anni
ho voluto parlare con te, coi tuoi segnali
di partenza colorati dalla lanterna
notturna, e qui da una ruota
imperfetta del mondo,
su una piena di muri serrati,
lontano dai gelsomini d’Arabia
dove ancora tu sei, per dirti
ciò che non potevo un tempo – difficile affinità
di pensieri – per dirti, e non ci ascoltano solo
cicale del biviere, agavi lentischi,
come il campiere dice al suo padrone:
“Baciamu li mani”. Questo, non altro.
Oscuramente forte è la vita.

Salvatore Quasimodo

Camillo Sbarbaro coglie il padre nell’atto di sgridare la sorellina, un atto necessario ma contrario alla sua natura.

A mio padre

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
che la prima viola sull’opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell’altra volta mi ricordo
che la sorella mia piccola ancora
per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia avea fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l’attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l’avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo ch’era il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.

Camillo Sbarbaro

In Alda Merini infine il padre viene descritto attraverso un oggetto transizionale, il cappotto.


Il pastrano

Un certo pastrano abitò lungo tempo in casa
era un pastrano di lana buona
un pettinato leggero
un pastrano di molte fatture
vissuto e rivoltato mille volte
era il disegno del nostro babbo
la sua sagoma ora assorta ed ora felice.
Appeso a un cappio o al portabiti
assumeva un’aria sconfitta:
traverso quell’antico pastrano
ho conosciuto i segreti di mio padre
vivendoli così, nell’ombra.

Alda Merini

Buon San Giuseppe a tutti!

Sergio Famulari


Ai piedi della catena economica: la piscina di Pra’ e l’insostenibile costo del Covid 19

Genova- L’impianto vuoto, il silenzio, la voce scandita che pugnala il cuore. E la consapevolezza di Marco Ghiglione, il direttore del complesso sportivo, che tiene stretto tra le mani il frammento adamantino dei suoi sogni: ciò che resta, ciò da cui si dovrà ripartire.

Sono le due del pomeriggio e l’atmosfera è quella di un quadro di De Chirico: un luogo elegante, pulito, malinconico, solitario. Sorseggio il caffè e domando, secca, quali siano le prospettive di riapertura; Marco non ci gira intorno: fine maggio, giugno forse.

Queste restrizioni, accanite contro Scuola e sport, fanno male specie se comparate alla situazione di un anno fa:

“Questa volta è diverso. Il primo lockdown, più duro, era però emotivamente accettabile; questa situazione invece non ha senso.”Marco Ghiglione

Marco Ghiglione

Ha ragione; lì, davanti all’Acquacenter I Delfini, gli adolescenti ci passano i pomeriggi:“Giocano, scherzano, stanno insieme e creano assembramento ma non possono usufruire né di piscine né di palestre: oggi lo sport è un privilegio degli agonisti, non è più un diritto alla portata di tutti”.

Marco GhiglioneMarco non li biasima: almeno possono uscire, respirare, ridere.

Gli adolescenti Covid 19 hanno assistito, in nome di un’emergenza evidentemente mal gestita, a una graduale riduzione dei diritti di base: -no istruzione-no sport, -no diritto di perdere.

Già, perché nella carta dello sportivo esiste anche il diritto di perdere e non c’è scritto da nessuna parte che puoi fare attività sportiva solo se sei un atleta di interesse nazionale!

“Noi non alleniamo solo agonisti, non si può ridurre il valore formativo dello sport a una serie di gare e di punteggi. Sono molto preoccupato per le conseguenze di queste chiusure. In questi anni abbiamo portato avanti con impegno progetti dedicati alle categorie più fragili”.

Marco Ghiglione

In effetti in quest’impianto natatorio, fiore all’occhiello del ponente cittadino, convergono diverse vite, diverse storie: i bambini che devono imparare a nuotare, i ragazzini che non amano gareggiare ma desiderano costruire il proprio fisico, gli anziani e-soprattutto- i disabili.

“La scelta di chiudere palestre e piscine, dopo averle obbligate ad adeguarsi alle norme di sicurezza, appare incomprensibile e arbitraria. Per garantire gli standard sanitari richiesti abbiamo dovuto assumere personale: non solo addetti alle pulizie ma anche tutor in grado di aiutare i bimbi a cambiarsi  visto che, per evitare assembramenti, abbiamo dovuto impedire alle mamme l’accesso negli spogliatoi. Adesso queste persone sono in cassa integrazione ma i soldi arrivano una tantum”.

Marco Ghiglione

La piscina in questo momento è in perdita: i soldi accumulati in quindici anni di lavoro matto e disperatissimo sono finiti e Marco stima una reale e possibile ripresa nel 2023: la verità va detta! Tutti questi ristori, o sostegni secondo la neolingua del nuovo governo, sono fanfalucche e la povertà aumenta in modo incontrollato, si consideri che il 2020 conta cinque milioni di poveri in più rispetto ai nove milioni endemici.

Due giorni fa la speranza: Giorgia Meloni, leader dell’ormai unico partito all’opposizione in un’Italia in cui destra e sinistra hanno progressivamente perso identità e cultura politica, ha proposto, in un emendamento, la riapertura immediata di piscine e palestre:

“Chiediamo al governo di prendere in considerazione la riapertura di un settore allo stremo, quello delle palestre, delle piscine e delle scuole di danza, nelle zone bianche e gialle, secondo il rispetto dei protocolli in vigore.”

Giorgia Meloni

Gli alleati storici però non la sostengono, si girano dall’altra parte, si astengono mentre Sinistra e Cinque Stelle- che dovrebbero sostenere anche i lavoratori di settori diversi dalle banche- votano contro: il verdetto della Camera dei Deputati, con quei 217 voti contrari alla ripresa di attività che nel vecchio mondo erano quotidiane, lascia l’amaro in bocca:

“Non posso dire nulla, i contagi sono in aumento e io, a dirla tutta, ero preparato all’ennesimo no.”

Lo guardo, vorrei dirgli che in Polonia le cose non vanno diversamente. A fine settembre la mia amica Martha, insegnante di nuoto, mi ha mandato un messaggio disperato: 

“And I don`t understand why they closed only gym, swimming pool!”

Martha

L’Italia non ha tardato ad adeguarsi agli standard polacchi, anzi, ha fatto un passo in più: ha chiuso anche le scuole superiori.

Ormai lo abbiamo capito: l’Italia non è un paese per giovani e, nel giro di una generazione, gli MSNA (minori stranieri non accompagnati) in cerca di una qualche fortuna in terra straniera saranno i figli dei nostri figli, a meno che qualcosa non cambi

.Intervista a Marco Ghiglione: Tra regole e assurdità

Alessandra Giordano